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9 agosto 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 10:40 GMT+2



22 luglio 2020

Confitarma e Assarmatori ribadiscono il loro no alla modifica delle norme sull'autoproduzione

Delusione per la mancata adesione dell'Italia all'accordo per facilitare i cambi degli equipaggi delle navi

Le associazioni armatoriali italiane Confitarma e Assarmatori hanno esortato il governo ad attivarsi per agevolare il cambio degli equipaggi delle navi, reso estremamente difficoltoso dalle misure adottate a livello globale per contenere la pandemia di Covid-19, ed hanno nel contempo manifestato la propria contrarietà alla modifica delle norme sull'autoproduzione, ovvero sulle modalità con cui viene consentito agli armatori di utilizzare proprio personale per effettuare operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei carichi nei porti.

Lunedì, in occasione della riunione in teleconferenza convocata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sui temi oggetto dello sciopero del prossimo 24 luglio ( del 26 giugno 2020), i presidenti di Confitarma e Assarmatori,Mario Mattioli e Stefano Messina, hanno richiamato ancora una volta l'attenzione sulla grave problematica dell'avvicendamento dei marittimi chiedendo al ministro Paola De Micheli risposte immediate nonché la tempestiva adesione, da parte dell'Italia, all'accordo firmato qualche giorno fa da 13 Paesi a vocazione marittima per facilitare i cambi equipaggio, manifestando la propria delusione per la mancata firma di tale accordo da parte del nostro Paese. In merito al tema dell'autoproduzione, Mattioli e Messina hanno ribadito la totale contrarietà alle modifiche apportate alla normativa preesistente, per ragioni sia di metodo che di merito.

«Per colpire gli abusi di qualcuno - ha spiegato Mattioli - non si può colpire la libertà di iniziativa economica di un'intera categoria imprenditoriale. È evidente, infatti, che tale misura comporterà un aumento delle già elevate tariffe applicate nei porti italiani, con pesante nocumento per la competitività della portualità italiana, maggiori costi per le imprese armatoriali, oltre che una penalizzazione per i lavoratori marittimi in termini occupazionali, ma anche retributivi. Per questo difenderemo le nostre ragioni in ogni sede consentita».

«Non si può - ha sottolineato Messina - modificare con un emendamento estemporaneo, non preceduto da alcun confronto fra le varie parti coinvolte, la disciplina di una materia così complessa. Un metodo siffatto non poteva che portare a una soluzione normativa pasticciata, che oltre a riportare il mercato dei servizi portuali indietro di 30 anni, si pone in evidente contrasto con la normativa antitrust nazionale e comunitaria circostanza che ci condurrà ad una stagione di contenziosi che non gioverà certo al nostro settore».

Per quanto riguarda il rinnovo del Ccnl, i presidenti hanno ricordato che l'interruzione della trattativa per il rinnovo non è stata certamente determinata dalla volontà delle associazioni datoriali quanto piuttosto dalla proclamazione dello sciopero da parte delle organizzazioni sindacali pur in presenza di incontri già convocati. Secondo Mattioli e Messina, ogni futura discussione sulla parte economica del rinnovo contrattuale dovrà tener conto del drammatico impatto che la pandemia continua a determinare sull'industria armatoriale, aggravata dalla mancata attenzione al settore marittimo nei provvedimenti che sono stati finora emanati senza contare l'imprevisto aggravamento dei costi armatoriali determinati dal divieto alla autoproduzione delle operazioni portuali.

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