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11 luglio 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 12:44 GMT+2



25 giugno 2020

ECSA e ETF, a causa dell'inazione dei governi i marittimi sono prigionieri sulle loro navi

Mattioli (Confitarma): necessaria un'azione umanitaria rapida e decisa per garantire loro corridoi di transito sicuro per farli arrivare a bordo lavorare e per farli tornare a casa

Tutti sanno, ma nessuno fa nulla. È, in sintesi, la denuncia per l'estrema difficoltà nel provvedere al cambio degli equipaggi delle navi che l'European Community Shipowners' Associations (ECSA) e l'European Transport Workers' Federation (ETF) hanno rilanciato oggi in occasione della celebrazione della Giornata del Marittimo 2020. L'associazione armatoriale e l'organizzazione sindacale hanno spiegato che tutti ormai sembrano essere consapevoli della situazione: a causa delle restrizioni di viaggio imposte dal Covid-19 - hanno ricordato ECSA ed ETF - i marittimi di tutto il mondo stanno affrontando da mesi difficoltà a essere sostituiti da altri membri dell'equipaggio e ad essere rimpatriati. In particolare per l'Europa, la capacità molto limitata di rilasciare visti per entrare nello spazio Schengen complica ulteriormente una situazione già estremamente complessa e potrebbe diventare un nodo critico quando le restrizioni di viaggio saranno abolite in tutti i Paesi».

«Eppure - hanno sottolineato ECSA ed ETF - nonostante l'alto livello di consapevolezza e copertura mediatica, il problema persiste». «In alcuni casi - ha specificato Estelle Brentnall, responsabile marittima dell'ETF - i marittimi sono ormai confinati sulle navi da mesi oltre il loro tempo contrattuale in mare. In questo momento vi sono centinaia di migliaia di marittimi per i quali si sarebbero dovuti effettuare i necessari cambi di equipaggio, il che significa che centinaia di migliaia di vite sono direttamente colpite dall'inazione e dalla mancanza di coordinamento degli Stati in tutto il mondo. Centinaia di migliaia di lavoratori marittimi che non sono in grado di trascorrere del tempo con i loro cari e - ha precisato Brentnall riferendosi ai marittimi che non possono raggiungere le loro navi - altri che non possono lavorare».

ECSA ed ETF hanno evidenziato che quello dei cambi degli equipaggi, per il quale sono già state definite procedure per attuarli in sicurezza, non è l'unico problema che contribuisce a rendere estremamente gravosa la vita dei marittimi: «le restrizioni di viaggio - hanno spiegato le due organizzazioni - hanno limitato la circolazione dei marittimi anche in altri modi. Oltre a non poter tornare a casa al termine del contratto, spesso viene loro negata la franchigia a terra o in alcuni casi hanno difficoltà a ottenere cure mediche».

«Sono in gioco - hanno denunciato ECSA ed ETF - i diritti fondamentali dell'uomo e dei lavoratori e non è più accettabile dare la colpa di questa situazione alla pandemia. Nonostante la crisi, i marittimi hanno assicurato la consegna delle merci. Nonostante la crisi, hanno lavorato. È inaccettabile che, nonostante la crisi, gli Stati non riescano a trovare il modo di riportarli a casa. Fornire ai marittimi un modo per tornare a casa, per ottenere cure mediche e per poter usufruire di brevi periodi di franchigia a terra, significa garantire il rispetto della dignità della persona».

«I lavoratori marittimi - ha ricordato il segretario generale dell'ECSA, Martin Dorsman - sono due milioni e da loro dipende il commercio globale, in quanto le navi trasportano più dell'80% del commercio globale. Hanno adempiuto al loro contratto. Ora, i governi devono garantire che siano, a loro volta, rispettati i loro diritti».

Alla denuncia di ECSA ed ETF si è associata la Confederazione Italiana Armatori (Confitarma): «i lavoratori marittimi - ha concordato il presidente Mario Mattioli - meritano il nostro sentito ringraziamento, ma ringraziarli non basta. Meritano, come Confitarma sta chiedendo ormai da mesi, un'azione umanitaria rapida e decisa da parte dei governi di tutto il mondo per garantire loro corridoi di transito sicuro per farli arrivare a bordo per lavorare e per farli tornare a casa una volta terminato il normale periodo di imbarco».

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