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13 dicembre 2011

Dall'assemblea di Assomarinas sarà rilanciato un appello per la modifica della nuova manovra finanziaria

Il provvedimento - ha evidenziato l'associazione - rischia di affondare tutto il comparto nautico-turistico

Assomarinas, l'Associazione Italiana Porti Turistici aderente a UCINA Confindustria Nautica e a Federturismo alla quale sono associati 88 porti ubicati lungo tutta la costa italiana, ha indetto per giovedì prossimo, presso la sede centrale di Confindustria a Roma, un'assemblea generale per denunciare la grave situazione della portualità turistica che si verrebbe a creare, in assenza di opportune modifiche, con la conversione in legge del decreto “Salva Italia”, varato lo scorso 6 dicembre dal nuovo governo, che prevede l'applicazione dal 1° maggio 2012 di una tassa annuale di stazionamento per le imbarcazioni da diporto ancorate nei porti e nelle acque pubbliche italiane.

L'assemblea di Assomarinas, che precede di un solo giorno l'assemblea generale di UCINA che si terrà a Genova, farà anche il punto sul blocco degli investimenti che interessano progetti in corso di realizzazione per 18.000 nuovi ormeggi e di programmazione per altri 30.000 nuovi posti barca.

«Non si può far naufragare un così prezioso settore del turismo - ha anticipato il presidente dell'associazione, Roberto Perocchio - quando è a tutti noto che questo comparto genera il 10% del prodotto interno lordo e che rappresenta un importante ammortizzatore sociale come via d'uscita al comparto manifatturiero. Questa norma prevista nel decreto - ha ribadito - è una tassa sbagliata nella sua impostazione tecnica perché, come tassa d'uso, oltre agli italiani, colpisce anche i diportisti stranieri provocando una fuga generale dai nostri porti. L'effetto annuncio lo stiamo pagando sulla nostra pelle con un esodo già annunciato, di oltre 30.000 imbarcazioni».

Assomarinas ha ricordato infatti che quest'anno il 15% del traffico dei marina turistici è stato rappresentato da diportisti stranieri e che, se la norma del governo non venisse modificata, questi diportisti verrebbero certamente scoraggiati dal frequentare i porti italiani. Secondo le stime dell'associazione, una contrazione del traffico del 25%, in termini di mancato indotto, annullerebbe l'intero gettito dell'imposta. A ciò si aggiungerebbe la mancata contribuzione IVA sulla vendita delle nuove unità - acquistabili con leasing estero - e la diminuzione dei ricavi delle aziende dei servizi e del turismo legati all'uso delle imbarcazioni di proprietà dei privati.

«Questa tassa - ha rilevato ancora Perocchio - si riflette negativamente su tutti i porti in costruzione che non saranno in grado di completare e collocare sul mercato i posti barca oggi in corso di realizzazione: in termini finanziari il blocco degli investimenti rappresenta un contraccolpo recessivo del valore di cinque miliardi di euro».

Dall'assemblea di Assomarinas sarà quindi lanciato un accorato e determinato appello perché siano introdotti tutti quegli opportuni correttivi ad una manovra che - ha evidenziato l'associazione - rischia di affondare tutto il comparto nautico-turistico con evidenti negativi e drammatici contraccolpi occupazionali sia nel diretto che nell'indotto. «Se ciò non avvenisse - ha concluso Perocchio - saremmo di fronte ad una drammatica situazione che rappresenterebbe il colpo di grazia per un settore già gravemente in difficoltà per la crisi economica in atto».

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