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27 gennaio 2022 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 03:10 GMT+1



30 novembre 2021

FEPORT, i porti non sono certo la causa delle attuali inefficienze della supply chain marittima

Bonz: no a generalizzazioni semplicistiche

Non è solo l'amministrazione federale statunitense guidata da Joe Biden ad essere preoccupata per l'impatto sull'economia delle attuali disfunzioni della supply chain marittima. In Europa l'allarme non è certo pari a quello americano, ma la situazione inizia a preoccupare anche i politici di questa parte dell'Atlantico. Giovedì scorso al Parlamento europeo si è discusso dell'impatto sull'UE della congestione dei porti internazionali e dell'aumento dei costi di trasporto. Ma questo accenno al problema non basta certo alla FEPORT, la federazione dei terminalisti portuali privati europei, che chiede un vero dibattito sulle cause dell'attuale perturbazione nella catena logistica marittima.

In occasione dell'odierna assemblea generale dell'associazione, rilevando che gli eurodeputati sono interessati a comprendere le vere cause dei disagi e della congestione nei porti chiedendo informazioni, fatti e cifre accurate per evitare di trarre conclusioni errate, FEPORT ha evidenziato che, «in effetti, è deplorevole che la congestione nei porti sia con superficialità considerata la causa principale dell'attuale perturbazione e che la situazione prevalente nei porti al di fuori dell'UE conduca a generalizzazioni sui porti europei». È stato infatti sottolineato che ciò «è ingiusto nei confronti delle società portuali, dei terminalisti e dei loro lavoratori che hanno compiuto enormi sforzi per mantenere la maggior parte dei porti europei aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette dallo scoppio del Covid-19, consentendo così alle merci di raggiungere gli scaffali dei supermercati».

«Il 2020 e il 2021 - ha rilevato il presidente di FEPORT, Gunther Bonz - sono stati anni molto difficili per le nostre attività nei porti europei. Gli impatti del Covid-19, la bassa affidabilità delle schedule delle navi aggravata dall'incidente nel canale di Suez, la chiusura dei terminal cinesi e la conseguente congestione in alcune parti del mondo hanno interrotto le catene di approvvigionamento. Tuttavia, i terminal portuali europei sono rimasti operativi pur lottando con il deterioramento dell'affidabilità della programmazione degli scali delle navi».

FEPORT ha ricordato che all'inizio del 2020 la pandemia ha provocato inizialmente un calo degli arrivi di navi, mentre nella seconda metà dell'anno c'è stata una ripresa assieme ad un leggero aumento del tempo medio trascorso dalle navi in porto. L'associazione ha specificato che, come riferito nell'ultimo rapporto sul trasporto marittimo dell'UNCTAD, nonostante i vincoli legati al Covid-19 sull'organizzazione del lavoro, nel 2020 il tempo medio delle navi in porto è variato del 2,9% rispetto al 2019 e ciò si traduce in un cambiamento del tempo operativo di circa mezz'ora, trascurabile rispetto alle settimane di navigazione della maggior parte delle navi.

L'associazione dei terminalisti europei ha osservato che, invece, i dati relative all'affidabilità delle schedule delle navi prima e dopo lo scoppio del Covid-19 evidenziano problematiche assai più gravi. Ad esempio, secondo i nuovi dati elaborati dalla società di consulenza Sea-Intelligence, due navi su tre sono in ritardo e anche il numero di giorni di ritardo è rimasto ai massimi livelli. Su base annua, a settembre 2021 l'affidabilità delle schedule è diminuita di 22 punti percentuali e Sea-Intelligence ha reso noto che per tutto il 2021 l'affidabilità della pianificazione degli arrivi e delle partenze delle navi è stata compresa tra il 34 e il 40%.

«La scarsa affidabilità delle schedule delle navi, che era già una tendenza assai problematica prima del Covid-19, così come le cancellazioni degli scali dell'ultimo minuto - ha osservato Bonz - stanno mettendo sempre più sotto pressione gli stakeholder portuali dato che i porti sono il luogo in cui si manifestano tutte le inefficienze della catena logistica marittima. I porti - ha rimarcato il presidente di FEPORT - non possono essere il cuscinetto che assorbe tutte quelle inefficienze e non meritano certo generalizzazioni semplicistiche».

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