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3 marzo 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 10:19 GMT+1



8 febbraio 2021

Duro richiamo di Agostinelli al senso di responsabilità della comunità portuale di Gioia Tauro

Il container terminal - ammonisce il commissario dell'AP - non è al centro del mondo dello shipping e non è il riferimento imprescindibile per le esigenze dell'armatore

Il commissario straordinario dell'Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, ha diffuso una lettera aperta rivolta alla comunità portuale per esortare a dimostrare vicendevole senso di responsabilità e reciproco impegno in un momento in cui lo scalo portuale calabrese sembra tornare ad una fase di criticità che si auspicava superata con l'assunzione dal parte del gruppo armatoriale Mediterranean Shipping Company (MSC), attraverso la Terminal Investment Ltd. (TIL), dell'intero controllo della gestione del Medcenter Container Terminal (MCT), il terminal per contenitori del porto gioiese.

Una lettera esplicita, fino alla crudezza, che mette in chiaro le criticità del porto di Gioia Tauro. Problemi che caratterizzano anche altri porti italiani in cui la gestione del traffico containerizzato è affidata ad un solo operatore. Operatore terminalistico inoltre che, facendo parte di un gruppo armatoriale, inserisce inevitabilmente il porto calabrese in un network di servizi marittimi containerizzati che è quello della MSC e delle compagnie di navigazione con cui il gruppo coopera. Ciò, ovviamente, comporta sia delle opportunità, a partire da quella dell'interesse da parte dell'armatore di utilizzare un porto in cui gestisce un terminal, sia dei rischi, tra cui quelli di diventare un porto monocliente e quindi di essere soggetto all'evoluzione dei traffici marittimi dell'unico utente.

Una lettera in cui Agostinelli esorta la comunità portuale a cui è diretta la missiva, ma indirettamente - si potrebbe osservare - anche le istituzioni locali e governative che sempre hanno parlato del porto di Gioia Tauro come dell'elemento in grado - da solo - di rilanciare l'economia calabrese e - perché no - quella dell'intero Mezzogiorno, a rimanere con i piedi per terra, perché il porto può sì creare opportunità e crescita, ma non indurre a delineare scenari inverosimili e illusori.

«Le continue, talvolta assillanti, procedure sindacali di “raffreddamento”, la cui gestione è devoluta alla Autorità Portuale - esordisce la lettera di Agostinelli - mi impongono una riflessione, tanto più necessaria quanto più è stridente l'immagine delle banchine del porto di Gioia Tauro in questi giorni desolatamente vuote. Dopo un 2020 straordinario nonostante l'emergenza sanitaria, ed in assoluta controtendenza nel panorama nazionale, in queste prime settimane del 2021 i traffici portuali hanno registrato un brusco calo, e importantissime linee di navigazione trans-oceaniche sono state temporaneamente dirottate altrove».

«Congestione delle banchine, lavori portuali cui contribuisce anche questa Autorità, una parziale inoperatività dei mezzi meccanici ed una eccessiva lentezza delle operazioni portuali - spiega Agostinelli - queste le cause del momento negativo che il porto sta attraversando. Non sarà inutile ricordare - precisa il commissario straordinario dell'Autorità Portuale - come il terminalista stia rispettando alla lettera un robustissimo piano di investimenti, ed ulteriori tre grues di ultima generazione saranno posizionate in banchina durante il 2021, e come l'Autorità Portuale stia supportando questo sforzo sotto il profilo della agibilità dei fondali e nell'adeguamento tecnico-funzionale delle banchine. Così come non dobbiamo dimenticare come il terminal - con l'impegno ed il sacrificio di tutti, maestranze in primis - sia rimasto operativo anche nei momenti peggiori della pandemia e non un'ora di cassa integrazione sia stata richiesta».

«Ma allo stesso tempo - prosegue Agostinelli - dobbiamo sapere con assoluta chiarezza - e le circostanze di questi giorni lo confermano con durezza -, come Gioia Tauro non sia il terminal contenitori al centro del mondo dello “shipping”, e soprattutto non sia il riferimento imprescindibile per le esigenze dell'armatore, tutt'altro; altre soluzioni sono ben possibili, al di là del Mediterraneo, dove se non il costo del lavoro, la speditezza delle operazioni portuali è un fattore decisivo nelle scelte degli armatori. E lo stesso vale, a maggior ragione, anche per il terminal automobilistico, per il quale l'alternativa è anche più prossima e si chiama Salerno».

La lettera prosegue ricordando le iniziative che l'Autorità Portuale ha intrapreso per assicurare la competitività del porto nel mercato marittimo containerizzato globale. «Abbiamo messo a disposizione del porto - scrive Agostinelli - un nuovo gateway ferroviario, una nuova, strategica opportunità, al prezzo di inenarrabili difficoltà burocratiche, dovute a nodi irrisolti fin dai tempi della costruzione del porto e ad atavici contenziosi che stiamo faticosamente cercando di portare a soluzione con il supporto della Regione Calabria ed il dialogo con il commissario del CORAP, Consorzio Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive. Ed abbiamo, in ogni modo ed in ogni circostanza, sollecitato la “politica” nazionale a sciogliere quei nodi infrastrutturali che ad oggi impediscono al porto di Gioia Tauro di esprimere e mettere a frutto la strategicità della sua posizione al centro del Mediterraneo. E ancora. Fra due settimane l'impresa aggiudicataria inizierà i lavori di completamento della banchina di ponente, primo passo per l'insediamento di un polo per le riparazioni navali nel porto di Gioia Tauro, fino a cinque anni fa un sogno proibito chiuso in un cassetto».

Nella lettera il commissario straordinario esorta anche i lavoratori del porto ad assumersi la loro parte di responsabilità, in quanto elemento essenziale della comunità portuale. «Ma - continua infatti Agostinelli - è sul “capitale umano” che mi voglio conclusivamente soffermare. Se è vero che non mancano, da parte dei terminalisti e della Autorità Portuale, investimenti assai importanti e cospicui nei mezzi e nelle infrastrutture, credo che ci sia un percorso ancora da compiere sulla qualificazione e sulla valorizzazione delle maestranze. Investimenti “immateriali”, nella forma della attenzione alla “formazione” ma anche a processi finalizzati a farli sentire “comunità portuale”, la chiave a mio parere per far funzionare bene e in continuità il nostro porto. Noi per primi chiederemo alla Regione Calabria un indispensabile supporto per la formazione delle maestranze attualmente iscritte in Agenzia, in vista di una possibile trasformazione della Agenzia in impresa allo spirare dei termini previsti dalla legge costitutiva della stessa. Ai lavoratori portuali ed alle organizzazioni sindacali che li rappresentano chiediamo di avere la nostra stessa visione, di sentirsi parte di un progetto che fino a due anni, fra crisi e licenziamenti, sembrava una chimera irrealizzabile e che oggi fa di Gioia Tauro un “paradosso” nazionale. Chiediamo loro impegno, responsabilità, abnegazione, assicurando loro il nostro impegno, la nostra responsabilità, la nostra abnegazione».

«Quel sogno - conclude Agostinelli - oggi è davanti a noi, è il sogno antico di questo territorio. Aspetta solo di essere tradotto in investimenti, produttività, retro-porto, ferrovia, nuovi posti di lavoro. Non perdiamo questa occasione irripetibile».

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