Confitarma presenta la sua ricetta per sviluppare le autostrade
del mare
Incertezza sulla ripresa dei traffici containerizzati. Il mercato
terminalistico portuale europeo va verso un eccesso di capacità
nel settore container
Nel corso della conferenza nazionale "Trasporti, città,
infrastrutture Criticità e obiettivi del sistema Italia"
organizzata dai Democratici di Sinistra, che si è svolta
venerdì scorso
a Genova, il presidente del Gruppo
Giovani Armatori di Confitarma, Stefano Messina, ha illustrato
le proposte della confederazione armatoriale italiana per la realizzazione
del progetto delle "autostrade del mare" ed ha presentato
le previsioni sull'andamento dei traffici containerizzati.
La realizzazione delle autostrade del mare, sulle quali dovrebbero
essere trasferiti parte dei carichi attualmente spediti via strada,
dovrà essere perseguita - ritiene Confitarma - «secondo
i principi del libero mercato ed in sintonia con gli orientamenti
nazionali e comunitari in materia di concorrenza e di riequilibrio
modale, nel rispetto delle esigenze sociali ed ambientali della
collettività e nella tutela dell'efficienza economica degli
operatori stradali e marittimi».
La politica relativa alle autostrade del mare - sottolineano gli
armatori italiani - «non dovrà risultare dirigistica
o prescrittiva, ma se mai induttiva (attraverso un sistema di
incentivi per spingere i soggetti economici a comportamenti in
linea con l'interesse della collettività); non dovrà
penalizzare i vettori esistenti, che hanno già investito
in servizi di linea con gli obiettivi delle autostrade del mare;
non dovrà falsare la concorrenza e dovrà concorrere
a riequilibrare la competitività della flotta italiana
rispetto a quella straniera».
In particolare - ha rilevato Messina - per promuovere lo sviluppo
delle autostrade del mare «Confitarma auspica innanzitutto
interventi di carattere generale a favore dell'intero comparto
del cabotaggio, tramite l'adozione di misure in linea con gli
orientamenti comunitari per il cabotaggio, estendendo al registro
ordinario le stesse provvidenze del registro internazionale istituito
nel 1998».
Gli armatori italiani chiedono anche interventi più specifici
sia «a favore dell'autotrasporto, per orientarne un più
ampio ricorso alla tratta marittima, sia a favore delle navi traghetto,
per ottenere un abbassamento dei costi della modalità marittima
rispetto al "tutto strada"».
Le misure proposte per l'autotrasporto comprendono l'istituzione
di un "ticket ambientale" assegnato all'autotrasportatore
in proporzione alla percorrenza stradale evitata grazie all'utilizzo
di un servizio marittio.
I sostegni al settore cabotiero dovrebbero invece permettere un
abbassamento dei costi sia tramite interventi di carattere generale
che con interventi specifici per i traghetti, con l'applicazione
di tariffe agevolate per i servizi portuali tecnico-nautici (rimorchio,
pilotaggio, ormeggio, ecc.).
La confederazione armatoriale è invece decisamente contraria
a iniziative sovvenzionate con aiuti statali che - ha specificato
Messina - finirebbero per compromettere il ruolo del libero mercato
e sarebbero tali da alterare gli equilibri nei confronti degli
operatori esistenti».
Le chances di successo del progetto delle autostrade del mare
passano però anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture
portuali, la cui attuale carenza - secondo Confitarma - dovrà
essere risolta assicurando «un numero adeguato di banchine
dedicate in aree logisticamente funzionali, corridoi ed aree di
sosta riservate per i mezzi e procedure burocratiche e amministrative
semplificate».
In merito invece alle prospettive del mercato del trasporto marittimo
containerizzato, il Gruppo Giovani Armatori di Confitarma ritiene
che - in base ai dati disponibili al terzo trimestre di quest'anno
- il prossimo anno, per la prima volta, la domanda di navi portacontainer
dovrebbe superare l'offerta di spazi. Questo elemento positivo
dovrà però fare i conti con «la perdita di
fiducia dei consumatori americani e con un orderbook in espansione
per il 2004».
