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5 dicembre 2008 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 00.40 GMT+1



3 luglio 2007

La delocalizzazione - secondo Cna Fita - sarà una scelta obbligata per le aziende dell'autotrasporto

«Secondo i dati in nostro possesso - ha reso noto Longo - più del 54% delle imprese risultano non congrue rispetto agli studi di settore decisi dal ministero dell’Economia»

Cna Fita lancia un nuovo allarme perché è sempre più a rischio la sopravvivenza delle imprese dell'autotrasporto. Secondo i vertici del sindacato, la pressione congiunta dei costi del personale (più che tripli - ha osservato oggi Cna Fita - rispetto a quelli sopportati dalla concorrenza internazionale che opera liberamente sul territorio italiano), della fiscalità, del gasolio e dei cosiddetti costi accessori, «ha teso la corda sino al punto di rottura - ha sottolineato il responsabile nazionale del sindacato, Maurizio Longo - creando una reale ipoteca sulla vita delle imprese».

L'allarme è stato lanciato in occasione della firma del protocollo preliminare con il quale il Cidap (Comitato Italiano Difesa Autotrasporto Professionale), circa 200 imprese strutturate, si è federata alla Cna Fita (Unione Nazionale Imprese di Trasporto) che rappresenta 33.000 imprese del settore.

Secondo Cna Fita, la delocalizzazione sarà una scelta obbligata: le imprese dell'autotrasporto saranno costrette a lasciare l’Italia e «puntare ad Est per cercare collocazioni societarie che consentano di sopravvivere».

Alla sigla dell’accordo i presidenti delle due organizzazioni, Franco Coppelli (Cna Fita) e Tullio Cozzi (Cidap), hanno condiviso la necessità di realizzare sedi all’Est per consentire alle imprese italiane di uscire dalla morsa normativa e fiscale nazionale e di continuare ad operare individuando quei Paesi europei che offrono le migliori condizioni produttive.

«L’autotrasporto italiano - ha rilevato Coppelli - non è mai stato preso in seria considerazione dai governi che si sono succeduti neanche sul versante dei traffici». «Di qui la scelta, dolorosa ma realistica - ha aggiunto Longo - di suggerire alle imprese di autotrasporto di emigrare verso Est», ovvero verso Paesi che garantiscono all’impresa costi del lavoro e condizioni di disponibilità del conducente «distanti anni luce da quelle italiane».

«Secondo i dati in nostro possesso - ha osservato ancora Longo - più del 54% delle imprese risultano non congrue rispetto agli studi di settore decisi dal ministero dell’Economia».

«Alla vigilia della presentazione in sede comunitaria del nuovo pacchetto di proposte sull’autotrasporto professionale e in presenza comunque di un’apertura di fatto del mercato del cabotaggio nazionale (anche per carenza di controlli) a tutti gli operatori esteri - ha concluso Longo - quella dell’emigrazione diventerà una scelta obbligata per gran parte dell’autotrasporto nazionale».


ITAL-PRO-RA.MAR.
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