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19 settembre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 11:44 GMT+2



3 settembre 2019

Uno studio commissionato da ILWU Canada evidenzia la perdita di posti di lavoro determinata dall'automazione dei terminal portuali

Esaminati due scenari, con il taglio del 50% e 90% degli occupati

L'automazione dei terminal portuali sopprimerà migliaia di posti di lavoro nei porti della Columbia Britannica sottraendo ogni anno centinaia di milioni di dollari all'economia della regione. Lo denuncia la divisione canadese dell'International Longshore and Warehouse Union (ILWU) commentando le conclusioni di uno studio che il sindacato, che rappresenta i lavoratori portuali nordamericani, ha commissionato alla Prism Economics and Analysis per valutare quale sarà l'impatto dell'introduzione della digitalizzazione e dell'automazione nei terminal portuali della British Columbia e, in particolare, in tre comunità della regione - Prince Ruper, Delta e Vancouver - che maggiormente dipendono dal settore portuale, analisi che è limitata alle innovazioni tecnologiche introdotte nei terminal che movimentano contenitori in quanto in quelli che movimentano rinfuse non sono ancora state applicate tecnologie di automazione efficaci.

Lo studio evidenzia che l'adozione di tecnologie automatizzate nei porti del mondo ha determinato un calo della manodopera portuale e cita la previsione formulata quest'anno dalla World Maritime University secondo cui entro il 2040 fino al 90% dei posti di lavoro di gruisti o altri lavoratori portuali potrebbero essere rimpiazzati dall'automazione delle attività. Per valutare l'impatto economico derivante dalla perdita di posti di lavoro determinata dall'automazione, la Prism ha analizzato due scenari: uno scenario “Brownfield”, basato sull'aggiornamento tecnologico degli attuali terminal portuali attraverso una “semi automatizzazione”, in cui il taglio di posti di lavoro è del 50% ed uno scenario “Greenfield”, che prende in considerazione terminal portuali di nuova costruzione e “completamente automatizzati”, che prevede una riduzione del 90% degli occupati.

Nel 20178 erano 6.428 i lavoratori portuali impiegati dalla BC Maritime Employers Association (BCMEA). I lavoratori a tempo pieno erano 2.502, quelli occasionali 3.926 e i capisquadra 629, per un totale di 7.057 posti di lavoro di cui la maggior parte concentrati nel settore dei container. (che lo scorso anno ha totalizzato i due terzi delle ore di lavoro svolte dai portuali).

L'analisi prevede che nello scenario Brownfield sarebbero a rischio 5.990 posti di lavoro nei porti della regione (di cui oltre 2.300 nel Delta, più di 2.200 a Vancouver ed oltre 700 a Prince Rupert), inclusi 4.736 posti di lavori diretti tra ILWU e non-ILWU e 1.254 posti di lavoro indotti, a fronte della creazione, per attività di manutenzione e riparazione, di 794 posti di lavoro, con saldo negativo di 5.106 posti di lavoro.

Nello scenario Greenfield si registrerebbe quasi un raddoppio del rischio che riguarderebbe 10.783 posti di lavoro (di cui 4.100 nel Delta, oltre 4.000 a Vancouver e oltre 1.200 a Prince Rupert), costituiti da 8.524 posti di lavoro diretti tra ILWU e non-ILWU e 2.259 nell'indotto, a fronte della creazione di 1.513 nuovi posti di lavoro, con un saldo negativo di 9.270 posti.

Lo studio prevede che nello scenario Brownfield la riduzione dei redditi complessivi dei lavoratori, dei contributi dei datori di lavoro ai piani pensionistici e previdenziali causata dall'automazione ammonterebbe di 349 milioni di dollari, con una diminuzione di 36,6 milioni di dollari al gettito delle imposte federali, di 16,1 milioni al gettito delle imposte provinciali e di 4,6 milioni al gettito delle imposte municipali. Nello scenario Greenfield, invece, il taglio si attesterebbe globalmente a 628 milioni di dollari, con diminuzioni di 66,6 milioni di dollari al gettito delle imposte federali, di 28,9 milioni al gettito delle imposte provinciali e di 8,3 milioni al gettito delle imposte municipali.

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