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2 dicembre 2011
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- I collegamenti infrastrutturali costituiscono una partita
essenziale per potenziare le relazioni economiche dell'Italia con
l'area del Mediterraneo
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- Un rapporto di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno evidenzia
l'importanza della modalità marittima e del ruolo dei porti
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Oggi a Napoli, presso la sede del Banco di Napoli, Studi e
Ricerche per il Mezzogiorno (SRM), centro studi collegato al gruppo
Intesa Sanpaolo, ha presentato il primo rapporto annuale “Le
relazioni economiche tra l'Italia e il Mediterraneo” che
raccoglie i risultati del monitoraggio costante e delle analisi più
significative dell'Osservatorio Permanente di SRM sui rapporti
economici tra l'Italia (e il Mezzogiorno in particolare) e i Paesi
extra Unione Europea che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.-
- Nello specifico, sono tre le aree mediterranee oggetto
dell'indagine di SRM: l'area Southern Med (Marocco, Algeria,
Tunisia, Libia, Egitto), l'area Eastern Med (Israele, Libano e
Turchia) e l'area Adriatic Med (Albania, Bosnia e Croazia). E tre
sono anche le tipologie di relazioni economiche da e verso l'Italia
analizzate: le dinamiche commerciali, che nel volume sono descritte
attraverso un quadro macroeconomico dell'area MENA e un'analisi
dettagliata dell'interscambio commerciale con l'Italia; i flussi
finanziari, sia in entrata (i fondi sovrani) che in uscita (le
rimesse degli immigrati) dall'Italia; e infine, i collegamenti
infrastrutturali, prendendo in considerazione l'analisi dei flussi
di traffico marittimo, i sistemi portuali e retroportuali e, sul
tema energetico, le nuove reti e corridoi.
- Nel corso del convegno, che è stato aperto dal presidente
di SRM, Paolo Scudieri, e dal direttore generale del Banco di
Napoli, Giuseppe Castagna, il direttore generale di SRM, Massimo
Deandreis, ha presentato il rapporto, che evidenzia come l'Italia
sia il primo partner commerciale dell'Area Med con 63,3 miliardi di
euro, di cui quasi il 30% riguarda il Mezzogiorno, mentre Germania e
Francia sono al secondo e terzo posto rispettivamente con 52,4 e 46
miliardi di euro. Tuttavia, al netto dell'interscambio energetico,
l'Italia scende dal primo al terzo posto con 35,9 miliardi di euro,
preceduta da Germania e Francia con rispettivamente 46,7 e 37,1
miliardi di euro. Le previsioni al 2013 vedono l'interscambio
italiano con l'Area Med crescere a 82,3 miliardi di euro.
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- Il rapporto sottolinea inoltre come il 37% dell'export italiano
sia realizzato per via marittima, di cui un quarto è diretto
ai Paesi del Mediterraneo, e come i collegamenti infrastrutturali
costituiscano una partita essenziale per potenziare le relazioni
economiche con l'area del Mediterraneo.
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- A partire dagli anni '90 del secolo scorso, il Mediterraneo ha
ritrovato la sua posizione centrale nei traffici mondiali grazie al
progressivo spostamento del baricentro dell'economia globale verso
l'Estremo Oriente, arrivando ad intercettare circa il 15% del
traffico mondiale di merci. Tale circostanza - rileva il rapporto -
ha avuto un impatto sensibile sul traffico portuale dell'Italia, cui
si richiede una maggiore efficienza e qualità dei servizi: in
effetti, di 1,4 miliardi di tonnellate di merci che transitano nel
Mediterraneo, oltre un terzo viene caricato e scaricato in Italia,
con Gioia Tauro che detiene il primato italiano nella movimentazione
di container ed è al terzo posto tra i porti del
Mediterraneo.
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- Le esportazioni marittime dell'Italia verso i Paesi dell'Area
Med costituiscono il 25% dell'export marittimo totale e i flussi
commerciali si concentrano soprattutto nel Southern Med (per il 55%
nel 2010). In questo contesto - spiega il rapporto - vi sono ampi
margini di crescita per i porti hub italiani (Gioia Tauro, ma anche
Taranto e Cagliari). Questi devono tuttavia attrezzarsi per
competere con maggiore efficacia con i porti della sponda sud del
Mediterraneo - Port Said in Egitto e Tanger Med in Marocco,
soprattutto - che tra il 2005 e il 2010 hanno registrato una
crescita delle proprie quote di mercato proprio a spese degli scali
italiani. A tal fine - secondo SRM - occorre preventivamente
affrontare il tema dei sistemi retroportuali e dell'accessibilità
ferroviaria e viaria, attuando strategie precise, sia in termini di
investimenti infrastrutturali (fondali e banchine) sia in termini di
specializzazioni di trasporto, come ad esempio le Autostrade del
Mare e i traghetti ro-ro.
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- «Il Mediterraneo - ha osservato Massimo Deandreis -
potrebbe essere il nostro Est Europa. La Germania ha avuto tassi di
crescita superiori alla media comunitaria e largamente migliori di
quelli italiani, anche grazie al fatto che l'Europa dell'Est è
un ampio mercato di sbocco, ormai stabilizzato e integrato nel
mercato comune europeo. Il Rapporto di SRM ci indica con chiarezza
quello che, analogamente, potrebbe rappresentare per l'Italia
un'area del Mediterraneo pacificata, democratica e più
integrata all'Europa. Le incertezze politiche su questi Paesi non ci
devono impedire di avanzare su questa strada perché la
rilevanza economica del bacino del Mediterraneo va ben al di là
dei dati, pur rilevanti, sull'interscambio commerciale. Dagli
investimenti dei fondi sovrani dell'area Mena alle rimesse degli
immigrati; dalla funzione strategica della portualità
italiana ai dati sull'interscambio energetico, emerge con chiarezza
il ruolo determinante che può giocare quest'area per
l'economia del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare».

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