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10 agosto 2012

L'Osservatorio Nautico Nazionale denuncia «una vera e propria fuga dalla nautica»

Il calo delle presenze nei porti italiani - sottolinea l'ONN - può «comportare la perdita di almeno 10.000 posti di lavoro in tempi brevissimi»

L'Osservatorio Nautico Nazionale (ONN), l'organismo di analisi del mercato della nautica costituito da UCINA, Provincia di Genova, DIEM e CERIST, denuncia un forte decremento delle presenze di imbarcazioni nei porti italiani a luglio. L'Osservatorio rende noto che lo scorso mese rispetto al luglio 2011, che pure è stato un anno di forte crisi economica, la filiera turistico-nautica ha segnato un decremento medio del -33% per quel che riguarda i transiti e che nelle prime quattro regioni per numero di posti barca la media peggiora e si è attestata sul -48%.

Regioni con il tasso di riduzione degli ormeggi stanziali maggiore, luglio 2012 su luglio 2011

Regione

Riduzione
ormeggi
stanziali

% dei
posti barca
nazionali

Emilia Romagna

-40%

4%

Sicilia

-33%

12%

Friuli Venezia Giulia

-31%

10%

Toscana

-28%

11%

Liguria

-28%

14%


Regioni con il tasso di riduzione dei transiti giornalieri maggiore, luglio 2012 su luglio 2011

Regione

Riduzione
ormeggi
in transito

% dei
posti barca
nazionali

Liguria

-75%

14%

Marche

-41%

4%

Sicilia

-40%

12%

Sardegna

-38%

13%

Toscana

-32%

28%

L'indagine a campione sullo stato delle presenze, sia per i posti barca stanziali sia per quelli in transito, è stata svolta sui 60 porti nazionali più rappresentativi dell'offerta turistica di pregio dell'Italia. Il dato medio nazionale evidenza una contrazione del numero di posti stanziali pari al -26% tra il luglio 2012 e il luglio 2011, valore che scende ulteriormente al -33% per quanto riguarda i posti in transito.

I picchi negativi per i posti barca stanziali si concentrano in Emilia Romagna (-40%), Sicilia (-33%), Friuli Venezia Giulia (-31%), Toscana e Liguria (-28%). L'area maggiormente in sofferenza è dunque quella dell'Alto Adriatico, che complessivamente segna un -30%.

Ancora più critica la contrazione della domanda dei posti in transito che, per quel che riguarda le prime quattro regioni per numero di posti barca e offerta turistica di pregio - cioè Liguria, Sicilia, Sardegna e Toscana - registra un -48%. Drammatica la situazione della Liguria, già flagellata dalle alluvioni primaverili che hanno colpito anche alcuni porti, che segna un -75%; gravissima anche la situazione di Marche (-41%), Sicilia (-40%) e Sardegna (-38%).

L'Osservatorio evidenzia che, confrontando i dati attuali con quanto emerso dall'indagine del gennaio scorso svolta dallo stesso ONN per verificare l'impatto dell'adozione della tassa di stazionamento, appare chiaro in primo luogo che «la contrazione dell'occupazione di posti barca dall'inizio dell'anno si è notevolmente aggravata, passando dal -17% di gennaio al -26% di luglio, per quanto attiene i posti stanziali. Inoltre mentre a gennaio vi erano forti differenze territoriali, con le strutture portuali transfrontaliere a subire maggiori perdite (la prima versione della tassa prevedeva infatti il pagamento solo nel caso di permanenza delle imbarcazioni nelle acque nazionali, mentre - ricorda l'ONN - la tassa è stata poi trasformata da tassa di stazionamento - in acque italiane - in tassa di possesso, che colpisce qualunque cittadino residente in Italia che abbia il possesso di un’imbarcazione o nave da diporto, sotto qualunque bandiera registrata, in qualunque Paese stazioni e indipendentemente se si trovi in mare o a terra), a luglio invece il dato è molto più uniforme a livello nazionale e fa pensare a una vera e propria fuga dalla nautica».

L'ONN spiega che, stando alle informazioni raccolte, «la fuga dei diportisti è dovuta a: ispezioni della Guardia di Finanzia e relativa clima di “terrore fiscale” (90%); ripetitività dei controlli, in mancanza di coordinamento fra le diverse forze di polizia (76%); costo del carburante (33%)».

Ricordando che secondo il Censis ogni 3,8-4 barche si crea un posto di lavoro nella filiera dei servizi e della manutenzione e che l'Italia ha oltre 156.000 ormeggi, l'ONN sottolinea che «la riduzione nell'occupazione sia dei posti stanziali sia di quelli in transito può rapidamente comportare la perdita di almeno 10.000 posti di lavoro in tempi brevissimi».

«Stiamo assistendo - ha commentato il presidente di UCINA, Anton Francesco Albertoni - all'agonia della nautica italiana, ma sembra che nessuno al governo si renda conto della drammaticità di una situazione, che in breve tempo si rifletterà in modo massiccio sul fronte occupazionale e che comporterà il probabile fallimento di molte strutture turistico-portuali. Così si distrugge non solo un comparto che, nonostante tutto, è ancora tra i più trainanti dell'export del paese, ma anche il turismo nautico e l'industria costiera ad esso legata, patrimoni che tutto il mondo ci invidia da sempre».

«Ribadiamo ancora una volta - ha proseguito Albertoni - l'urgente necessità di istituire un registro telematico delle imbarcazioni, strumento che consentirebbe di velocizzare i controlli sui diportisti rendendoli mirati e percepiti dagli stessi come meno “invasivi”».

Da parte sua il presidente dell'Associazione Italiana Porti Turistici (Assomarinas), Roberto Perocchio, ha evidenziato il rischio che imprenditori, addetti e operai della nautica possano arrivare a gesti estremi, come il blocco dei porti nazionali, qualora non si trovino soluzioni per contrastare la chiusura delle imprese e gli inesorabili continui licenziamenti.




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