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27 luglio 2009
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- Lettera aperta di Trasportounito - Fiap al ministro Matteoli
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- Rinnovata la richiesta di ridurre sia la pressione economica
che quella generata dalla committenza
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- Trasportounito - Fiap (Federazione Italiana Autotrasportatori
Professionali) ha inviato la seguente lettera aperta al ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporto, Altero Matteoli, nella quale,
ribadendo la drammatica situazione in cui versano le società
italiane di autotrasporto, lamenta la mancanza di risposte del
governo alla richiesta di alleviare sia la pressione economica sulle
imprese del settore che la pressione generata dalle imposizioni
dettate dalla committenza.
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- Lettera Aperta
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- Gentile Ministro Altero Matteoli,
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abbiamo deciso di scriverLe questa lettera aperta dopo l'incontro
del 22 luglio scorso in cui abbiamo ribadito la drammaticità
della situazione che coinvolge tutte le imprese di autotrasporto
italiane.-
Abbiamo apprezzato l'impegno del Suo Dicastero nell'ultimo anno;
tuttavia questo sforzo non ha prodotto le risposte strutturali per
un settore sottoposto a due tipi di pressioni: quella economica e
quella derivante dell'arroganza dei nostri committenti che chiedono
tariffe sempre più basse, pagamenti sempre più lunghi,
propongono la sottoscrizione di contratti truccati ed in ultimo si
rifiutano di redigere la scheda di trasporto.
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Conosciamo le capacità degli industriali, di esercitare
pressioni, richiamando i principi della libertà di mercato,
della libertà di contrattazione fra le parti. Principi che
possiamo condividere fino al punto in cui non si degenera nel
quotidiano ricatto commerciale, da una parte c'è chi detiene
merci e lavoro e dall'altra il subalterno, che per mantenere i
propri obblighi è costretto a subire, a inventare soluzioni,
a studiare espedienti per rientrare nei costi, assumere tutti i
rischi possibili (con ripercussioni pesanti su quella sicurezza
stradale che a Lei sta così a cuore) per soddisfare
dipendenti, banche e fornitori. Un sistema di sfruttamento diabolico
che tutti conoscono e che pochi
denunciano.
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Possibile che in un Paese come il nostro, che si definisce civile,
si consenta questo sfruttamento ormai consolidato, in un settore
talmente degradato da porre le sue imprese persino nella drammatica
impossibilità, per mancanza delle risorse minime, di chiudere
l'attività? A noi non sembra normale. Dopo un agghiacciante
report televisivo, le istituzioni e la politica non si sono chieste
neanche il perché sulla strada avviene quanto autodenunciato
dagli stessi operatori del settore. Ma tutto passa sotto silenzio.
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La invitiamo pertanto ad un confronto pubblico, non con i vertici
delle associazioni, ma direttamente con la categoria, dove e quando
sarà disponibile. Crediamo Lei debba rendersi conto di
persona e senza filtri, di alcun tipo, di come funziona il mercato
dei servizi di autotrasporto in Italia e di quanto sia deviato e
deviante il nostro sistema normativo ed operativo.
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A meno che, e questo deve essere chiarito una volta per tutte, il
Governo non abbia deciso di rinunciare, o sacrificare,
l'autotrasporto italiano a beneficio del settore industriale.
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Non si spiegano in altro modo le disposizioni con il trucco che sono
state adottate come ad esempio: il pagamento a 30 giorni salvo
“accordo (verbale) fra le parti”; il riconoscimento del
“costo dei servizi salvo contratto scritto (imposto)”.
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Per contro, si impone il pagamento delle sanzioni (modificate in
quelle più gravi) su strada al conducente italiano su
territorio italiano. Una misura che è destinata solo ad
accrescere il livello di tensione sulle strade: anticipare (soldi
che non abbiamo) al conducente, significa sottoporlo a un ulteriore
rischio di rapine o a vessazioni in sede di controlli che speravamo
essere confinate nel passato.
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Gentile ministro: abbiamo, in conclusione, la fondata impressione
che il Governo riconosca alla categoria ciò che gli conviene
(risorse economiche e qualche norma di importanza secondaria), ma
chiuda gli occhi su tutto ciò che potrebbe mutare gli
equilibri consolidati e incidere sulle vecchie abitudini distorsive
del mercato.
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In altre parole, fumo per nascondere uno status quo lontano mille
miglia da un tanto auspicato (a parole) mercato dei servizi
trasparente e legale, che faccia della sicurezza stradale il primo
obiettivo.
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Abbiamo proposto alcune misure strutturali in ordine: alla garanzia
del credito ovvero ai tempi massimi di pagamento delle fatture; al
riconoscimento effettivo ed elementare dei costi di produzione dei
servizi; ad un banale divieto sulla intermediazione pura; ad una
politica più incisiva nei confronti del cabotaggio stradale.
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Solo con questi strumenti possiamo restituire alle imprese di
autotrasporto la speranza di potersi confrontare con la committenza
in modo meno subalterno.
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Senza queste misure strutturali (e gratuite per il Paese) anche il
Fondo di garanzia, per il quale abbiamo espresso un giudizio
estremamente favorevole, non è altro che una pezza a colori
su un indebitamento delle imprese di autotrasporto che continua a
degenerare a causa della debolezza contrattuale degli
autotrasportatori nei confronti della committenza.
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Quindi Signor Ministro, se intende affrontare i veri nodi
dell'autotrasporto, accolga il nostro invito per un confronto che,
Le assicuriamo, sarà ricco di testimonianze oltreché,
naturalmente, di proposte costruttive.
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Il Presidente Nazionale Franco Pensiero |
Il Segretario Generale Maurizio Longo |
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tel.: 010.2462122, fax: 010.2516768, e-mail
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