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29 giugno 2011
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- Gallanti (Autorità Portuale di Livorno): sui dragaggi
«ci aspettiamo risposte certe e chiare»
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- Nel disegno di legge di riforma della legge 84/94 - ha detto
il ministro Matteoli - «ci sono proprio quei tempi e quelle
regole certe che i vari operatori chiedono a gran voce da diverso
tempo»
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Sui dragaggi «oggi ci aspettiamo risposte certe e chiare
in merito ad una emergenza che investe non solo il porto di Livorno,
ma i principali scali marittimi della nazione». Lo ha detto il
presidente dell'Autorità Portuale di Livorno, Giuliano
Gallanti, aprendo un convegno sul tema “La Competitività
dei porti e le problematiche di dragaggio” tenutosi ieri
presso la Stazione Marittima della città labronica.-
- «Senza una politica seria sui dragaggi - ha sottolineato
Gallanti - non potremo minimamente sperare di fare di Livorno un
porto al passo con i tempi, in grado di competere con il fenomeno
del gigantismo navale e di rispondere alle sfide del futuro».
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- Obiettivo del convegno era di definire, assieme al ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, e agli
stakeholder principali della portualità nazionale, la cornice
politica e i contenuti di una normativa unica nel campo dei
dragaggi, una normativa che faccia finalmente chiarezza sulla natura
delle vasche di colmata (discariche abusive o vasche di
contenimento?), che punti su una reale classificazione dei sedimenti
dragati, che ricomprenda all'interno di un quadro normativo armonico
anche i fondali marini dei porti che insistono su aree SIN (Siti di
Interesse Nazionale) - sono ben 15 - e che faciliti, in ultima
istanza, la possibilità di sversamento in mare dei materiali
risultanti dalle operazioni di dragaggio, perché - ha
evidenziato Gallanti - «ad Anversa e, in generale, nel Nord
Europa, dragano ogni giorno. Solo da noi c'è una forte
discrasia tra i tempi necessari all'ottenimento dell'autorizzazione
e quelli ragionevoli che ci vorrebbero per essere pienamente
operativi».
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- Di deficit di operatività ha parlato anche il dirigente
Controlli Ambientali dell'Autorità Portuale di Livorno,
Giovanni Motta, che ha illustrato i problemi di cui soffre lo scalo
toscano: «a Livorno - ha spiegato - sono previste opere di
dragaggio per un totale di due milioni 700mila metri cubi, dove li
mettiamo? La prima vasca di colmata, realizzata tempo fa, è
già quasi piena; la seconda verrà realizzata tra tre
anni e potrà contenere sino ad un massimo di un milione
700mila metri cubi e il Piano Regionale prevede in tutta la Toscana
l'assorbimento a terra di rifiuti non pericolosi fino ad un massimo
di 300mila metri cubi. È chiaro che così non andiamo
avanti».
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- Secondo il vice presidente di Assoporti, Luciano Guerrieri,
«serve una normativa quadro che renda effettivamente
percorribili tutte le opzioni di gestione dei materiali dragati:
dalla loro collocazione al ripascimento delle spiagge, sino alla
loro destinazione nelle vasche di colmata e allo sversamento in
mare». Inoltre, ha aggiunto Giovanni Motta, «sarebbe
utile una legge che accogliesse la direttiva europea secondo cui non
tutto il materiale dragato deve essere considerato rifiuto, ma solo
quelle parti che siano chiaramente classificate come rifiuto
pericoloso».
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- Presente al convegno anche Irene di Girolamo, della Direzione
Generale della Protezione della natura e del mare del ministero
dell'Ambiente, che per la prima volta ha presentato il contenuto
dello schema di decreto di applicazione dell'articolo 109 del
decreto legislativo 152/2006. «Si tratta - ha precisato la
dirigente del ministero - di una bozza che ha già ottenuto il
via libera da parte dei ministeri competenti (Infrastrutture,
Politiche Agricole e Sviluppo Economico), fatte salve alcune
osservazioni di natura tecnica». Lo schema di decreto dovrebbe
favorire una “standardizzazione dei procedimenti”, una
classificazione chiara dei sedimenti dragati e una individuazione
delle opzioni di gestione dei materiali di escavo, oltre a modalità
di caratterizzazione ben definite che permettano di «capire
quando si possono o non si possono immettere in mare i sedimenti
risultanti dalle operazioni di dragaggio». Fermo restando - ha
osservato Irene di Girolamo - che «lo sversamento in mare è
l'estrema ratio, ed è praticabile solo per materiale di buona
qualità. Il nuovo schema di lavoro cerca di definire quali
debbano essere queste caratteristiche di qualità».
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- Rimangono, comunque, forti dubbi sui porti che insistono su Aree
Sin. Non pare chiaro, infatti, se il redigendo decreto di attuazione
dell'articolo 109, che regolamenta l'immissione in mare dei
sedimenti, debba o non debba applicarsi anche ai porti che insistono
su aree di interesse nazionale.
- «Il tema dei dragaggi - ha detto il ministro Matteoli
chiudendo l'incontro - è di vitale importanza per un porto
italiano che voglia mantenere un alto livello di competitività
e intercettare quota crescente di quei 19 milioni di container che
nel 2015 si stima verranno movimentati sulle banchine di tutta
l'Italia». «Dobbiamo trovare - ha aggiunto - il
difficile punto di equilibrio tra il rispetto delle normative
ambientali e il diritto di un porto a garantire l'accesso alle navi,
anche di grandi dimensioni. È per risolvere questo problema
che abbiamo pensato di realizzare il disegno di legge di riforma
della legge 84/94, approvato in Consiglio dei ministri e attualmente
all'esame in Senato. Nel disegno di legge ci sono proprio quei
tempi e quelle regole certe che i vari operatori chiedono a gran
voce da diverso tempo».

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