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19 maggio 2009
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- Federmar Cisal teme effetti negativi per Trieste nel caso di
una riorganizzazione delle attività del gruppo Evergreen
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- Il sindacato auspica chiarimenti in merito alla sede in Porto
Vecchio e alla prospettiva societaria di Italia Marittima
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- Federmar Cisal lancia un nuovo allarme sulle possibili
ripercussioni negative di un'eventuale fusione di Italia Marittima
(ex Lloyd Triestino) nella capogruppo armatoriale Evergreen di
Taipei. Dal 1° maggio 2007 le attività commerciali di
Italia Marittima sono operate con il marchio Evergreen Line
(inforMARE del
26 aprile 2007).
Il sindacato teme che un'ulteriore accentrazione del business del
gruppo taiwanese possa avere effetti negativi per le attività
in Italia e in particolare a Trieste, dove c'è la sede di
Italia Marittima.
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- Evidenziando l'impatto dell'attuale recessione economica
mondiale sulle principali compagnie di navigazione mondiali, che
rispondono alla crisi adottando misure di contenimento delle spese
(disarmo di navi, soppressione di linee, taglio del personale,
riduzione degli stipendi, ecc.), il segretario generale per il
Friuli-Venezia Giulia di Federmar Cisal, Giorgio Marangoni, ha
sottolineato che il gruppo Evergreen ed Italia Marittima non si
sottraggono a tale situazione: «se per Italia Marittima il
bilancio del 2008 si è chiuso in perdita - ha rilevato -
quello dell'anno in corso sconfinerà nel profondo rosso. Di
fronte a tale prospettiva l'azienda è già corsa ai
ripari attraverso una razionalizzazione delle linee commerciali,
escludendo per il momento, in sintonia con la capogruppo Evergreen,
ordinativi di nuove navi, bloccando il turn-over del personale sia
amministrativo che navigante».
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- Ammettendo che si tratta di interventi di normale portata in
tempi di crisi, Marangoni ha però precisato che tali misure
non evitano l'insorgere di qualche interrogativo: «il primo
dei quali - ha spiegato - riguarda l'ormai annosa questione della
nuova sede in Porto Vecchio, sulla cui realizzazione è calato
un silenzio che non lascia presagire nulla di buono. Il secondo
interrogativo, assai più grave qualora si rivelasse fondato,
verterebbe su un'ipotesi di riassetto del gruppo Evergreen - sulla
falsariga di operazioni già attuate di questi tempi da altre
società con l'obiettivo di superare la crisi con il minor
danno possibile e di trovarsi pronte ed organizzate al momento della
ripresa - con l'incorporazione o la fusione di Italia Marittima in
Evergreen: in questo caso a Trieste potrebbe comunque rimanere una
struttura operativa (commerciale e finanziaria) senza però
alcun potere decisionale, vale a dire a livello di agenzia o poco
più, mentre l'organico del personale amministrativo subirebbe
un drastico ridimensionamento di almeno un terzo rispetto alle
odierne 170 unità dal momento che l'intera gestione della
flotta sociale (equipaggi, manutenzioni, riparazioni, forniture,
ecc.) verrebbe presumibilmente trasferita a Taiwan».
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- Per ora questa - ha aggiunto Marangoni - «potrebbe essere
un'illazione», «però - ha proseguito - se ne
parla e quando se ne parla si corre sempre il rischio di vedere
capitare il male peggiore che in questo caso ricadrebbe sulla città
e sui lavoratori. Sarebbe interessante - ha concluso - conoscere il
pensiero di Italia Marittima su questi argomenti, sia in merito alla
sede in Porto Vecchio che alla prospettiva societaria».
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