- Nel decreto legge Sviluppo il governo ha inserito un articolo
sull'autonomia finanziaria dei porti
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- Nerli (Assoporti): auspicabile che il Parlamento faccia un
ulteriore sforzo per renderla più adeguata alle effettive
esigenze della portualità. Stasi (Regione Calabria): la norma
penalizza fortemente il porto di Gioia Tauro
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- Decreto legge “Misure urgenti per la crescita del
Paese”
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- Art. 14
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Autonomia finanziaria dei porti
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- 1. Alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo l'articolo 18 è
inserito il seguente:
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“Art. 18-bis
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(Autonomia finanziaria delle autorità portuali e
finanziamento della realizzazione di opere nei porti)
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- Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nei
rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali
e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei
porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti, è
istituito, nello stato di previsione del Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, un fondo per il finanziamento degli
interventi di adeguamento dei porti alimentato su base annua, nel
limite di 70 milioni di euro annui, in misura pari all'1 per cento
dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise riscosse nei porti e
negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle
autorità portuali.
- Entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario, il
Ministero dell'economia e delle finanze quantifica l'ammontare delle
riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise nei
porti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità
portuali e la quota da iscrivere nel fondo.
- Le autorità portuali trasmettono al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti la documentazione relativa alla
realizzazione delle infrastrutture portuali in attuazione del
presente articolo.
- Il fondo di cui al comma 1 è ripartito con decreto del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
autonome di Trento e di Bolzano, attribuendo a ciascun porto
l'ottanta per cento della quota delle riscossioni dell'imposta sul
valore aggiunto e delle accise ad esso relative e ripartendo il
restante venti per cento tra i porti, con finalità
perequative, tenendo altresì conto delle previsioni dei
rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali.
- Per la realizzazione delle opere e degli interventi di cui al
comma 1, le autorità portuali possono, in ogni caso, fare
ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo
la disciplina della tecnica di finanza di progetto di cui
all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e
successive modifiche ed integrazioni, stipulando contratti di
finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito
nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e
prestiti S.p.A.
- Sono abrogati i commi da 247 a 250 dell'articolo 1 della legge
24 dicembre 2007, n. 244.”.
- 2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, valutato in
euro 70 milioni annui a decorrere dall'anno 2012, si provvede
mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di
cui all'articolo 13, comma 12, della legge 11 marzo 1988, n. 67.
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Venerdì scorso il governo italiano ha approvato il
decreto legge “Misure urgenti per la crescita del Paese”
che all'articolo 14 “Autonomia finanziaria dei porti”
prevede l'istituzione di un fondo per il finanziamento degli
interventi di adeguamento dei porti in cui confluiranno l'1%
dell'imposta sul valore aggiunto (Iva) e delle accise riscosse nei
porti, fino ad un limite di 70 milioni di euro annui. Tali risorse
saranno redistribuite a ciascun porto nella misura dell'80% della
quota delle riscossioni dell'Iva e delle accise relative al porto,
mentre il restante 20% sarà ripartito tra i porti con
finalità perequative.-
- Obiettivo del provvedimento governativo - ha spiegato
l'esecutivo - è di dare nuovo impulso alla infrastrutturazione
portuale e alla viabilità stradale e ferroviaria di
connessione consentendo, inoltre, il potenziamento del piano di
sviluppo delle cosiddette “autostrade del mare”. Inoltre
tale norma mira al progressivo raggiungimento della cosiddetta
“autonomia finanziaria” delle Autorità Portuali,
consistente nella possibilità concessa agli enti portuali di
finanziare autonomamente l'infrastrutturazione attraverso le risorse
rinvenienti dalle accise e dall'Iva riscossa sulle operazioni
effettuate nei porti. Si consente inoltre - ha evidenziato il
governo - una razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse
assegnate ai singoli porti, in quanto le imposte incamerate sono
proporzionali alla quantità di operazioni effettuate e,
pertanto, legate all'effettiva funzionalità del porto stesso.
