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3 marzo 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 10:30 GMT+1



12 febbraio 2021

Nel 2020 il numero di scali delle navi nei porti dell'UE è diminuito del -10,2%

Nei porti italiani il calo nella comparazione gennaio 2019 - gennaio 2021 è stato del -16% (Genova -24%)

Nel 2020, a causa dell'impatto della pandemia di Covid-19 sulle attività economiche e sociali, il numero di scali delle navi nei porti dell'Unione Europea è stato di 697.672 unità, con una diminuzione del -10,2% rispetto a 776.423 nell'anno precedente, flessione che sta proseguendo anche nel 2021 con un calo del -6% registrato nel primo mese.

Lo evidenzia il rapporto “Covid-19. Impact on Shipping” pubblicato oggi dall'European Maritime Safety Agency (EMSA) specificando che i settori più colpiti dalla riduzione del traffico marittimo, individuati comparando i dati del gennaio 2021 con quelli del gennaio 2019 che è stato l'ultimo anno prima della crisi sanitaria in Europa, sono stati quelli delle navi da crociera e delle altre navi passeggeri, delle navi reefer e delle navi porta-auto, con riduzione degli scali di queste navi nei porti dell'UE pari rispettivamente a -56%, -30%, -29% e -25%. Seguono le portacontainer con -14%, le chimichiere con -13%, le rinfusiere con -10%, le petroliere e le navi per merci varie con -8%.

Il rapporto specifica che, sulla base della comparazione tra gennaio 2021 e gennaio 2019, i porti più colpiti da questa flessione sono risultati essere quelli di Cipro (-22%), Germania (-22%) e Lituania (-21%). Per i porti italiani il calo registrato è stato del -16%. Relativamente ai singoli porti, gli scali portuali per i quali l'impatto è stato più significativo sono risultati essere quelli di Barcellona (-30%), Bremerhaven (-75%), Genova (-24%), Goteborg (-25%), Riga (-21%), Sines (-20%), Trieste (-22%) e Wilhelmshaven (-25%). In crescita, invece, gli scali di navi nei porti di Dunkerque (+2%), Pireo (+63%) e Taranto (+9%).

Il documento evidenzia inoltre che la contrazione del traffico marittimo si è accentuata a metà del mese di marzo del 2020 a seguito dell'escalation della crisi sanitaria in tutta Europa che ha costretto molte nazioni dell'UE a mettere in atto misure di lockdown, mentre a partire da agosto il trend è apparso più stabile alternando lievi variazioni mensili positive e negative.




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