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18 settembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 23:17 GMT+2



9 maggio 2017

Confitarma respinge perentoriamente la richiesta di Onorato di imporre l'obbligo di imbarcare solo marittimi italiani/comunitari sulle navi di bandiera nazionale

Venti anni di accorta politica marittima nazionale - denuncia Grimaldi - non possono essere messi a rischio da affermazioni pretestuose

La Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), con una nota titolata “Avviso ai Naviganti” a firma del presidente Emanuele Grimaldi, respinge perentoriamente la reiterata richiesta dell'armatore Vincenzo Onorato di imporre l'obbligo di imbarcare solo marittimi italiani/comunitari su tutte le navi di bandiera nazionale al fine di mantenere i benefici fiscali previsti dalla legge n.30 del 1998. Una richiesta che - si osserva nella nota - «non porterà ad una maggiore occupazione ma, al contrario, porterà disoccupazione».

La diatriba è in atto ormai da anni ed è una contrapposizione impersonata da due principali esponenti dell'armamento italiano: Onorato è a capo di una fitta rete di servizi marittimi nazionali per il trasporto di passeggeri e merci sulle rotte italiane operati dalle compagnie di navigazione Moby e Tirrenia/CIN e Grimaldi guida un gruppo armatoriale leader europeo nel segmento del trasporto marittimo regolare di passeggeri e autoveicoli e attivo anche su rotte extra-continentali principalmente con i marchi Grimaldi Group, Grimaldi Lines, Finnlines, Atlantic Container Line e Minoan Lines.

La lunga nota della Confederazione è fortemente critica rispetto alla posizione di Onorato, accusato di manifestare «stranamente» «sentimenti di patriottismo» «a distanza di oltre 19 anni dall'entrata in vigore della legge n.30 del 1998 istitutiva del Registro Internazionale, all'indomani dell'entrata in servizio di collegamenti marittimi sulle rotte per la Sardegna gestiti dal Gruppo Grimaldi».

Confitarma ha specificato che la rigidità introdotta con un obbligo di imbarcare solo marittimi italiani/comunitari su tutte le navi di bandiera nazionale «costringerebbe gli armatori italiani a cambiare bandiera per poter competere con quelle che operano secondo regole più flessibili. È noto - ha ricordato l'associazione armatoriale - che, grazie alla flessibilità del Registro Internazionale, dal 1998 la flotta è aumentata da 7,8 a 16,5 milioni di tonnellate di stazza con il conseguente aumento dell'occupazione totale da 30.000 a 60.000 marittimi di cui oltre il 60% italiani/comunitari».

«Da sottolineare - ha rilevato ancora Confitarma - che l'imbarco di marittimi extra-comunitari non comporta oneri a carico dello Stato mentre, nell'ipotesi di equipaggi solo italiani/comunitari - assolutamente inverosimile - l'onere a carico dello Stato non diminuirebbe ma aumenterebbe di oltre 350 milioni di euro l'anno».

«Le affermazioni di Onorato - è la dura accusa di Grimaldi - di fatto sono demagogiche, strumentali e fanno leva sulla sciagura della povera gente con il solo fine di perseguire vantaggi personali: infatti, non potendo ostacolare la concorrenza, cerca di creare confusione nel campo avverso e nelle istituzioni con il beneplacito di politici compiacenti».

La nota prosegue precisando che «storicamente Onorato non conosce le logiche dei traffici internazionali, in quanto le sue navi fino a poco fa non hanno mai messo la prua oltre il cabotaggio. Peraltro, la sua recente joint venture con la compagnia di navigazione russa St. Peter Line specializzata in crociere nel Mar Baltico - ha evidenziato Grimaldi riferendosi alla partecipazione della Moby al capitale della compagnia russa ( del 29 settembre 2016, ndr) - dimostra che anche per la Moby Spa l'imbarco di marittimi extracomunitari sulla nave “Princess Anastasia” battente bandiera italiana e iscritta nel Registro Internazionale (al 19 aprile 2017 più di 100 extracomunitari su un equipaggio di 192, perfino con il pizzaiolo ucraino!), sia indispensabile per operare e rimanere competitivi. Da notare poi che per questi marittimi extracomunitari ci risulta sia stato utilizzato il tanto criticato contratto collettivo No-Doms sottoscritto da Confitarma, che garantisce uno stipendio medio superiore ai 1.200 dollari netti (e non 300$!) oltre agli oneri sociali a totale carico degli armatori».

«Non si comprende poi - si evidenzia inoltre nella nota - il persistente attacco ai tanti vantaggi di cui usufruirebbero gli armatori italiani che operano nei traffici internazionali: basta vedere la maggior parte dei bilanci dei colleghi da cui risulta che nonostante operino in perdita continuino a pagare la tonnage tax. Onorato dovrebbe specificare: se le sue società percepiscono o meno tutti i vantaggi fiscali del Registro Internazionale, anche in riferimento al caso sopra citato; a quale titolo ritiene che tali vantaggi, se percepiti, debbano essere riconosciuti a una compagnia che opera in regime di sovvenzione, quale è la CIN, e se nella sua onestà intellettuale ritiene che questa anomalia necessiti o meno di una correzione normativa; se all'atto della stipula della convenzione CIN-MIT si sia tenuto conto dei vantaggi che percepisce (se li percepisce) con l'iscrizione delle navi nel Registro Internazionale; se ricorda che, quando la Tirrenia era ancora pubblica, nel 1999 portò avanti una dura campagna contro lo statalismo nel cabotaggio sostenendo che i contributi statali erano un privilegio feudale che ponevano l'Italia fuori dall'Europa. E nel 2008 dichiarò “Non vedo la ragione per la quale lo Stato debba spendere denaro pubblico per sovvenzionare collegamenti che il privato già attua”; se ritiene che ci possa essere uno spreco di denaro pubblico, dato che lo Stato, attraverso le convenzioni, paga un servizio che altri armatori svolgono senza ingenti sovvenzioni; sovvenzioni, che invece per il gruppo Onorato si aggiungono ai vantaggi fiscali del registro internazionale; perché non onora il debito, pagando quanto dovuto alla gestione commissariale per aver rilevato l'ex flotta pubblica Tirrenia; se da solo non percepisce sovvenzioni pubbliche e vantaggi fiscali più di ogni altro armatore, per circa 100 milioni di euro l'anno».

«Per quanto sopra - conclude la nota firmata da Grimaldi - si invita il mondo del mare a non dare ascolto a coloro che perseguono solo il loro tornaconto personale senza considerare le concrete conseguenze per l'occupazione marittima italiana. Venti anni di accorta politica marittima nazionale, condivisa tra organizzazioni sindacali, amministrazione e armamento, in linea con le indicazioni dell'Unione Europea, non possono essere messi a rischio da affermazioni pretestuose basate su mere frasi ad effetto e prive di qualsiasi seria analisi. Infine, invitiamo Onorato a non qualificarsi “uomo di mare”, lui che per mare va per hobby e sport diversamente da chi ci va per lavoro e per il pane».


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