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18 giugno 2012

Nel decreto legge Sviluppo il governo ha inserito un articolo sull'autonomia finanziaria dei porti

Nerli (Assoporti): auspicabile che il Parlamento faccia un ulteriore sforzo per renderla più adeguata alle effettive esigenze della portualità. Stasi (Regione Calabria): la norma penalizza fortemente il porto di Gioia Tauro

Decreto legge “Misure urgenti per la crescita del Paese”

Art. 14
Autonomia finanziaria dei porti

1. Alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo l'articolo 18 è inserito il seguente:
“Art. 18-bis
(Autonomia finanziaria delle autorità portuali e finanziamento della realizzazione di opere nei porti)

  1. Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nei rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti alimentato su base annua, nel limite di 70 milioni di euro annui, in misura pari all'1 per cento dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise riscosse nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali.
  1. Entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario, il Ministero dell'economia e delle finanze quantifica l'ammontare delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise nei porti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali e la quota da iscrivere nel fondo.
  1. Le autorità portuali trasmettono al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la documentazione relativa alla realizzazione delle infrastrutture portuali in attuazione del presente articolo.
  1. Il fondo di cui al comma 1 è ripartito con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, attribuendo a ciascun porto l'ottanta per cento della quota delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise ad esso relative e ripartendo il restante venti per cento tra i porti, con finalità perequative, tenendo altresì conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali.
  1. Per la realizzazione delle opere e degli interventi di cui al comma 1, le autorità portuali possono, in ogni caso, fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo la disciplina della tecnica di finanza di progetto di cui all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche ed integrazioni, stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.
  1. Sono abrogati i commi da 247 a 250 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.”.
2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, valutato in euro 70 milioni annui a decorrere dall'anno 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 13, comma 12, della legge 11 marzo 1988, n. 67.
Venerdì scorso il governo italiano ha approvato il decreto legge “Misure urgenti per la crescita del Paese” che all'articolo 14 “Autonomia finanziaria dei porti” prevede l'istituzione di un fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti in cui confluiranno l'1% dell'imposta sul valore aggiunto (Iva) e delle accise riscosse nei porti, fino ad un limite di 70 milioni di euro annui. Tali risorse saranno redistribuite a ciascun porto nella misura dell'80% della quota delle riscossioni dell'Iva e delle accise relative al porto, mentre il restante 20% sarà ripartito tra i porti con finalità perequative.

Obiettivo del provvedimento governativo - ha spiegato l'esecutivo - è di dare nuovo impulso alla infrastrutturazione portuale e alla viabilità stradale e ferroviaria di connessione consentendo, inoltre, il potenziamento del piano di sviluppo delle cosiddette “autostrade del mare”. Inoltre tale norma mira al progressivo raggiungimento della cosiddetta “autonomia finanziaria” delle Autorità Portuali, consistente nella possibilità concessa agli enti portuali di finanziare autonomamente l'infrastrutturazione attraverso le risorse rinvenienti dalle accise e dall'Iva riscossa sulle operazioni effettuate nei porti. Si consente inoltre - ha evidenziato il governo - una razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse assegnate ai singoli porti, in quanto le imposte incamerate sono proporzionali alla quantità di operazioni effettuate e, pertanto, legate all'effettiva funzionalità del porto stesso.

Apprezzamento per il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri è stato espresso dal presidente dell'Associazione Porti Italiani, Francesco Nerli: «un primo risultato - ha spiegato - che apprezzo, anche se è auspicabile il Parlamento faccia un ulteriore sforzo per renderla più adeguata alle effettive esigenze della portualità». «Assoporti - ha aggiunto Nerli - lavorerà per completare l'autonomia finanziaria dei porti che da tempo auspica per riavviare il loro processo di crescita».

La vice presidente della Regione Calabria, Antonella Stasi, ha invece criticato la misura in quanto, reperendo le risorse finanziarie dalle riscossioni dell'Iva, sfavorisce i porti di transhipment come Gioia Tauro: «si tratta - ha sottolineato - di una norma che penalizza fortemente il porto di Gioia Tauro perché essendo porto di transhipment non ha operazioni Iva. Visto che il decreto legge Sviluppo è passato “salvo intese” - ha osservato la Stasi - sarebbe auspicabile una modifica di tale provvedimento. Destinare solo il 20% di questi fondi, 70 milioni di euro, agli altri porti italiani compreso quelli di transhipment, è veramente poca cosa , considerato che sono i transhipment port che consentono agli altri porti italiani di avere i container da sdoganare a terra e incamerare così Iva».

Passando dallo scenario portuale nazionale a quello regionale, venerdì in occasione di una riunione del Patto per lo sviluppo della Provincia di Gorizia organizzata dall'ente provinciale, l'assessore alle Infrastrutture della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, ha illustrato la legge sulla “Disciplina della portualità regionale” approvata recentemente dal Consiglio regionale ( del 24 maggio 2012). Si tratta - ha evidenziato Riccardi - di «una legge importante, nata attraverso un dialogo trasparente e condiviso con il territorio, che pone le premesse per far crescere il porto di Monfalcone, un'infrastruttura strategica per il Friuli Venezia Giulia, di sicuro rilievo nazionale e internazionale». L'assessore ha ricordato che la legge stabilisce che la competenza sui due porti regionali di Monfalcone e Porto Nogaro resti in capo alla Regione, in particolare per quanto riguarda la concessione delle aree, ma con un forte coinvolgimento delle istituzioni e degli attori locali: per la redazione del Piano regolatore del porto, strumento fondamentale di pianificazione strategica, ci dovrà infatti essere un'intesa formale con il Comune, un'indicazione inserita espressamente in legge che ha il significato, come ha osservato Riccardi, di «un riconoscimento politico».

Riccardi ha precisato che la legge punta a far tesoro delle professionalità e competenze che, negli anni, sono cresciute attorno al porto di Monfalcone e che hanno permesso di ottenere finora indubbi risultati, a partire dalla Capitaneria di Porto. La Regione potrà per esempio delegare compiti specifici all'Azienda speciale per il porto di Monfalcone e al Consorzio industriale. È prevista inoltre l'istituzione un Comitato consultivo presieduto dall'assessore, del quale faranno parte Comune, Provincia, Capitaneria, Azienda, Consorzio, operatori portuali con un rappresentante ciascuno, più due nominati dalle organizzazioni sindacali.

«La scommessa, adesso - ha proseguito Riccardi - è attirare soggetti privati in grado di investire nelle infrastrutture e operatori capaci di far crescere ulteriormente il porto di Monfalcone, di cogliere tutte le sue potenzialità».

In occasione dell'incontro l'assessore ha chiarito un punto fonte di preoccupazione in una parte dei lavoratori portuali per una possibile “deregolamentazione” delle norme sul mercato del lavoro (la Filt-Cgil ha distribuito in occasione della riunione un volantino): Riccardi ha ribadito che il provvedimento regionale non si occupa di questa materia rimandando espressamente alle legge nazionale sui porti 84 del 1994. Nulla cambierà, insomma - ha concluso - per quanto riguarda le tutele e le norme sulla sicurezza del lavoro nei porti di Monfalcone e Porto Nogaro.




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