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27 novembre 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 21:29 GMT+1



2 novembre 2021

L'ECSA suggerisce alcuni correttivi alla proposta della Commissione UE per l'inclusione dello shipping nell'EU ETS

Lamentata l'assenza di un impegno giuridicamente vincolante a destinare entrate del Fondo per l'innovazione al settore marittimo

Nell'ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell'Unione Europea (EU ETS) è necessario istituire un fondo dedicato per stabilizzare il prezzo del carbonio e le risorse economiche generate dal sistema dovrebbero essere utilizzare per sostenere finanziariamente i progetti di ricerca e sviluppo e per contribuire a ridurre il differenziale di prezzo tra i combustibili più puliti e quelli convenzionali. Lo sottolinea l'associazione degli armatori europei in un proprio documento programmatico sulla proposta di misure per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra adottata lo scorso 14 luglio dalla Commissione Europea, proposta che prevede l'inclusione del trasporto marittimo nel sistema EU ETS a partire dal 2023 ( 14 luglio 2021).

Circa l'effetto che la proposta della Commissione UE potrà avere sull'industria dello shipping, nel proprio documento l'European Community Shipowners' Associations (ECSA) evidenzia che se nei considerando 33 e 35 della proposta si fa riferimento al finanziamento della decarbonizzazione del settore marittimo nell'ambito del Fondo per l'innovazione, anche attraverso i contratti per differenza di carbonio (CDD), tuttavia negli articoli della proposta - lamenta l'associazione armatoriale - non vi è alcun impegno giuridicamente vincolante a destinare le entrate al settore marittimo.

Ricordando che l'ECSA ha sempre auspicato che il tema della riduzione delle emissioni dello shipping venisse affrontato e risolto da un regolamento internazionale adottato in seno all'International Maritime Organization (IMO) piuttosto che da una norma regionale, il presidente dell'associazione, Claes Berglund, ha comunque confermato che gli armatori europei sono concordi nel ritenere che lo shipping «dovrebbe contribuire con la propria giusta quota ad affrontare la crisi climatica anche a livello dell'UE. L'ECSA - ha precisato Berglund - sostiene la creazione di un fondo dedicato nell'ambito dell'EU ETS al fine di stabilizzare il prezzo del carbonio, cosa particolarmente importante per le numerose piccole e medie imprese del settore marittimo. È importante rimarcare - ha aggiunto il presidente degli armatori europei - che i ricavi generati dovrebbe sostenere l'adozione di combustibili puliti».

L'ECSA, come già diverse associazioni armatoriali di Stati membri dell'UE all'indomani della presentazione della proposta della Commissione Europea ( del 15 e 16 luglio 2021), ha ribadito la necessità della corretta applicazione, prevista dalla proposta di direttiva europea, del principio “chi inquina paga”, con l'imputazione dei costi dell'EU ETS all'entità responsabile dell'adozione di decisioni operative che influiscono sulle emissioni di CO2 di una nave. A questo riguardo l'ECSA ha manifestato favore per il riconoscimento, nell'ambito dei considerando della proposta, del ruolo dell'operatore commerciale della nave, ma ha lamentato che, nonostante questo chiaro indirizzo politico, la proposta della Commissione non introduca requisiti vincolanti e lasci il trasferimento dei costi alle dinamiche del mercato. «L'applicazione del principio “chi inquina paga” allo shipping - ha rilevato il segretario generale ad interim dell'ECSA, Sotiris Raptis - è fondamentale per adottare ulteriori misure di efficienza e per l'adozione di combustibili puliti nel settore. L'ECSA sostiene che l'operatore commerciale debba sostenere i costi dell'EU ETS. La legge - ha specificato Raptis - dovrebbe obbligare l'entità responsabile delle decisioni che interessano le emissioni di CO2 di una nave a sostenere i costi derivanti dall'attuazione dell'EU ETS nel contesto di un accordo contrattuale».

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