- L'allontanamento del traffico crocieristico da Venezia -
sottolinea il Propeller Club Port of Venice - provocherebbe un grave
danno economico e turistico alla città
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- Capitaneria di Porto Autorità Portuale: a Venezia la
pratica “dell'inchino” è del tutto impossibile.
Confitarma attende di essere convocata dal ministro Clini
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Il tragico naufragio di sabato della Costa Concordia,
provocato dalla decisione di portare la nave da crociera a ridosso
dell'Isola del Giglio, sta provocando polemiche su alcune
particolari rotte percorse dalle grandi navi. Una di queste è
quella che porta le unità da crociera nel Bacino di San Marco
a Venezia.-
- A questo proposito l'International Propeller Club Port of
Venice, che associa un'ottantina di imprese dell'economia marittima,
ha pubblicato una lettera aperta in cui sostiene innanzitutto
l'esigenza di far conoscere alla città di Venezia il suo
porto «che - spiega l'associazione - non può essere
considerato una nicchia privilegiata per pochi addetti, ma un grande
motore economico che genera occupazione e distribuisce reddito alle
tante attività imprenditoriali che operano nei diversi
settori del commercio, del ricettivo, del turismo, dei trasporti e,
complessivamente, dei servizi».
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- «Ciò perché, generalmente - precisa il
Propeller di Venezia - si teme quanto non si conosce ed è
proprio per questa ragione che enti pubblici e società
impegnate nello sviluppo del porto ed in particolare della
crocieristica, dovrebbero sinergicamente fare squadra per aprire il
porto alla città, perché attività economiche e
produttive, ma anche gli stessi cittadini, diventino consapevoli di
quanto questo grande patrimonio di miliardi di investimenti fatti
possa ancora apportare nel ricollocare Venezia e la sua Laguna al
centro dell'interesse mondiale facendo dei due milioni di
crocieristi in transito a Venezia altrettanti entusiasti
“ambasciatori” dell'unicità e delle prerogative
di questa nostra città e non di turisti delusi
dall'atteggiamento ostile dei suoi abitanti».
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- «Che l'attuale situazione economica sia difficile - rileva
il Propeller nella lettera aperta a firma del presidente Massimo
Bernardo - non è un segreto per nessuno e tutti ne siamo a
conoscenza e ne veniamo toccati. Nel porto la drastica caduta del
traffico industriale, la prevista fase di rallentamento del traffico
container in rapporto all'andamento dell'economia mondiale, stanno
spingendo le principali compagnie del settore a rivedere i propri
piani per il futuro, valutando la ristrutturazione di molti servizi,
mentre alcuni progetti cinesi per la costruzione di nuovi terminal
stanno per essere rallentati, diversi ordini per la costruzione di
nuove navi sono stati bloccati e i grossi gruppi amatoriali stanno
rivedendo gli ingenti investimenti che erano stati presi basandosi
sulle previsioni di traffico nel periodo 2008-2012».
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- «Questa - sottolinea il Propeller - è solo la parte
emergente dell'iceberg di una crisi mondiale del traffico marittimo
delle merci e, probabilmente, anche di quello crocieristico dopo
l'incidente della Costa Concordia, ma - come è stato
chiaramente ribadito in più occasioni, dal presidente
dell'Autorità Portuale Paolo Costa - questo è il
momento di prepararci a ciò che si verificherà quando
questa crisi perderà la sua forza devastante anche dal punto
di vista psicologico e inizierà a rallentare, lasciando il
passo ad una naturale, seppur lenta crescita».
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- «Va quindi sostenuta - evidenzia ancora l'associazione -
l'importanza economica e sociale del porto nelle sue tre anime,
commerciale, industriale e nautico-crocieristica. È da qui
che dobbiamo tutti ripartire nella consapevolezza di lavorare tutti
insieme in città e nella terraferma per raggiungere lo stesso
obiettivo: la dignità e la salvaguardia del posto di lavoro e
il comune benessere anche trovando accordi e soluzioni tecniche che
consentano alle grandi navi di includere Venezia e il suo porto come
tra i più sicuri ed i più organizzati “home
port” del Mediterraneo».
