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16 dicembre 2011

Costa (AP Venezia): la segnalazione dell'Antitrust «ci libera finalmente dall'equivoco del falso assioma che la sicurezza nei porti esiga servizi tecnico-nautici forniti in regime di monopolio»

Il meccanismo del “price cap” - evidenzia l'ente portuale veneziano - consentirebbe di superare una «regolazione arcaica delle tariffe senza alcun effetto benefico sulla competitività dei porti italiani»

L'Autorità Portuale di Venezia ha reso noto che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha accolto la richiesta dell'ente di consentire un adeguamento delle tariffe dei servizi tecnico-nautici e dare così impulso alla competitività e all'attrattività del porto veneziano, per ottenere il quale nei mesi scorsi l'ente portuale era ricorso alle vie legali contro i meccanismi che stabiliscono le tariffe di tali servizi.

«La segnalazione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in merito allo svolgimento dei servizi tecnico-nautici ed alla determinazione delle relative tariffe nei porti italiani - ha sottolineato il presidente dell'authority portuale di Venezia, Paolo Costa - ci libera finalmente dall'equivoco del falso assioma che la sicurezza nei porti esiga servizi tecnico-nautici forniti in regime di monopolio e per di più pagati sulla base di tariffe che si traducono in un incentivo “perverso” per il monopolista ad accrescere i propri costi... dato che maggiori sono i costi storici, più elevate saranno le tariffe».

«Da questa situazione che danneggia la competitività dei porti italiani - ha proseguito Costa - si deve uscire come suggerisce l'AGCM verificando, caso per caso, se sia possibile liberalizzare pilotaggio, rimorchio, ormeggio e battellaggio aprendoli alla concorrenza “nel” mercato e, ove questo non fosse possibile o conveniente, alla concorrenza “per” il mercato al fine di massimizzare l'efficienza e minimizzare le tariffe, dati i requisiti di sicurezza. Gli esempi esteri nei quali questi servizi sono stati liberalizzati possono aiutare a ridefinire il quadro legislativo e regolamentare italiano».

L'Autorità Portuale veneziana ha spiegato che «in ogni caso, e questo è il secondo “suggerimento” dell'Antitrust, si può e si deve passare a un meccanismo di determinazione delle tariffe che elimini l'incentivo perverso che ne provoca oggi l'aumento spropositato. Il meccanismo caldeggiato è quello del “price cap” che lega l'aumento delle tariffe del monopolista al tasso di inflazione e spinge il concessionario ad aumentare la sua efficienza per massimizzare i suoi profitti. Che il price cap non pregiudichi la sicurezza - ha evidenziato l'ente - è dimostrato dalla sua applicazione anche in altri settori (autostrade e ferrovie) dove le esigenze di sicurezza non sono meno rilevanti. Un effetto collaterale positivo dell'applicazione del meccanismo del price cap sarebbe poi costituto dal venir meno della necessità di quelle procedure e di quell'apparato burocratico-corporativo che oggi presiedono ad una regolazione arcaica delle tariffe senza alcun effetto benefico sulla competitività dei porti italiani».

Inoltre l'ente portuale ha evidenziato che «gli effetti negativi delle tariffe dei servizi tecnico-nautici oggi in vigore sono documentabili, come risulta evidente per esempio per i porti italiani del Nord Adriatico quotidianamente sottoposti alla concorrenza dei porti sloveni e croati: per ogni nave portacontainer di 42.000 tonnellate di stazza lorda - ha spiegato l'Autorità Portuale - il costo complessivo ad approdo dei servizi portuali (dati 2010) è a Venezia pari a 30.000 euro, a Trieste 16.500 euro, a Capodistria 12.500 euro, a Fiume 9.000 euro, cifre che a fine anno possono comportare una differenza di costi notevole e che minano l'attrattività degli scali rispetto ai vicini concorrenti».

«La segnalazione dell'AGCM - ha concluso l'ente portuale - conferma quindi la validità delle tesi portate avanti dall'Autorità Portuale di Venezia. Se recepita subito, la segnalazione consentirà di accrescere l'efficienza dei servizi sul lato mare rilanciando la portualità italiana a beneficio delle imprese che usano i nostri porti e su cui oggi si riflettono i costi eccessivi dei servizi tecnico nautici».




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