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18 settembre 2008
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- L'industria marittima si appella all'IMO e all'Onu affinché
venga contrastata efficacemente la pirateria nel Golfo di Aden
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- La “Round Table” e ITF sollecitano un intervento
militare più consistente e più deciso
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- Oggi le principali organizzazioni del settore marittimo hanno
sollecitato l'International Maritime Organization (IMO) e le Nazioni
Unite ad adottare misure efficaci ed immediate per impedire gli atti
di pirateria che si verificano con crescente frequenza nel Golfo di
Aden e che sono condotti da pirati che hanno base in Somalia.
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- La “Round Table” delle associazioni internazionali
dello shipping, che riunisce Bimco, Intercargo, International
Chamber of Shipping/International Shipping Federation e Intertanko,
e l'unione sindacale internazionale International Transport Workers'
Federation (ITF) hanno esortato il segretario generale dell'IMO,
Efthimios Mitropoulos, ad usare l'influenza dell'organizzazione
marittima per far sì che le Nazioni Unite promuovano un
aumento della presenza di unità navali militari nell'area per
salvaguardare la vita dei marittimi e dei passeggeri nonché
la sicurezza delle navi e delle merci trasportate.
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- Le organizzazioni del settore marittimo hanno spiegato che il
loro appello giunge in risposta ad una situazione che è sul
punto di entrare in una spirale «completamente e
irrimediabilmente fuori controllo». «La soluzione -
hanno sottolineato la Round Table e ITF - è che un numero
maggiore di nazioni impieghino navi militari nella zona e,
soprattutto, che vengano impiegate in modo efficace, attivamente e
con forza nei confronti di qualsiasi atto di pirateria e per
intercettare e consegnare alla giustizia i criminali al fine di
ristabilire protezione e sicurezza in una delle vie marittime
strategicamente più importanti del mondo».
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- «Solo con intercettazioni e arresti, come consentito dalla
risoluzione 1816 del Consiglio di sicurezza - hanno osservato la
Round Table e ITF - si potrà far fronte al problema
rappresentato da navi che vengono attaccate quasi ogni giorno,
spesso con sequestri e ostaggi, e da pirati che utilizzano armi
automatiche, tra cui granate con propulsione a razzo». «In
particolare hanno precisato le organizzazioni dello shipping - il
settore ritiene che attualmente ci sia una carenza di volontà
politica da parte di governi nell'assegnare alle forze militari le
chiare regole d'ingaggio di cui hanno bisogno, nonostante in mandato
del Consiglio di sicurezza dell'Onu di giugno».
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- Inoltre la Round Table e l'ITF hanno evidenziato al segretario
generale dell'IMO che, quando gli attacchi avvengono a più di
200 miglia nautiche dalla costa da parte di pirate armati che usano
imbarcazioni d'altura, gli avvisi standard che vengono comunicati
alle navi affinché evitino l'area, stiano in allerta e
mantengano la velocità diventano superflui. Auspicando un
intervento più deciso delle forze militari nell'area, le
organizzazioni dell'industria marittima hanno rilevato che, «con
tutta evidenza, l'attuale pattugliamento e l'approccio di non
intervento non fanno alcuna differenza».
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- La Round Table e l'ITF hanno concluso ricordando che alcune
delle principali compagnie di navigazione hanno deciso di non far
transitare le proprie navi nel Golfo di Aden, che altre compagnie
sono in procinto di fare altrettanto e che l'utilizzo della rotta
per il Capo di Buona Speranza comporta gravi conseguenze per gli
scambi internazionali, tra cui una crescita dei costi del trasporto
marittimo.
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