«La rapida espansione della flotta negli ultimi anni - osservano
comunque i giovani armatori - si ridimensionerà nel 2003,
gettando le basi per una crescita dei traffici a container più
rapida che non l'aumento di capacità complessiva di questa
flotta specializzata nel prossimo anno (7,5% contro 6,4%)».
«Un graduale miglioramento dell'equilibrio tra offerta e
domanda - ha precisato Messina - dovrebbe avviarsi così
e proseguire anche nel 2004. Ma rimangono i rischi, in particolare
per il prossimo anno, se la recente pur modesta ripresa dei consumi
in USA si esaurirà». «E' infatti probabile che
il forte aumento dei traffici containerizzati verso la costa occidentale
americana nei primi mesi di quest'anno - rileva l'analisi dei
Giovani Armatori - sia stato determinato almeno in parte dai movimenti
di merci in previsione dell'inizio delle rivendicazioni sindacali.
Altro motivo di incertezza è rappresentato dal fatto che
esiste una capacità di trasporto in ordinazione pari a
360.000 teu per consegna dal 2004 in poi, capacità che
potrebbe risultare anche maggiore dato che i cantieri hanno sempre
spazi disponibili per altre consegne».
L'aumento dei traffici in container determinerà un impatto
significativo anche sul mondo portuale. «Massicci investimenti
in nuovi terminal per container - secondo i Giovani Armatori -
saranno necessari nei prossimi anni per soddisfare la prevista
crescita della domanda. Secondo le valutazioni di noti consulenti
inglesi, almeno 14 miliardi di dollari dovranno essere investiti
in nuove banchine, mezzi di sollevamento ed aree container per
far fronte ad un traffico extra di 111 milioni di teu, oltre ad
attrezzature collegate per un ulteriore costo di 2,8 miliardi
di dollari».
Nonostante la crescita della domanda, il mercato portuale europeo
potrà incorrere in rilevanti difficoltà. «L'Europa
- ritengono i giovani di Confitarma - rischia di essere travolta
da un eccesso di capacità portuale per traffici a container
se tutti i progetti (confermati e non) verranno realizzati».
La produttività container globale è comunque prevista
in espansione «ad un tasso annuo del 6,6% per oltre 360 milioni
di teu entro il 2007». «Per far fronte a questa espansione
- precisa lo studio - la capacità portuale dovrà
aumentare da circa 351 milioni di teu nel 2001 a 450 milioni nel
2007. Parte del traffico extra può essere gestita utilizzando
la capacità residua, ma nuove installazioni saranno comunque
necessarie.
I Giovani Armatori prevedono inoltre un ulteriore consolidamento
nell'industria del terminalismo portuale, reso necessaria dai
rilevanti investimenti che dovranno affrontare le imprese portuali.
«Gli operatori portuali - spiegano i giovani di Confitarma
- hanno necessità di trarre il massimo da quello che hanno,
poiché sta diventando sempre più difficile trovare
nuovi spazi su cui costruire. Il settore privato che ora rappresenta
il 70% delle operazioni container ai terminali, dovrà procurarsi
i finanziamenti necessari. E' anche probabile che l'industria
veda ulteriori consolidamenti. Grosso modo venti compagnie, guidate
da Hutchison Ports, PSA, P&O Ports e APM Terminals rappresentano
il 63% del mercato, ma la rimanenza del settore è molto
frammentata e matura per la razionalizzazione. La regione dove
dovrebbero avvenire i maggiori investimenti in nuovi terminali
container nei prossimi cinque anni è l'Asia orientale con
un valore stimato in 4,4 miliardi di dollari. Oltre due miliardi
di dollari di nuovi investimenti saranno necessari anche nell'Asia
sudorientale ed in Europa occidentale e della sponda mediterranea,
che deve necessariamente consolidare il recupero di flussi di
traffico rispetto ai porti competitor del nord».
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