Il governo italiano ha voltato le spalle all'industria dell'armamento
Gli armatori italiani accusano l'esecutivo di aver completamente
trascurato il settore, che non trova spazio nella nuova Finanziaria
Non hanno dubbi il presidente della Confitarma, Paolo Clerici,
e il decano degli armatori nazionali, Aldo Grimaldi: il nuovo
governo italiano ha voltato le spalle all'industria italiana dell'armamento,
ponendola in condizioni di inferiorità rispetto ai concorrenti
esteri. L'accusa, rilanciata questo pomeriggio nel corso dell'assemblea
aperta alla città "Genova: le radici del nuovo sviluppo"
che si è svolta a Palazzo Ducale, è di non aver
introdotto nella nuova legge Finanziaria le misure necessarie
per adeguare la competitività della flotta italiana a quella
europea e mondiale. All'appuntamento genovese, organizzato per
celebrare sia il centenario delle nascita di Angelo Costa, che
ha lungamente guidato Confindustria e Confitarma, che il centenario
della fondazione della confederazione armatoriale italiana, all'affondo
portato da Clerici e Grimaldi ha risposto il sottosegretario ai
Trasporti, Paolo Mammola, promettendo l'impegno del governo per
trovare una soluzione.
Nelle pieghe della Finanziaria - lamentano gli armatori - non
ci sono neppure i 260 miliardi di lire in sgravi contributivi
che vengono considerati lo sforzo minimo per tentare di far sopravvivere
le imprese di navigazione. «Il nostro settore - ha detto
Grimaldi - è stato completamente negletto». Eppure
- ha ricordato Clerici - oltre l'80% delle merci internazionali
viene trasportato via mare. Ciononostante il presidente di Confitarma
ha verificato con mano «quanto grande sia l'indifferenza
del pubblico verso l'armamento». Un settore che influenza
l'andamento dell'intero comparto dei trasporti e genera ricchezza.
Tuttavia - ha ripetuto Grimadi - «non si fa niente per le
"autostrade del mare" e tutto si fa per fare andare
le merci su strada».
Bruno Bellio
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