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25 settembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 22:35 GMT+2



9 marzo 2018

Nei prossimi dieci anni saranno necessari 48 miliardi di euro di investimenti nei porti europei

Le richieste di ESPO all'UE. Sinora i progetti portuali hanno avuto solo il 4% dei finanziamenti del programma CEF

Nel periodo 2018-2027 saranno necessari investimenti nei porti europei pari a circa 48 miliardi di euro per sviluppare infrastrutture moderne, sostenibili e ben collegate affinché gli scali portuali continuino a svolgere il loro importante ruolo non solo come nodi primari della rete di trasporto, ma anche come poli di attrazione per l'industria e la logistica, per assicurare la mobilità dei passeggeri e nel quadro della transizione energetica.

Lo sottolinea uno studio realizzato per individuare le future esigenze di investimento dei porti europei e per valutare la passata capacità dei porti di beneficiare dei diversi strumenti finanziari dell'UE che è stato commissionato dall'European Sea Ports Organization (ESPO) in vista della presentazione del proprio contributo alla consultazione pubblica per la predisposizione del nuovo programma europeo Meccanismo per Collegare l'Europa (CEF II) che avrà lo scopo di finanziare i progetti infrastrutturali della rete transeuropea nel periodo 2021-2028 nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia, programma che secondo le previsioni sarà presentato il prossimo 29 maggio.

Lo studio, realizzato da Peter de Langen, Mateu Turró, Martina Fontanet e Jordi Caballé, stima gli investimenti necessari nei prossimi dieci anni in appunto 48 miliardi di euro, fabbisogno dovuto principalmente dovute a fattori esterni quali la crescita dei flussi commerciali, le nuove tendenze nel settore marittimo, la decarbonizzazione e altri requisiti ambientali, la digitalizzazione, l'automazione, lo sviluppo urbano e le sfide alla sicurezza. Nonostante questa diversità di esigenze, gli investimenti nelle infrastrutture di base, nelle infrastrutture di accesso marittimo e nei collegamenti con l'entroterra rappresentano oltre la metà dei progetti che gli organismi di gestione portuale prevedono per il prossimo decennio.

Peter de Langen ha precisato che la partecipazione allo studio dei porti europei è stata eccellente, con 73 porti che rappresentano oltre il 60% dei volumi di traffico marittimo dell'UE che hanno fornito informazioni su circa 400 progetti di investimento». «Di conseguenza - ha specificato - ora abbiamo una comprensione dettagliata delle esigenze di investimento dei porti europei».

L'associazione dei porti europei ha evidenziato che, nonostante il riconoscimento generale del ruolo significativo dei porti e delle loro molteplici responsabilità, sinora i progetti avviati dalle autorità portuali sono riusciti ad attirare solo il 4% dei finanziamenti del programma CEF e solo un terzo dei progetti presentati ha ricevuto finanziamenti. Tuttavia i risultati dello studio mostrano che i meccanismi di finanziamento pubblico rimangono un elemento molto importante per le amministrazioni portuali.

Sulla base dei risultati dello studio, nel proprio contributo alla consultazione ESPO ha evidenziato la necessità che il programma di finanziamenti CEF II rifletta i seguenti elementi: finanziamenti come componente essenziale degli investimenti in progetti portuali con un elevato valore aggiunto ma con bassa redditività finanziaria; metodologia chiara e ben definita per definire il valore aggiunto dell'UE, che vada oltre i progetti “transfrontalieri”; gestione responsabile dei finanziamenti attraverso un'analisi costi-benefici più rigorosa; una visione a lungo termine delle priorità di finanziamento che consenta ai porti di predisporre progetti di elevata qualità; cofinanziamento definito sulla base della carenza di investimenti; giusto livello di approvazione: i progetti portuali di minori dimensioni che non prevedono finanziamenti nazionali o regionali non dovrebbero richiedere l'approvazione anticipata dello Stato membro.

«Lo studio - ha rilevato Isabelle Ryckbost, segretario generale di ESPO - mostra un modello di investimento dei porti europei che rispecchia molto bene il ruolo essenziale e molto diversificato dei porti per l'economia. Noi - ha sottolineato - speriamo vivamente che lo studio e le nostre raccomandazioni possano aiutare la Commissione e i responsabili politici dell'UE a sviluppare una forte proposta CEF II con un'attenzione sufficiente al valore aggiunto dei progetti portuali per l'UE. A tal proposito - ha spiegato Ryckbost - è fondamentale riconoscere i porti come infrastrutture internazionali. Meno del 10% delle merci movimentate nei porti europei è costituito da traffico nazionale. I porti non sono solo le porte europee per il commercio con i Paesi terzi, ma creano anche un valore per la comunità che supera i confini nazionali. Rappresentano il collegamento principale tra il mare e il vasto entroterra e l'economia».

«Gli investimenti nei porti marittimi europei - ha proseguito Ryckbost - sono essenziali se si vogliono raggiungere obiettivi strategici in un'ampia gamma di settori politici dell'UE. Se i porti marittimi europei non possono effettuare gli investimenti necessari, allora i principali obiettivi politici nei trasporti, nell'energia e nell'ambiente saranno compromessi. In molti casi - ha evidenziato - i principali benefici dei progetti portuali, piuttosto che sulla stessa autorità portuale, ricadono più in generale sulla comunità e sull'economia. Ciò è particolarmente vero quando i porti investono in infrastrutture di base per disporre di capacità di crescita futura».

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