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18 luglio 2012

Nerli (Assoporti): c'è il rischio di un'esclusione dai porti italiani dei grandi operatori internazionali

La guida dell'Associazione dei Porti Italiani passa al duumvirato Merlo-Monti

Nel corso dell'odierna assemblea dell'Associazione dei Porti Italiani (Assoporti), che apre l'era del duumvirato Luigi Merlo - Pasqualino Monti alla guida dell'organizzazione delle Autorità Portuali ( del 5 luglio 2012), il presidente uscente Francesco Nerli, nella sua relazione che pubblichiamo nella rubrica “Forum dello Shipping e della Logitica”, ha ricordato i temi cruciali che riguardano la portualità italiana, tra cui l'assegnazione dell'autonomia finanziaria alle Autorità Portuali, la valorizzazione delle aree costiere a partire da quella mediterranea all'interno della politica dei trasporti dell'Unione Europea, il riconoscimento alle Autorità Portuali di un ruolo esteso di promotori di sistemi logistici e la connessione “corretta” dei porti con la piattaforma infotelematica per la gestione della rete logistica. Obiettivi che dovranno essere raggiunti - ha denunciato Nerli - in assenza di un disegno di sviluppo del sistema e di un chiaro piano strategico per la portualità.

«A fronte di critiche rivolte alle Autorità Portuali per aver “elaborato pianificazioni sovradimensionate rispetto a scenari futuri credibili” - ha sottolineato Nerli - si dà credito ad indicazioni programmatiche e di priorità frutto di studi di fondazioni autorevoli, che però hanno il limite della carenza di confronto con gli enti del territorio e in primis le Autorità Portuali».

Nel denunciare la tendenza ad accreditare disegni astratti, Nerli ha denunciato invece la carenza di fondi per i porti e l'esiguità della quota di 70 milioni all'anno garantita da una autonomia finanziaria marginale. Il presidente uscente di Assoporti ha ricordato nel cahier de doleance sulla portualità anche il congelamento dal 1993 di tasse e diritti portuali.

Nerli ha inoltre posto l'attenzione su tre temi di scottante e rischiosa attualità: da un lato, l'imminente scadenza di molte fra le maggiori concessioni portuali, scadenza che potrebbe postulare - secondo Nerli - una privatizzazione del “bene porto”, con esclusione dai porti italiani dei grandi operatori internazionali. Secondo tema quello relativo alla posizione della UE contraria sempre e comunque al finanziamento pubblico di infrastrutture portuali, finanziamento equiparato agli aiuti di Stato. Infine le conseguenze del decreto legge sulla spending review, e la recente sentenza del TAR Lazio che equipara i dipendenti delle Autorità Portuali a dipendenti pubblici con il rischio di trasformare le Autorità in mere strutture di amministrazione e di conservazione del bene porto.

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