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9 febbraio 2012 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 17.06 GMT+1



19 maggio 2009

Federmar Cisal teme effetti negativi per Trieste nel caso di una riorganizzazione delle attività del gruppo Evergreen

Il sindacato auspica chiarimenti in merito alla sede in Porto Vecchio e alla prospettiva societaria di Italia Marittima

Federmar Cisal lancia un nuovo allarme sulle possibili ripercussioni negative di un'eventuale fusione di Italia Marittima (ex Lloyd Triestino) nella capogruppo armatoriale Evergreen di Taipei. Dal 1° maggio 2007 le attività commerciali di Italia Marittima sono operate con il marchio Evergreen Line (inforMARE del 26 aprile 2007). Il sindacato teme che un'ulteriore accentrazione del business del gruppo taiwanese possa avere effetti negativi per le attività in Italia e in particolare a Trieste, dove c'è la sede di Italia Marittima.

Evidenziando l'impatto dell'attuale recessione economica mondiale sulle principali compagnie di navigazione mondiali, che rispondono alla crisi adottando misure di contenimento delle spese (disarmo di navi, soppressione di linee, taglio del personale, riduzione degli stipendi, ecc.), il segretario generale per il Friuli-Venezia Giulia di Federmar Cisal, Giorgio Marangoni, ha sottolineato che il gruppo Evergreen ed Italia Marittima non si sottraggono a tale situazione: «se per Italia Marittima il bilancio del 2008 si è chiuso in perdita - ha rilevato - quello dell'anno in corso sconfinerà nel profondo rosso. Di fronte a tale prospettiva l'azienda è già corsa ai ripari attraverso una razionalizzazione delle linee commerciali, escludendo per il momento, in sintonia con la capogruppo Evergreen, ordinativi di nuove navi, bloccando il turn-over del personale sia amministrativo che navigante».

Ammettendo che si tratta di interventi di normale portata in tempi di crisi, Marangoni ha però precisato che tali misure non evitano l'insorgere di qualche interrogativo: «il primo dei quali - ha spiegato - riguarda l'ormai annosa questione della nuova sede in Porto Vecchio, sulla cui realizzazione è calato un silenzio che non lascia presagire nulla di buono. Il secondo interrogativo, assai più grave qualora si rivelasse fondato, verterebbe su un'ipotesi di riassetto del gruppo Evergreen - sulla falsariga di operazioni già attuate di questi tempi da altre società con l'obiettivo di superare la crisi con il minor danno possibile e di trovarsi pronte ed organizzate al momento della ripresa - con l'incorporazione o la fusione di Italia Marittima in Evergreen: in questo caso a Trieste potrebbe comunque rimanere una struttura operativa (commerciale e finanziaria) senza però alcun potere decisionale, vale a dire a livello di agenzia o poco più, mentre l'organico del personale amministrativo subirebbe un drastico ridimensionamento di almeno un terzo rispetto alle odierne 170 unità dal momento che l'intera gestione della flotta sociale (equipaggi, manutenzioni, riparazioni, forniture, ecc.) verrebbe presumibilmente trasferita a Taiwan».

Per ora questa - ha aggiunto Marangoni - «potrebbe essere un'illazione», «però - ha proseguito - se ne parla e quando se ne parla si corre sempre il rischio di vedere capitare il male peggiore che in questo caso ricadrebbe sulla città e sui lavoratori. Sarebbe interessante - ha concluso - conoscere il pensiero di Italia Marittima su questi argomenti, sia in merito alla sede in Porto Vecchio che alla prospettiva societaria».

ITAL-PRO-RA.MAR.
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