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- Apprezzamento per il provvedimento approvato dal Consiglio dei
ministri è stato espresso dal presidente dell'Associazione
Porti Italiani, Francesco Nerli: «un primo risultato - ha
spiegato - che apprezzo, anche se è auspicabile il Parlamento
faccia un ulteriore sforzo per renderla più adeguata alle
effettive esigenze della portualità». «Assoporti
- ha aggiunto Nerli - lavorerà per completare l'autonomia
finanziaria dei porti che da tempo auspica per riavviare il loro
processo di crescita».
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- La vice presidente della Regione Calabria, Antonella Stasi, ha
invece criticato la misura in quanto, reperendo le risorse
finanziarie dalle riscossioni dell'Iva, sfavorisce i porti di
transhipment come Gioia Tauro: «si tratta - ha sottolineato -
di una norma che penalizza fortemente il porto di Gioia Tauro perché
essendo porto di transhipment non ha operazioni Iva. Visto che il
decreto legge Sviluppo è passato “salvo intese” -
ha osservato la Stasi - sarebbe auspicabile una modifica di tale
provvedimento. Destinare solo il 20% di questi fondi, 70 milioni di
euro, agli altri porti italiani compreso quelli di transhipment, è
veramente poca cosa , considerato che sono i transhipment port che
consentono agli altri porti italiani di avere i container da
sdoganare a terra e incamerare così Iva».
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- Passando dallo scenario portuale nazionale a quello regionale,
venerdì in occasione di una riunione del Patto per lo
sviluppo della Provincia di Gorizia organizzata dall'ente
provinciale, l'assessore alle Infrastrutture della Regione Friuli
Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, ha illustrato la legge sulla
“Disciplina della portualità regionale” approvata
recentemente dal Consiglio regionale
(
del 24 maggio
2012). Si tratta - ha evidenziato Riccardi - di
«una legge importante, nata attraverso un dialogo trasparente
e condiviso con il territorio, che pone le premesse per far crescere
il porto di Monfalcone, un'infrastruttura strategica per il Friuli
Venezia Giulia, di sicuro rilievo nazionale e internazionale».
L'assessore ha ricordato che la legge stabilisce che la competenza
sui due porti regionali di Monfalcone e Porto Nogaro resti in capo
alla Regione, in particolare per quanto riguarda la concessione
delle aree, ma con un forte coinvolgimento delle istituzioni e degli
attori locali: per la redazione del Piano regolatore del porto,
strumento fondamentale di pianificazione strategica, ci dovrà
infatti essere un'intesa formale con il Comune, un'indicazione
inserita espressamente in legge che ha il significato, come ha
osservato Riccardi, di «un riconoscimento politico».-
- Riccardi ha precisato che la legge punta a far tesoro delle
professionalità e competenze che, negli anni, sono cresciute
attorno al porto di Monfalcone e che hanno permesso di ottenere
finora indubbi risultati, a partire dalla Capitaneria di Porto. La
Regione potrà per esempio delegare compiti specifici
all'Azienda speciale per il porto di Monfalcone e al Consorzio
industriale. È prevista inoltre l'istituzione un Comitato
consultivo presieduto dall'assessore, del quale faranno parte
Comune, Provincia, Capitaneria, Azienda, Consorzio, operatori
portuali con un rappresentante ciascuno, più due nominati
dalle organizzazioni sindacali.
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- «La scommessa, adesso - ha proseguito Riccardi - è
attirare soggetti privati in grado di investire nelle infrastrutture
e operatori capaci di far crescere ulteriormente il porto di
Monfalcone, di cogliere tutte le sue potenzialità».
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- In occasione dell'incontro l'assessore ha chiarito un punto
fonte di preoccupazione in una parte dei lavoratori portuali per una
possibile “deregolamentazione” delle norme sul mercato
del lavoro (la Filt-Cgil ha distribuito in occasione della riunione
un volantino): Riccardi ha ribadito che il provvedimento regionale
non si occupa di questa materia rimandando espressamente alle legge
nazionale sui porti 84 del 1994. Nulla cambierà, insomma - ha
concluso - per quanto riguarda le tutele e le norme sulla sicurezza
del lavoro nei porti di Monfalcone e Porto Nogaro.

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