
L'associazione dei porti europei torna a sollecitare l'UE ad
introdurre correttivi per mitigare l'impatto sui porti, sia in
termini di emissioni di carbonio che di perdita di opportunità
commerciali, del sistema di scambio di quote di emissioni
dell'Unione Europea (ETS) che è in vigore per il trasporto
marittimo dal primo gennaio 2024 e il cui meccanismo di tassazione,
basato sulle tabelle di emissione per tipologia di navi di stazza
lorda superiore a 5.000 tonnellate definite con il sistema MRV di
monitoraggio, comunicazione e verifica, è applicato al 100%
della tratta marittima tra porti interni all'UE e allo Spazio
Economico Europeo e al 50% della tratta marittima in cui uno dei
porti di provenienza o di destino è interno all'UE-SEE. Dal
meccanismo sono esclusi quali porti di scalo lungo la tratta
marittima alcuni porti container limitrofi extraeuropei in cui
almeno il 65% dei volumi di traffico è costituito da
container in trasbordo che, scalati, non interrompono la tratta
soggetta al calcolo. Sinora l'UE ha incluso nel meccanismo solo il
porto marocchino di Tanger Med e quello egiziano di Port Said East.
In vista della finalizzazione da parte della Commissione Europea
della propria proposta di revisione della direttiva 2003/87/CE che
ha istituito il sistema ETS poi esteso al settore marittimo,
l'European Sea Ports Organisation (ESPO) ha invitato la Commissione
«ad attenuare le conseguenze negative e indesiderate
dell'attuale sistema ETS marittimo e a ripristinare così la
competitività e la parità di condizioni per i porti
europei e per il settore del trasporto marittimo a corto raggio in
Europa».
Se un primo rapporto sull'impatto dell'ETS sul trasporto
marittimo adottato dalla Commissione Europea non aveva riscontrato
significativi cambiamenti in questo settore di trasporto
(
del 19
marzo 2025), successivamente molte associazioni rappresentative
di porti e compagnie di navigazione, pur non presentando analisi
specifiche, avevano espresso preoccupazione e allarme per le
distorsioni derivanti dall'applicazione dell'ETS allo shipping.
Relativamente al mercato portuale, sinora solo l'Osservatorio
EU-ETS promosso dall'agenzia spagnola Puertos del Estado ha riferito
di dati che confermerebbero segnali di un impatto negativo del
sistema su alcuni porti europei
(
del 16
dicembre 2025 e 23
febbraio 2026). Diverse associazioni armatoriali e compagnie di
navigazione hanno piuttosto evidenziato gli effetti negativi
prodotti dal sistema sullo short sea shipping.
Da parte sua ESPO ha rilevato che, «sebbene il primo e
principale impatto si stia facendo sentire nei grandi porti di
transhipment europei del Mediterraneo, si osservano chiari esempi di
cambiamenti negli ordini degli scali portuali anche in altre parti
d'Europa, con conseguente perdita di collegamenti diretti, ad
esempio, con l'Asia. Oltre alla perdita di scali e di collegamenti -
ha sottolineato l'associazione - i porti interessati stanno subendo
ripercussioni anche sugli investimenti in capacità
terminalistica. La capacità dei paesi limitrofi all'UE sta
aumentando rapidamente e in modo vertiginoso, a scapito dei porti
europei».
Anche l'associazione dei porti europei ha sottolineato che l'EU
ETS marittimo sta influenzando negativamente il trasporto marittimo
a corto raggio in alcune nazioni, «con evidenti esempi di un
ritorno modale al trasporto su strada, che - ha ricordato ESPO - è
escluso dall'ETS sino al 2028».
«La Commissione Europea e i responsabili politici europei
- ha commentato Isabelle Ryckbost, segretario generale di ESPO -
devono finalmente trarre insegnamenti da questi primi anni di
applicazione. È giunto il momento di agire! I porti europei
sono essenziali per la realizzazione degli obiettivi europei in
materia di transizione energetica e di sicurezza energetica, nonché
per garantire la prontezza militare dell'Europa. Non possiamo più
accettare una politica che crea emissioni di carbonio e rischia di
distruggere la forza economica e la competitività di porti
strategicamente posizionati, di cui abbiamo disperatamente bisogno
per realizzare le ambizioni complessive dell'Europa in termini di
resilienza geopolitica e geo-economica, di transizione energetica e
di sicurezza».
Riferendosi agli effetti sullo short sea shipping, Ryckbost ha
evidenziato che se «per decenni, l'Europa ha perseguito una
chiara politica per trasferire il traffico dalla strada al mare
attraverso il suo noto concetto di “Autostrade del Mare”»
, invece «l'attuale sistema EU ETS sta facendo di tutto per
riportare le merci del trasporto marittimo a corto raggio sulle
autostrade».
Se ESPO ha sottolineato che la priorità assoluta è
comunque il raggiungimento di un accordo globale sulle emissioni del
settore marittimo presso l'International Maritime Organization,
seguito immediatamente da un allineamento del sistema dell'UE, in
attesa di tale accordo l'associazione ha tuttavia proposto alla
Commissone UE misure correttive a partire dall'abolizione del
criterio del 65% del traffico di trasbordo per l'elenco dei porti
container di transhipment limitrofi esclusi dalla definizione di
porto di scalo. Inoltre, ESPO ha espresso ferma opposizione
all'ampliamento del campo di applicazione per le navi, chiedendo
piuttosto maggiore attenzione all'impatto specifico sulle regioni
ultraperiferiche dell'UE, ed ha richiesto che una quota molto più
consistente degli introiti generati dell'ETS marittimo venga
reinvestita nel settore marittimo e portuale.