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9 aprile 2008
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- Lo Stato francese raddoppia gli investimenti a favore dei
porti
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- Altri sei mesi di trattative con le parti sociali sul
trasferimento delle attività di movimentazione delle merci
dagli enti portuali agli operatori privati
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- Nel periodo 2009-2013 lo Stato francese raddoppierà i
propri investimenti a favore del settore portuale stanziando fondi
per circa 445 milioni di euro su un investimento complessivo
previsto per gli scali marittimi che ammonterà a 2,69
miliardi di euro. In particolare, lo Stato investirà
ulteriori 174 milioni di euro nel periodo 2009-2013 portando gli
stanziamenti complessivi a favore dei porti a 367 milioni di euro.
Inoltre è previsto l'aumento da 50 a 75 milioni di euro del
contributo statale per la manutenzione dell'accesso marittimo ai
porti.
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- Lo ha detto ieri il segretario di Stato ai Trasporti, Dominique
Bussereau, in un incontro con gli operatori e i rappresentanti dei
lavoratori portuali fissato per presentare i risultati del periodo
di tre mesi di concertazione avviato lo scorso 15 gennaio e
incentrato sul piano di riforma dei porti francesi presentato dal
governo di Parigi (inforMARE, Forum
dello shipping e della logistica:
“Réforme des ports”).
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- Bussereau ha ricordato i punti cardine della riforma, che
prevede in primo luogo di incentrare l'attività dei nove enti
portuali autonomi di Marsiglia-Fos, Dunkerque, Le Havre, Rouen,
Nantes-Saint-Nazaire, La Rochelle, Bordeaux, Parigi e Guadalupe
sull'amministrazione e la gestione del demanio marittimo e
l'abbandono da parte degli enti di ogni attività di
movimentazione delle merci. Il segretario di Stato ha precisato che
per definire le modalità di trasferimento di tali attività
agli operatori privati si svolgeranno altri sei mesi di trattative
con le parti sociali, che si concluderanno il prossimo 31 ottobre.
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- Obiettivo del piano è anche di raddoppiare la quota di
mercato del trasporto ferroviario e del trasporto fluviale in ambito
portuale. Inoltre il piano prevede che, per tenere in considerazione
le specificità locali, ogni porto debba definire la propria
missione in un programma strategico che potrà sfociare in un
accordo tra lo Stato e le comunità locali.
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