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4 dicembre 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 18:21 GMT+1



18 novembre 2021

Grynspan (UNCTAD): l'attuale aumento dei noli avrà un profondo impatto sul commercio e minerà la ripresa socio-economica

Entro il 2023 si prevede una crescita del +11% del livello dei prezzi delle importazioni mondiali e un rincaro del +1,5% dei livelli dei prezzi al consumo. In pericolo anche la ripresa del settore manifatturiero

L'UNCTAD segnala che l'elevato valore dei noli marittimi sta frenando la ripresa economica post-Covid e avverte che il prossimo anno i prezzi al consumo aumenteranno in modo significativo e sino a quando non verranno rimosse le disfunzioni della sypply chain del trasporto marittimo e non verranno affrontati i problemi della congestione dei porti e delle inefficienze dei terminal.

Nell'ultimo rapporto “Review of Maritime Transport 2021” pubblicato oggi dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo si specifica che la ripresa dell'economia mondiale è minacciata dalle elevate tariffe del trasporto marittimo, che - precisa il documento - continueranno ad essere elevate anche nei prossimi mesi. In particolare, l'analisi evidenzia che se l'attuale aumento dei noli del trasporto marittimo containerizzato verrà mantenuto, ciò entro il 2023 potrebbe determinare una crescita del +11% del livello dei prezzi delle importazioni mondiali e un rincaro del +1,5% dei livelli dei prezzi al consumo.

L'UNCTAD ritiene inoltre che il considerevole aumento dei costi delle spedizioni marittime non influenzerà solo le esportazioni e le importazioni, ma potrebbe anche minare la ripresa del settore manifatturiero mondiale. Il rapporto evidenzia che il valore elevato dei noli sta già avendo un impatto sulle supply chain mondiali: l'Europa, ad esempio - osserva l'UNCTAD - ha dovuto far fronte a carenze di beni di consumo importati dall'Asia, come arredi, biciclette, articoli sportivi e giocattoli. Secondo il rapporto, l'aumento dei noli dello shipping containerizzato provocherà un aumento dei costi di produzione, finendo per far crescere i prezzi al consumo e far rallentare le economie, soprattutto quelle dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei Paesi meno avanzati dove il consumo e la produzione dipendono in gran parte dal commercio.

Inoltre l'impatto dell'elevato valore dei noli marittimi non sarà distribuito uniformemente e anche all'interno della stessa Europa sarà in genere maggiore fra le economie più piccole. In particolare, si prevede che i prezzi aumenteranno del +3,7% in Estonia e del +3,9% in Lituania rispetto al +1,2% negli Stati Uniti e al +1,4% in Cina.

Il rapporto specifica che, tuttavia, a fare le spese dell'esponenziale aumento dei noli saranno anche i produttori statunitensi che si affidano principalmente alle forniture industriali della Cina e di altre economie dell'Asia orientale, con conseguenti continue pressioni sui costi, interruzioni e ritardi delle spedizioni in container che ostacoleranno la produzione. Si prevede, infatti, che un aumento del +10% dei noli del trasporto marittimo containerizzato, assieme al verificarsi di interruzioni della supply chain, ridurranno la produzione industriale negli USA e nell'area dell'euro di oltre il -1%, mentre in Cina la produzione dovrebbe diminuire del -0,2%.

Commentando i risultati dell'analisi dell'UNCTAD, Rebeca Grynspan, segretario generale dell'organo dell'Onu, è andata dritta al punto: «l'attuale aumento dei noli - ha sottolineato - avrà un profondo impatto sul commercio e minerà la ripresa socio-economica, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, sino a quando le operazioni di trasporto marittimo non torneranno alla normalità. Tornare alla normalità - ha chiarito Grynspan - comporterebbe la necessità di investire in nuove soluzioni, che includano infrastrutture, tecnologie di trasporto delle merci, digitalizzazione e misure per facilitare i commerci».

L'UNCTAD non propone ricette specifiche per risolvere la situazione, limitandosi ad esortare i governi a monitorare i mercati per assicurare commerci equi, trasparenti e competitivi, raccomandando di condividere più dati e di rafforzare la collaborazione tra le parti della supply chain marittima. Invita inoltre le nazioni a prendere in considerazione una serie di misure che riguardino sia le infrastrutture materiali che quelle immateriali, tra cui il miglioramento della qualità delle infrastrutture portuali che ridurrebbe i costi medi totali di trasporto del -4,1%, l'adozione di misure di facilitazione dei commerci che ridurrebbero i costi del -3,7% e il miglioramento della connettività del trasporto marittimo di linea che diminuirebbe i costi del -4,4%.

Circa l'esorbitante aumento dei noli marittimi, il rapporto dell'organo delle Nazioni Unite osserva che «a fronte di queste pressioni sui costi e alle durature perturbazioni del mercato, risulta sempre più importante monitorare il comportamento del mercato e garantire la trasparenza dei noli, delle tasse e dei soprannoli».

La pubblicazione “Review of Maritime Transport 2021” si sofferma anche sull'impatto diretto che la pandemia di Covid-19 ha avuto sul trasporto marittimo, rilevando che nel 2020 tale effetto è stato meno grave di quanto inizialmente previsto, ma specificando che gli effetti collaterali saranno di vasta portata e potrebbero comportare una trasformazione del trasporto marittimo. Il documento spiega che, inizialmente, lo scorso anno i commerci per via marittima si sono ridotti del -3,8%, mentre successivamente si sono ripresi ed attualmente è previsto per il 2021 un loro aumento del +4,3%. Nel rapporto l'UNCTAD specifica che, tuttavia, la pandemia ha evidenziato e amplificato i problemi esistenti nel settore marittimo, in particolare la carenza di manodopera e le esigenze infrastrutturali. In particolare, viene manifestata preoccupazione per la crisi del cambio degli equipaggi delle navi causata dalla crisi sanitaria.





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