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12 luglio 2012
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- Ennesimo rinvio del dragaggio del porto di Pescara
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- Il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche
boccia l'ipotesi di utilizzare la vasca di colmata
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L'intervento di dragaggio nel porto di Pescara necessario per
risolvere i problemi di operatività dello scalo abruzzese ha
subito un ennesimo rinvio. Ieri, infatti, il Provveditorato
interregionale per le opere pubbliche ha comunicato la propria
bocciatura dell'ipotesi di utilizzare la vasca di colmata esistente
nel porto, già usata in precedenti operazioni di dragaggio,
per conferire al suo interno il nuovo materiale da dragare.-
- Nel corso di un incontro con il presidente della Provincia di
Pescara, Guerino Testa, con il sindaco della città abruzzese,
Luigi Albore Mascia, con il direttore ambientale dell'Arta Abruzzo,
Giovanni Damiani, e con i tecnici di Provincia e Regione, gli
esperti dell'Ispettorato interregionale alle opere pubbliche hanno
chiarito che svuotare la vasca di colmata, impermabilizzarla e poi
riempirla con altri materiali da prelevare sui fondali del fiume e
nell'area portuale costerebbe tra i dieci e i venti milioni di euro
e richiederebbe dagli otto ai dodici mesi di tempo, a seconda della
quantità di materiale da rimuovere, che può variare da
125mila a 257mila metri cubi.
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- Testa e Mascia hanno chiesto di individuare «una soluzione
definitiva che consenta di dragare il porto di Pescara a partire da
settembre, senza ulteriori rinvii», ma per il Provveditorato
quella della vasca di colmata è un'ipotesi non ottimale e da
scartare mentre andrebbero perseguite altre ipotesi che andranno
sottoposte all'attenzione del ministero dell'Ambiente. I tecnici del
Provveditorato hanno spiegato che si potrebbe trasportare in
discarica il materiale dragato nel porto di Pescara oppure
riutilizzarlo a seguito di un trattamento da effettuare o nel porto
di Pescara o in un impianto apposito; o ancora: si può
ipotizzare il trasporto in un'altra vasca di colmata dopo aver
controllato sul posto il materiale. Un'ulteriore ipotesi è di
realizzare a Pescara una nuova vasca di colmata (propedeutica alla
separazione del fiume dal porto) - ma è stato subito
evidenziato che non è previsto nel Piano Regolatore Portuale
e sarebbe necessaria una variante allo strumento, peraltro non
ancora approvato - o si potrebbe realizzare un intervento di
riprofilatura del fiume, senza spostare il materiale che si è
accumulato.
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- Testa e Mascia hanno precisato che «saranno i ministeri
competenti a dover decidere, a questo punto». Il sindaco e il
presidente della Provincia hanno rilevato che tutte le possibili
soluzioni indicate «sono attuabili solo nel giro di alcuni
mesi e richiedono investimenti consistenti che il governo stesso
dovrà effettuare. Tutte strade, peraltro - hanno evidenziato
- che affrontate in regime di ordinarietà non consentiranno
mai al porto di Pescara di uscire dall'emergenza. Aspettiamo quindi
hanno concluso Testa e Mascia - di essere convocati a Roma dai
ministeri dell'Ambiente e dei Trasporti. Chiediamo di sapere a
strettissimo giro in che modo il governo, proprietario
dell'infrastruttura, intende salvarla dalla chiusura definitiva».

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