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26 settembre 2011
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- L'autotrasporto italiano sul piede di guerra
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- Trasportounito e Cna-Fita esortano il governo ad attuare
misure per evitare il collasso del settore
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Le associazioni italiane dell'autotrasporto denunciano
nuovamente il livello insopportabile di costi che grava sulle
aziende del comparto e chiedono al governo misure per evitare il
collasso del settore.-
- Trasportounito sottolinea che l'indebitamento dell'autotrasporto
fra erario, oneri e banche, ha sfondato quota di 10 miliardi di
euro, ovvero una media di oltre 100.000 euro per azienda. Le
conseguenze - conferma l'associazione - sono drammatiche:
l'indebitamento produce subordinazione, sfruttamento, evasione e
rischi quotidiani sulle strade la cui sicurezza non può più
essere garantita.
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- Secondo Trasportounito, che ha promosso il fermo nazionale dei
servizi dal 3 al 7 ottobre prossimi, occorrono interventi
urgentissimi in due direzioni. «il primo - spiega il
segretario nazionale dell'associazione, Maurizio Longo - deve
prevedere l'immediata modifica delle norme recentemente approvate in
Parlamento in materia, fra l'altro, di costi minimi; mentre il
secondo deve essere un vero e proprio atto di coraggio nei confronti
delle compagnie petrolifere e soprattutto dell'Unione Europa:
l'introduzione del gasolio professionale nazionale unica misura
possibile per calmierare il costo industriale e le imposte».
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- Anche Cna-Fita denuncia la latitanza del governo: mentre in
Germania si decide, di fronte alla perdurante crisi economica, di
congelare i pedaggi autostradali - spiega l'unione di categoria di
Cna - in Italia il governo continua a non decidere. Nel settore
dell'autotrasporto - precisa Cna-Fita - l'esecutivo latita e con
l'aumento dell'Iva al 21% fa finta di non sapere cosa stia realmente
accadendo a chi ogni giorno garantisce la mobilità delle
merci e delle persone.
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- Inoltre Cna-Fita denuncia nei pedaggi aumenti nell'ordine del
10%. «Se continuiamo a fare finta di nulla - osserva il
presidente nazionale dell'associazione, Cinzia Franchini - gli
autotrasportatori avranno tutte le ragioni per fermarsi. Il vero
problema non sono solo i costi minimi, ma anche quelli massimi che
questo governo ci sta imponendo aumentando le accise e l'Iva, oppure
realizzando un federalismo che moltiplica le tasse come sta
accadendo sempre sulle accise e sulle assicurazioni».

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