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24 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 05:58 GMT+2



5 ottobre 2020

ITF e JNG invitano gli operatori dello shipping ad accordasi affinché le navi possano approdare nei porti dove è possibile effettuare il cambio dell'equipaggio

Cotton: ci scontreremo duramente con chiunque pensi di cavarsela prendendo di mira i marittimi che si avvalgono dei loro diritti

L'International Transport Workers' Federation (ITF) e il Joint Negotiating Group (JNG), che rappresenta la parte datoriale nel confronto con l'ITF sui temi del lavoro marittimo, hanno reso una dichiarazione congiunta sul problema del cambio degli equipaggi delle navi, sostituzione del personale marittimo che è resa estremamente difficoltosa dalle restrizioni ai viaggi imposte dai governi per contenere la pandemia di Covid-19.

Nella dichiarazione, a firma del segretario generale dell'ITF, Stephen Cotton, e del presidente dell'International Maritime Employers' Council (IMEC), Belal Ahmed, ITF e JNG ricordano che il settore dello shipping è responsabile del 90% degli scambi commerciali mondiali e, storicamente, è fondamentale per lo sviluppo delle economie nazionali e per la prosperità globale. «Continuiamo ad essere - ricordano inoltre - la linfa vitale dell'economia globale e la chiave per la futura ripresa, inclusi i posti di lavoro di miliardi di persone, mentre il mondo è risponde al Covid-19».

«Tuttavia - precisano ITF e JNG - come industria, possiamo aiutare il mondo a superare questa pandemia e continuare a trasportare le merci vitali per il mondo solo se le condizioni di lavoro sulle navi sono conformi alle normative marittime internazionali. Ciò perché questi regolamenti garantiscono la salute, la sicurezza, la protezione e il benessere del cuore della nostra industria: i marittimi di tutto il mondo. I marittimi hanno bisogno di un'industria che valorizzi loro, il loro contributo e i loro diritti umani. I marittimi hanno bisogno di luoghi di lavoro liberi, equi e sicuri».

«I datori di lavoro del settore marittimo che sono membri del Joint Negotiating Group - prosegue la dichiarazione - hanno lavorato instancabilmente per facilitare i cambi degli equipaggi facendo fronte a rilevanti oneri finanziari. Ciononostante oltre 400.000 marittimi continuano ad essere bloccati al lavoro sulle navi, sono costretti a prolungare i loro turni di servizio a causa delle restrizioni ai transiti alle frontiere e ai viaggi imposte da molti governi di tutto il mondo, così come a causa della scarsa disponibilità di voli internazionali provocata dalla pandemia».

«Ci uniamo - spiegano ITF e JNG - per sollecitare gli armatori, i noleggiatori, le società di management, le agenzie e società di manning e assunzione e tutte le altre parti interessate ad impegnarsi a non esercitare pressioni sui marittimi o a costringerli in alcun modo a prolungare i loro contratti. Né dovrebbero negare ai marittimi la possibilità di esercitare il loro diritto umano di smettere di lavorare, di lasciare le navi e di tornare a casa».

In particolare, con la loro dichiarazione congiunta, ITF e JNG invitano armatori, operatori di navi e le altre parti interessate nelle operazioni di trasporto marittimo a fare in modo che le navi, anche cambiando rotta, possano approdare nei porti dove è possibile effettuare il cambio dell'equipaggio e che ciò possa avvenire senza che ciò comporti sanzioni e oneri aggiuntivi dovuti al cambiamento di rotta.

«I marittimi - ha sottolineato il segretario generale dell'ITF, Stephen Cotton - sono veramente terrorizzati di poter perdere il loro lavoro se parlano o intendono far valere i loro diritti. La paura di poter essere messi al bando impedisce loro di far rispettare i loro stessi diritti umani e di lavoro. Data la stanchezza mentale e fisica causata dalla lunga permanenza a bordo, è più importante che mai che, durante questa crisi di cambio degli equipaggi, i marittimi possano parlare. Noi - ha avvertito Cotton - ci scontreremo duramente con chiunque nel settore pensi di cavarsela prendendo di mira i marittimi che si avvalgono dei loro diritti per rifiutare estensioni dei contratti. Il nostro settore è migliore di così».

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