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18 luglio 2012

Merlo: i porti italiani devono evolvere passando dal modello industriale a quello logistico industriale

Ciaccia esclude l'ipotesi di accorpamenti o soppressioni di Autorità Portuali. Monassi: sì ad una “Cernobbio” itinerante per i porti. Costa: le tariffe sui servizi tecnico-nautici sono il fatto che rende i porti meno competitivi

I porti italiani devono evolvere passando dal modello industriale a quello logistico industriale. È questo l'indirizzo strategico per il rilancio della portualità delineato dalla nuova presidenza di Assoporti che è stato presentato oggi a Roma all'assemblea generale dell'Associazione dei Porti Italiani dal nuovo presidente Luigi Merlo e che è frutto di una condivisione totale con il vice presidente vicario, Pasqualino Monti, che tra un anno subentrerà a Merlo alla guida di Assoporti, avvicendamento che sarà reso possibile grazie al cambio di statuto approvato oggi dall'assemblea.

La nuova strategia di Assoporti punta all'affermazione della logistica come grande opportunità di sviluppo del Paese e all'assegnazione ai porti, in quanto anello fondamentale della catena logistica, di una cabina di regia e coordinamento globale. I porti - è sottolineato in un documento programmatico - sono chiamati a passare da una dimensione urbana a una macro-regionale anche al fine di avviare su basi diverse e molto concrete un confronto con l'Associazione dei Comuni e con tutti i playmaker, istituzionali e no, della programmazione logistica.

Non è chiarito se il cambio della dimensione da urbana a macro-regionale dei porti potrà o dovrà essere accompagnato da un analogo incremento del perimetro amministrativo delle Autorità Portuali, magari attraverso la creazione di enti portuali regionali o con l'accorpamento di Autorità Portuali. Nella sua relazione il presidente uscente di Assoporti, Francesco Nerli, ha rilevato che le Autorità Portuali «non gravano e non hanno mai gravato sul bilancio dello Stato» ed ha precisato che spetta al governo e al parlamento dare risposte politiche «alle ipotesi di “taglio”, “accorpamento” o macro entizzazioni di sistema, tenendo conto che mere aggregazioni o sommatorie di enti non sempre sono il mezzo per perseguire la razionalizzazione dell'assetto di regolazione ed amministrazione della portualità».

La possibilità di ricorrere all'attuazione di accorpamenti o di soppressioni di alcune Autorità Portuali è stata esclusa dal vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Mario Ciaccia, intervenuto all'assemblea di Assoporti, che si è dichiarato contrario a tale ipotesi.

La nuova linea strategica di Assoporti è volta anche a risolvere il problema che affrontano le Autorità Portuali nel reperire risorse per gli investimenti: fra le priorità indicate dal presidente dell'ente portuale di Genova, Luigi Merlo, figura anche l'individuazione di nuovi strumenti finanziari che - ha osservato - non possono essere certo rappresentati unicamente dalla limitata autonomia finanziaria ottenuta dalle Autorità Portuali, ma devono essere frutto di una esplorazione di ogni forma di collaborazione e finanziamento, inclusi i project bond.

Inoltre, per Assoporti è priorità assoluta incidere sulle linee guida di spending review e sulle limitazioni “assurde” imposte all'operatività dei porti. E non è certo un tabù ragionare anche sulla natura giuridica dell'Autorità Portuale «se ciò può dare finalmente stabilità al comparto». Fra le innovazioni in vista anche la costituzione di un sistema informatico portuale nazionale e la riapertura di un confronto sulla tutela del lavoro portuale.

Secondo Assoporti è anche venuto il momento di rilanciare con forza e con la decisione il cluster marittimo e logistico ipotizzando anche la realizzazione di un grande forum corale che una volta all'anno riunisca tutti i protagonisti di questo cluster e li spinga a compiere decisioni strategiche confrontandosi con tutto il governo.

L'ipotesi di istituire un'assise dei porti italiani è stata accolta con favore dalla presidente dell'Autorità Portuale di Trieste, Marina Monassi, che ha candidato la città giuliana a ospitarne la prima edizione. Inoltre Monassi ha evidenziato l'importanza di ottimizzare le risorse, evitando di spendere denari in studi e consulenze che poi non si concretizzano, ma sostenendo piuttosto le singole Autorità Portuali in studi e progetti che hanno nel cassetto, ma per i quali non hanno avuto le disponibilità necessarie per realizzarli. È un momento fondamentale per la logistica e la portualità italiana - ha sottolineato - basti pensare alla realtà di Trieste e all'aumento del 50% nel 2011 sul 2010 in termini di tonnellate nel traffico contenitori e di un ulteriore aumento del 20% nel primo semestre del 2012. Al neo presidente di Assoporti Merlo, la presidente dell'Autorità Portuale di Trieste ha chiesto anche di garantire un equilibrato sviluppo nel rispetto delle singole identità, favorendo le realtà portuali che possono costituire dei validi punti di riferimento per le imprese italiane e per il mondo che attraverso l'Italia vuole raggiungere l'Europa, bypassandone i porti del Nord.

Sul tema dell'autonomia, non solo finanziaria, dei porti è intervenuto anche il presidente dell'Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, replicando al presidente della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), Paolo D'Amico, che ha affermato la contrarietà degli armatori ad un sistema di decentralizzazione che porti le Autorità Portuali «ad un loro tariffario». «Confitarma - ha risposto Paolo Costa - deve decidere: o, come dice, apprezza l'autonomia dei porti, che per liberare risorse competitive non può essere solo quella cosiddetta finanziaria di trattenersi l'1% dell'IVA o, al contrario, teme la competizione tra i porti pretendendo di controllare da Roma. Alla faccia dell'autonomia e del federalismo - ha sottolineato il presidente dell'ente portuale veneziano - le tariffe sui servizi tecnico nautici che oggi sono il fatto che rende i nostri porti meno competitivi - come va ripetendo l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - rispetto ai concorrenti europei anche nel Mediterraneo». «Dispiace - ha concluso Costa - sentire riaffermare afflati centralistici e corporativi. La speranza è che il Senato nella proposta di riforma dei porti, in dirittura d'arrivo, faccia il suo mestiere di decisore. Quel pezzo di destino dell'Italia che dipende dai porti si gioca adesso, nell'evitare che la riforma dell'84/94 possa trasformarsi in una occasione mancata».

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