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20 gennaio 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 04:31 GMT+1



14 gennaio 2021

Il World Shipping Council spiega perché le compagnie marittime containerizzate non sono il problema della supply chain

Carenza di stiva, schedule inaffidabili e volatilità dei noli - sottolinea l'associazione armatoriale - sono conseguenze di una situazione del tutto eccezionale

Oggi il World Shipping Council (WSC), l'organizzazione che rappresenta 20 compagnie di navigazione containerizzate tra cui le prime undici al mondo per capacità della flotta, ha replicato alle accuse rivolte, sinora ufficiosamente, a questi vettori marittimi da rappresentanze e da imprese che fanno parte della supply chain internazionale. Per questi ultimi, infatti, le disfunzioni che attualmente caratterizzano la catena mondiale di trasporto e distribuzione delle merci, ostacolata dalla congestione dei porti, dall'inaffidabilità della programmazione dei servizi marittimi di linea e dall'esponenziale crescita delle tariffe di trasporto marittimo, sarebbero addebitabili essenzialmente alle compagnie marittime containerizzate.

Sostanzialmente, il WSC rigetta tutte le accuse e chiama tutte le parti della supply chain a collaborare. L'organizzazione armatoriale ricorda che la catena mondiale di fornitura delle merci è fatta da produttori e distributori che normalmente pianificano l'attività con mesi e anni di anticipo e, dal lato marittimo, da compagnie di navigazione che investono miliardi di dollari in navi e altri beni sulla base delle aspettative per 25-30 a venire. Riferendosi alla situazione eccezionale determinata dalla pandemia di Covid-19 scoppiata all'inizio dello scorso anno e diffusasi a livello planetario, il WSC rileva che nessuna parte della supply chain era pronta ad affrontare questo scenario e che «la richiesta di una regolamentazione in una situazione così anomala non risolverà i nostri attuali problemi». Una frase sibillina, quest'ultima, forse riferita ad iniziative annunciate, ma non ancora intraprese, da associazioni di caricatori e spedizionieri principalmente in ambito UE e USA perché si analizzi e si dia una regolata all'inconsueto stato del mercato dei servizi marittimi containerizzati.

Secondo il WSC, «tutte le parti stanno facendo il possibile per superare questa pandemia senza precedenti». L'associazione armatoriale - quasi a conferma di un'involontaria colpa - precisa che alcune di queste parti, «malauguratamente, possono inconsapevolmente causare problemi ad altre parti della catena». Per il WSC, tuttavia, «è necessario un dialogo più stretto fra tutti noi per comprendere meglio come sostenerci vicendevolmente e collaborare per ottenere risultati migliori. Per rimuovere i colli di bottiglia - specifica l'organizzazione armatoriale - la velocità dei flussi containerizzati deve aumentare, le previsioni devono essere più accurate e deve aumentare la trasparenza in tutta la catena di approvvigionamento. I vettori marittimi - è la conclusione del WSC - stanno facendo del loro meglio per gestire le interruzioni della supply chain causate dal Covid-19 e invitano tutte le parti ad impegnarsi in modo costruttivo a fare lo stesso».

Se c'è dolo, sottintende in sintesi il World Shipping Council, c'è anche correità.

Quanto alle tesi a discolpa, iniziando dall'ultima argomentazione portata dal WSC a sostegno dell'innocenza dei propri associati, accusati (sinora ufficiosamente) di aver consapevolmente agito per giungere all'attuale esponenziale aumento dei noli in atto ormai da mesi e nel pieno della pandemia, aumento delle tariffe di trasporto marittimo che - secondo diverse voci della controparte - vedrebbe conferma nei risultati finanziari record registrati dai vettori marittimi oceanici negli ultimi mesi, la replica del World Shipping Council è che «i noli variano in base alla domanda». Il WSC chiarisce l'assunto - opinabile, direbbe la controparte - specificando che «nonostante le iniziative per aumentare la capacità della flotta disponibile, la domanda di capacità supera di gran lunga l'offerta. Come in qualsiasi libero mercato - osserva l'organizzazione armatoriale - ciò esercita una pressione al rialzo sulle tariffe. Comprensibilmente, caricatori e spedizionieri non sono contenti, ma - precisa il WSC - non bisogna dimenticare che questo è lo stesso fondamentale di mercato che ha mantenuto i noli a livelli molto bassi per diversi anni. La storia - sottolineata il WSC - dimostra che i noli fluttuano negli anni sulla base dello sbilanciamento tra domanda e offerta, scendendo molto rapidamente da livelli elevati con la stabilizzazione delle condizioni del mercato».

