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27 gennaio 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 05:00 GMT+1



18 dicembre 2020

ICS e ITF, storica la denuncia dell'ILO che accusa i governi di non aver adempiuto ai loro obblighi nei confronti dei marittimi

Mattioli (Confitarma): un riconoscimento formale dei marittimi come lavoratori essenziali da parte dell'Italia potrebbe essere utile anche in vista della campagna di vaccinazione

L'associazione armatoriale International Chamber of Shipping (ICS) e l'organizzazione sindacale International Transport Workers' Federation (ITF) hanno sottolineato il carattere storico del pronunciamento dei giorni scorsi del comitato di esperti dell'International Labour Organisation (ILO) in cui si evidenzia che nel corso della la pandemia di Covid-19 i governi che non hanno adempiuto ai loro obblighi nei confronti dei marittimi ai sensi del diritto internazionale.

ICS e ITF hanno rilevato che si tratta della prima sentenza di questo tipo, con la quale venti eminenti giuristi hanno riscontrato che i governi non sono riusciti a far rispettare gli standard minimi per la salvaguardia dei diritti dei marittimi, come stabilito dal diritto internazionale ai sensi della Convenzione sul lavoro marittimo (MLC) 2006. Ciò - hanno ricordato ICS e ITF - include diritti fondamentali quali l'accesso all'assistenza sanitaria, il rimpatrio, le ferie annuali e le ferie a terra.

Evidenziando che le conclusioni fanno seguito alle osservazioni presentate dall'International Transport Workers' Federation e dall'International Chamber of Shipping, il segretario generale dell'ITF, Stephen Cotton, e il segretario generale dell'ICS, Guy Platten, hanno ricordato che «ai governi è stato chiesto da mesi di affrontare la crisi dei cambi di equipaggio ed ora è stato detto loro che devono agire per aiutare le centinaia di migliaia di marittimi ancora a bordo delle navi a causa delle azioni illegali degli Stati membri».

«Questa sentenza - hanno osservato Cotton e Platten - stabilisce chiaramente che è legalmente e moralmente sbagliato che i Paesi continuino ad aspettarsi che i marittimi lavorino a tempo indeterminato, fornendo al mondo cibo, medicine e forniture vitali, privandoli nel contempo dei loro diritti fondamentali di marittimi, lavoratori e di esseri umani. Questa sentenza storica è una chiara rivendicazione di ciò che i sindacati dei marittimi e gli armatori hanno affermato negli ultimi nove mesi».

«Questa sentenza - hanno aggiunto - chiarisce che tutti i governi devono osservare il diritto internazionale e riconoscere urgentemente i marittimi come lavoratori essenziali, con ricadute pratiche. Ciò significa consentire ai marittimi di scendere nei porti per cure mediche. Significa consentire ai marittimi di raggiungere un aeroporto per tornare a casa quando i loro contratti sono terminati. E significa lasciare che gli equipaggi che li devono rimpiazzare attraversino il confine di un Paese per poter arrivare alle navi in loro attesa senza dover confrontarsi con una montagna di burocrazia. Ad oggi - hanno ricordato Cotton e Platten - solo 46 Paesi hanno classificato i marittimi come lavoratori chiave, il che semplicemente non è ben lungi dall'essere sufficiente».

Mario Mattioli, presidente della Confederazione Italiana Armatori, associazione che aderisce all'ICS, ha sottolineato che l'organizzazione che rappresenta condivide in pieno quanto sostenuto da ICS e ITF e a sua volta chiede con forza al governo italiano di riconoscere i marittimi come lavoratori chiave. «Siamo consci e grati - ha affermato Mattioli - del fatto che in questi mesi i ministeri competenti, con il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, hanno dimostrato grande attenzione alla problematica dei cambi di equipaggio e che, sul territorio italiano, i diritti dei marittimi sono stati pienamente rispettati. Tuttavia, un riconoscimento formale da parte del nostro Paese dei marittimi come lavoratori essenziali potrebbe essere utile anche per il loro necessario inserimento fra le categorie di soggetti che devono avere la priorità nell'imminente avvio del programma di vaccinazione anti-Covid. È un segnale importante da dare non solo a tutta la comunità marittima internazionale ma soprattutto ai marittimi imbarcati sulle nostre navi che da mesi non riescono a tornare dalle proprie famiglie».


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