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- «Lo sciacallaggio mediatico di questi giorni sulle grandi
navi da crociera - osserva il Propeller - se da una parte può
comprensibilmente rappresentare un'arma potentissima nel sentimento
popolare, allo stesso tempo potrebbe rappresentarsi come un'
imperdibile occasione per chi volesse definitivamente far dirottare
questo importante traffico su porti viciniori concorrenti italiani e
stranieri, magari più esposti a condizioni meteomarine
sfavorevoli o meno sicuri in merito ai tanti obblighi sulla
sicurezza della navigazione (piloti, rimorchiatori, velocità,
fondali sabbiosi ecc.) che invece rendono il porto di Venezia tra i
più appetibili e sicuri al mondo».
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- «L'International Propeller Club Port of Venice, senza
ricordare il grave danno economico che comporterebbe
l'allontanamento di questo traffico dalla città con
l'immediato incremento del costo di tutti i servizi portuali, del
mancato introito per alberghi ed esercizi commerciali, per le stesse
tasse d'ancoraggio ecc. - conclude la lettera - invita Regione,
Provincia, Comune, Autorità Portuale, Venezia Terminal
Passeggeri e SAVE, associazioni di categoria e i ministri
interessati, quello dell'Ambiente e quello delle Infrastrutture, ad
un tavolo comune che sia in grado, in tempi cronometrici, di avviare
una seria politica di interventi mirati al consolidamento di questo
traffico e non ad alimentare, come invece sta avvenendo, sterili
polemiche in grado, questo sì, di creare perdite di posti di
lavoro, tra diretto ed indotto, per almeno 3.000 famiglie già
preoccupate per i danni che l'effetto annuncio dei rischi di una
crociera sta già provocando in milioni di potenziali clienti
italiani ed esteri».
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- Intanto la Capitaneria di Porto e l'Autorità Portuale di
Venezia, al fine di evitare equivoci, hanno chiarito che la pratica
“dell'inchino” delle navi da crociera , cioè la
deviazione di rotta per avvicinarsi alle coste che è stata
attuata dalla Costa Concordia per portare il proprio “saluto”
all'Isola del Giglio, è del tutto impossibile nello scalo
lagunare e nell'intera Laguna di Venezia. «Contrariamente a
quanto spesso detto e scritto negli ultimi giorni - hanno spiegato
le due istituzioni marittimo-portuali - Venezia, essendo un porto
lagunare, consente alle navi solo un passaggio obbligato lungo
specifiche rotte che non ammettono deviazioni».
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- «Le navi da crociera - hanno precisato Capitaneria di
Porto e Autorità Portuale - non hanno (e non possono avere)
libertà di navigazione sull'intero specchio acqueo della
laguna. Il loro passaggio (nel bacino di San Marco, nel canale della
Giudecca) avviene in piena sicurezza, seguendo una sorta di
“corridoio” che impedisce fisicamente, anche in
relazione ai fondali e al pescaggio delle navi, di avvicinarsi -
volontariamente o involontariamente - alle rive».
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- «Le rigide norme di sicurezza, dettate dalla Capitaneria
di Porto con specifiche ordinanze - hanno sottolineato Capitaneria e
Port Authority - prevedono che le navi siano accompagnate da due
rimorchiatori. Inoltre, due piloti affiancano il comandante della
nave ancor prima che le navi da crociera entrino dalla Bocca di
porto di Lido e lo assistono nelle manovre fino all'ormeggio in
Marittima (San Basilio)».
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- Anticipando nel frattempo l'intendimento espresso dal ministro
dell'Ambiente, Corrado Clini, di sentire gli armatori , ed in
particolare la Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), «per
un programma volontario e condiviso volto a promuovere un turismo
intelligente» e la difesa dell'ambiente e dei mari, ieri il
presidente di Confitarma, Paolo d'Amico, ha inviato una lettera al
ministro comunicando la propria disponibilità al riguardo.
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- La Confederazione Italiana Armatori, sottolineando lo «spirito
di massima collaborazione che ha sempre animato i suoi rapporti con
le istituzioni», ha quindi auspicato che sia fissato al più
presto un incontro prima che sia definito qualsiasi provvedimento in
materia.

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