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29 maggio 2015

World Shipping Council, la congestione dei porti non è causata dall'aumento della dimensione delle navi e dalle nuove alleanze armatoriali

L'associazione dello shipping sottolinea che può derivare da molteplici fattori

La congestione dei porti è determinata da più fattori e non dall'aumento della dimensione delle navi e dalle nuove alleanze costituite dalle compagnie di navigazione. È un'opinione che può essere considerata o meno valida, ma non è certo al di sopra delle parti dato che è quella del World Shipping Council (WSC), organizzazione formata da compagnie armatoriali che operano nel settore di linea.

Il World Shipping Council ha rilevato che la congestione nei porti può derivare da molteplici cause, tra cui gli aspetti legati alla produttività del lavoro, come - ha osservato l'associazione - è stato chiaramente dimostrato da ciò che è avvenuto di recente nei porti della West Coast degli Stati Uniti dove la produttività di alcuni terminal è scesa del -73% da settembre 2014 al febbraio 2015 con un conseguente rallentamento del traffico e aumento del tempo di attesa delle navi, oppure gli inattesi picchi dei volumi di traffico, come si è verificato nel porto di New York - New Jersey quando le compagnie e gli spedizionieri vi hanno dirottato merci destinate originariamente ai porti della West Coast.

Altri fattori - ha osservato il WCS - possono essere la irregolare produttività dei terminal portuali, l'inefficiente piano di carico delle navi, l'inaffidabilità delle schedule delle partenze delle navi, la capacità o meno di un terminal di evitare la congestione del traffico sulle banchine, l'inefficienza delle infrastrutture di trasporto che collegano un terminal portuale con la ferrovia e le autostrade, l'interruzione di servizi intermodali che servono i porti, la carenza di capacità ferroviaria in alcuni terminal portuali o l'incapacità di accedervi da parte delle ferrovie, la disponibilità nei terminal portuali di aree di stoccaggio e l'efficienza nella movimentazione dei container in queste aree, la carenza di varie tipologie di mezzi tra cui gru di piazzale, chassis o carri ferroviari, la tempistica scelta dai caricatori o dai camionisti per ritirare le merci, gli orari in cui i magazzini o i centri di distribuzione possono ricevere i contenitori e la presenza di alternative efficaci per lo stoccaggio di container vuoti all'interno del terminal portuale. Ma tra i vari fattori ci può essere anche quello meteorologico, come - ha ricordato il WSC - è avvenuto ad esempio nell'inverno del 2014 quando il cattivo tempo ha colpito i porti statunitensi dell'Atlantico settentrionale.

Il World Shipping Council ha sottolineato che questo non è certo un elenco completo ed esaustivo dei motivi che determinano la congestione portuale, ma è una lista che evidenzia che il problema non è causato da un singolo o da un semplice insieme di fattori. Questi fattori, così come avviene di solito - ha spiegato l'associazione - possono variare in base alla nazione, al porto e al terminal. Pertanto - secondo il WSC - la risoluzione di questi problemi richiede un insieme concertato di azioni che coinvolgano tutte le parti, con soluzioni che dovranno essere adattate ai problemi specifici che emergono in località specifiche.

Nella sua disamina sulle cause della congestione del traffico containerizzato nei porti il World Shipping Council, quasi in risposta all'International Transport Forum che ha messo sotto accusa l'eccessiva crescita della capacità delle portacontainer e la nuova concentrazione della capacità di stiva generata dalla costituzione di alleanze tra i principali operatori del settore del trasporto marittimo di linea ( del 29 maggio 2015), ha difeso e motivato il fenomeno di crescita della dimensione delle portacontainer, sviluppo che - ha specificato l'associazione - prosegue senza interruzione a partire dall'avvento stesso della containerizzazione, ha precisato che l'impiego di mega portacontainer non comporta affatto una diminuzione dell'affidabilità delle schedule ed ha rimarcato che le alleanze tra le compagnie armatoriali determinano piuttosto un uso più efficiente della capacità delle flotte.

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