Quanto all'accusa di aver intenzionalmente causato la carenza di capacità di trasporto marittimo, il WSC controbatte che i vettori oceanici «stanno adottando tutte le misure disponibili al fine di accrescere la velocità e l'efficienza del trasporto delle merci, incluso l'utilizzo di tutto il tonnellaggio disponibile». «Quando nel secondo trimestre del 2020 la domanda è scesa del 20-30% circa - spiega l'organizzazione armatoriale - i vettori hanno ridotto i servizi e fermato navi. Però con l'aumento dei volumi di carico i vettori hanno ridistribuito tali risorse il più rapidamente possibile».

Sempre replicando all'accusa di aver scientemente agito per limitare la capacità di stiva, e rispondendo anche indirettamente alle critiche dei rappresentanti degli spedizionieri che lamentano che gli accordi in atto tra gli armatori siano utilizzati proprio a tal fine, il World Shipping Council evidenzia che, all'opposto, i vettori marittimi «condividono la capacità al fine di massimizzare l'efficienza. Gli accordi di condivisione delle navi - puntualizza il WSC - sono estremamente importanti nei periodi di elevata domanda di capacità di trasporto marittimo. Assicurano che tutti gli slot disponibili vengano utilizzati anche nel caso in cui un singolo operatore non abbia dai suoi clienti domanda sufficiente per una specifica rotta marittima. Grazie ad un accordo di condivisione delle navi - spiega il WSC - tale capacità può pertanto essere messa a disposizione di altri vettori partner che la possono offrire ai propri clienti».

Il World Shipping Council risponde anche a chi denuncia che i carrier marittimi containerizzati non abbiano alcuna intenzione di incrementare la capacità di stiva neppure in futuro: «contrariamente ad alcuni timori - precisa l'organizzazione - i vettori marittimi non stanno cancellando gli investimenti in futura capacità».

Infine, circa le critiche per l'inaffidabilità delle schedule presentate dagli armatori per notificare ai clienti le date di partenza delle loro navi, il WSC rileva che «la pandemia ha avuto un notevole impatto sulla possibilità di accesso a container e ad altre attrezzature. Dato che le attività di trasporto terrestre, le attività portuali e le operazioni di magazzino sono state colpite dai lockdown, da carenza di manodopera e da sovraccarichi di traffico - chiarisce il WSC - il posizionamento, l'utilizzo e la restituzione dei container nell'ambito della supply chain globale ha subìto un rallentamento. Oltre a massimizzare la capacità delle navi, i vettori marittimi stanno lavorando per migliorare l'accesso ai container. Stanno accelerando il riposizionamento dei container vuoti in eccesso e - sottolinea l'associazione armatoriale - acquistano, noleggiano, riparano e spediscono tutti i container disponibili. Semplicemente, purtroppo, attualmente non sono immediatamente disponibili più container ed è quindi necessario adottare tutte le misure per migliorare l'impiego della flotta di container esistente».

Il World Shipping Council evidenzia che il problema della carenza di contenitori disponibili si produce più a terra che in mare: «i ritardi che si verificano a terra - spiega l'associazione - hanno un diretto impatto sulla capacità dei vettori marittimi di far attraccare e scaricare le navi secondo i programmi e sulla capacità dei vettori marittimi di fornire container vuoti laddove e quando è necessario. È importante - sottolinea il WSC - che tutti gli utilizzatori delle attrezzature, inclusi i clienti e i fornitori di trasporto via terra, restituiscano prontamente i container vuoti in modo da rendere le attrezzature disponibili per il cliente successivo».

Non essendo la controparte giunta sinora a presentare alle autorità accuse circostanziate, è da vedere se questa linea di difesa esposta dal World Shipping Council sarà sufficiente per inibire i bellicosi propositi di rappresentanti di caricatori e spedizionieri che sinora hanno fatto fuoco e fiamme ma non hanno presentato istanze formali a chi di dovere.

B.B.


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