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3 marzo 2009
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- Il cluster italiano terra-mare chiede l'intervento del
governo per affrontare la concorrenza internazionale
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- Parziale fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese ex
artt. 16, 17 e 18, L. 84/94 in cambio del mantenimento degli attuali
organici
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- Le associazioni italiane del cluster terra-mare chiedono
l'intervento del governo affinché adotti misure urgenti per
affrontare la concorrenza internazionale. In un documento congiunto
consegnato questa mattina al ministro delle Infrastrutture Altero
Matteoli, che pubblichiamo di seguito, Assoporti, Assologistica,
Assiterminal, Confitarma, Fedarlinea, Federagenti, Fedespedi,
Fise-Uniport e Antep, non solo denunciano i rischi (moltiplicati
dalla crisi internazionale in atto) che incombono su un comparto
colpevolmente trascurato nonostante il suo ruolo strategico per il
sistema Paese, ma rivendicano misure immediate in tema di
investimenti, recupero di competitività, certezza normativa e
gestionale.
- Il cluster denuncia come dal 1° gennaio 2007 non siano state
stanziate nel bilancio dello Stato (ministero Infrastrutture e
Trasporti) quelle risorse, circa 250 milioni di euro, prima
annualmente destinate alla realizzazione di opere portuali; siano
stati ridotti da 50 a 10 milioni di euro i fondi “perequativi”
per le manutenzioni nei porti; non si sia data concreta attuazione
all'effettiva autonomia finanziaria delle Autorità Portuali,
peraltro prevista dalla legge 296/2006. E questi ritardi trasformano
le richieste in vere e proprie emergenze.
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- Secondo le associazioni del cluster terra-mare, in materia di
investimenti è necessaria un'inversione di rotta con il
reintegro dei fondi per le manutenzioni, la realizzazione della
piena autonomia finanziaria delle Autorità Portuali, e uno
stanziamento per assicurare la continuità dei programmi
d'investimenti infrastrutturali avviati, in primis un piano per
l'escavo dei fondali con procedure semplificate e velocizzate.
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- Inoltre, sul fronte della competitività il cluster chiede
la fiscalizzazione degli oneri sociali per le imprese portuali,
almeno per tre anni, a fronte di un impegno a mantenere i livelli
occupazionali; benefici fiscali e previdenziali strutturali per le
navi impegnate nei collegamenti di cabotaggio minore; proroga dell'
Ecobonus per le Autostrade del Mare; riduzione delle accise sui
prodotti energetici utilizzati dai mezzi esclusivamente operanti in
aree portuali; norme certe e coerenti con l'impostazione
dell'Agenzia del territorio sull'Ici nelle aree portuali; non
assoggettamento ad IRES ed IRAP dei canoni demaniali introitati
dalle Autorità Portuali (in caso contrario i canoni a carico
dei concessionari risulterebbero più onerosi, con conseguente
ulteriore perdita di competitività); stanziamento di risorse
da destinare in via strutturale al pagamento dell'indennità
di mancato avviamento per i lavoratori portuali temporanei delle
imprese/agenzie di lavoro portuale; piena operatività allo
sportello unico doganale.
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- Priorità del cluster marittimo - portuale: necessità
di nuove risorse e procedure per gli investimenti; un “patto”
per le imprese ed il lavoro.
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- Il comparto delle attività marittimo portuali riveste per
l'intero Paese valenza indubbiamente strategica dai punto di vista
economico, occupazionale e sociale. Tale considerazione è ben
supportata dai diversi approfondimenti e analisi realizzati, anche
in tempi recenti, ed ancor più rafforzata da studi
commissionati dalla Commissione Europea pubblicati in questi giorni.
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È quindi indispensabile adottare ogni azione affinché
l'armamento e la portualità italiani mantengano capacità
competitiva rispetto ai loro concorrenti.
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L'attuale fase congiunturale mondiale, che ha caratteristiche di
profonda crisi strutturale, ed i riflessi sensibili sulle attività
marittimo portuali italiane rendono quindi in dispensabile ed
urgente individuare le azioni da porre in essere per recuperare
rispetto ai competitori tradizionali ed a quelli emergenti (si pensi
per i porti, ad esempio, agli investimenti effettuati, in corso e
programmati sul versante sud Mediterraneo), nonché ad evitare
che:
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elementi essenziali e portanti dei settore vengano travolti;
-
lo stesso settore si trovi impreparato a svolgere un ruolo tale da
trasformare la crisi in opportunità.
- Pertanto si indicano di seguito, sinteticamente, le criticità
di sistema cui, a concorde giudizio dei principali attori dei
ciuster marittimo portuale italiano, è necessario dare
urgente risposta, previo confronto con il Governo per soluzioni a
breve.
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- “Problematica di sistema”: adeguamento e
potenziamento infrastrutturale dei porti e delle connessioni tra i
porti e le reti.
A tal riguardo va rammentato che: ormai
dai 1° gennaio 2007 non sono state stanziate nel bilancio dello
Stato (Ministero Infrastrutture e Trasporti) quelle risorse, circa
250 milioni, prima annualmente destinate alla realizzazione di opere
portuali; sono stati ridotti da 50 a 10 milioni di € i fondi
“perequativi” per le manutenzioni nei porti; non si è
data con creta attuazione all'effettiva autonomia finanziaria delle
Autorità Portuali, peraltro prevista dalla L. 296/2006 (Art.
1 c. 990). È pertanto indispensabile un'inversione di
rotta, prevedendo nell'immediato:
- il reintegro dei fondi per le manutenzioni;
-
la realizzazione della piena autonomia finanziaria delle .A.P.;
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da subito, uno stanziamento per assicurare la continuità dei
programmi d'investimenti infrastrutturali avviati. In questo ambito
una adeguata priorità va riconosciuta ad un piano organico
per gli escavi dei fondali;
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Per l'affidamento e la realizzazione delle opere, compresi gli
escavi, si chiede di prevedere procedure opportunamente semplificate
e velocizzate.
- Riallineamento competitivo degli operatori economico -
imprenditoriali del settore e della filiera logistica portuale.
- Date le caratteristiche di globalità del mercato
marittimo portuale, appare indispensabile che gli operatori dei
porti nazionali, a partire dalle imprese che effettuano operazioni e
servizi alle merci, vedano ridotto il differenziale dei costi
rispetto ai principali competitori nell'area geografica e dei
mercati di riferimento (che sono di dimensione europea e
mediterranea anche extraeuropea).
A questo fine si individuano
come specifiche azioni da pone in essere:
- la parziale, ma sensibile fiscalizzazione degli oneri sociali
delle imprese autorizzate ex artt. 16, 17 e 18, L. 84/94 e
successive modificazioni ed integrazioni, per un periodo di almeno 3
anni. A fronte di questa misura, per il periodo in cui la stessa
sarà adottata, le imprese beneficiarie si impegnano a
mantenere gli attuali organici.
- Si rendono necessari inoltre:
-
benefici fiscali e previdenziali strutturali per le navi impegnate
nei collegamenti di cabotaggio minore;
-
la proroga degli incentivi al trasporto combinato terra-mare di cui
alla Legge n. 265/2002 (c.d. Ecobonus per le Autostrade del mare);
-
una riduzione delle accise dei prodotti energetici utilizzati dai
mezzi esclusivamente operanti in aree portuali come previsto dalla
vigente normativa comunitaria (analogamente a quanto, ad esempio,
applicato nei porti tedeschi);
-
assicurare certezza per ciò che concerne l'ICI sui beni in
concessioni demaniali. La ricorrente richiesta da parte di Comuni
rivolta ai concessionari, di pagamento dell'ICI anche sulle aree
portuali non è coerente con direttive dell'Agenzia dei
Territorio e non può essere accolta. Pertanto si prospetta
una risoluzione del problema in via amministrativa anche ad evitare
in utili e gravosi contenziosi.
- Al tema delle concessioni demaniali è collegabile
l'incongrua ed erronea richiesta da parte dell'Agenzia delle Entrate
alle A.P. del pagamento dell'imposta fondiaria sui relativi canoni
introitati (pur non essendo le A.P. “proprietarie” del
bene porto, che invece amministrano ex lege per conto dello Stato).
Se la richiesta fosse accolta, sottrarrebbe risorse alle A.P.
alterando irrimediabilmente i positivi bilanci delle stesse e, in
prospettiva, potrebbe indurre un innalzamento degli stessi canoni
per gli operatori con negatività sulla loro
competitività.
Pertanto tale questione va risolta alla
radice con urgenza.
- Misura necessaria di stabilizzazione sociale, oltreché
fattore di riallineamento competitivo del sistema, è inoltre
la garanzia di adeguate risorse da destinare in via strutturale
al pagamento dell'indennità di mancato avviamento
(c.d. IMA) per i lavoratori portuali temporanei delle
imprese/agenzie ex art. 17, L. 84/94 e successive modificazioni ed
integrazioni.
- Nell'ottica di un efficientamento complessivo degli interventi
che la pubblica Amministrazione pone in essere per il controllo
sulle merci, è opportuno dare piena operatività allo
sportello unico doganale.
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- 2 Marzo 2009
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