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24 avril 2014 Le quotidien en ligne pour les opérateurs et les usagers du transport 14:52 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNÉE XXII - Numéro 9/2004 - SEPTEMBRE 2004

Porti

Il 2003: un’annata eccezionale per i primi 100 porti del mondo

Nel corso delle interviste rilasciate dai dirigenti di vari porti, termini quali "annata da esposizione", "massiccio incremento dei risultati", "annata record" e così via, sono stati quasi un luogo comune.

Sebbene la Cina sia stata all’avanguardia di questo clamoroso aumento dei volumi, anche porti di altre zone hanno tratto vantaggio da ciò che ha costituito un’impennata veramente globale dei risultati in TEU.

Dagli Stati Uniti al sud-est asiatico e dall’Europa all’America Latina, il messaggio è stato forte e chiaro: il 2003 è stato un’annata veramente buona per il settore globale dei porti containerizzati.

Tuttavia, ciò che conta sono le prove: peraltro, le informazioni fornite dal rapporto sui primi 100 porti mondiali di CargoSystem dimostrano la verità di tale affermazione al di là di ogni ragionevole dubbio.

Ad esempio, una statistica spicca immediatamente. Nel 2003, i volumi complessivi in TEU movimentati dai primi 100 porti del mondo sono aumentati di più di 30 milioni di TEU (30.196.316 TEU per la precisione) sino ad un totale che supera i 255 milioni di TEU (255.345.629 TEU), il che rappresenta una crescita di oltre il 13% rispetto all’anno precedente.

Ovvero, per dirla in modo diverso, ciò ha rappresentato una crescita media annua dei risultati pari ad oltre 300.000 TEU per ciascuno dei primi 100 porti containerizzati.

Per certi versi, le cifre medie sono statistiche comparative scarsamente significative, dal momento che servono da meri indicatori delle linee di tendenza globali. Ciò che è maggiormente attendibile è l’analisi delle statistiche che tengono in considerazione le variazioni a livello regionale.

In Cina, Hong Kong ha conservato la propria posizione di porto containerizzato numero uno del mondo, mentre Singapore è al secondo posto; entrambi i porti hanno incrementato i propri volumi del 7%, rispettivamente appena oltre 1,3 ed 1,1 milioni di TEU.

Sebbene lo scorso anno sia stato fatto un tentativo di separare i risultati di Hong Kong da quelli degli altri porti cinesi continentali, sembra che la maggior parte dei lettori preferisca vedere il Porto di Hong Kong incluso tra i porti cinesi, al fine di evitare una distorsione della classifica dei porti di quella regione.

Di conseguenza, sebbene abbia una condizione politica diversa e possa fregiarsi del titolo di Regione Amministrativa Speciale, Hong Kong è stato compreso tra i risultati containerizzati complessivi della Cina per il 2003.

Nel continente cinese, Shanghai si è spostato di un posto nella classifica mondiale pervenendo alla terza posizione, mentre Shenzen - che ha incrementato i propri volumi di oltre 3 milioni di TEU nell’anno per un massiccio +40% rispetto al 2002 - è balzato in avanti di due posti, superando così Pusan e Kaohsiung.

In un’annata degna di rilievo, i principali porti containerizzati cinesi hanno ottenuto una crescita da un anno all’altro prossima agli 11 milioni di TEU sino a circa 60 milioni di TEU, che rappresenta un incremento di quasi il 23% rispetto al 2002.

In effetti, nove dei 10 porti presi in considerazione hanno registrato una crescita a due cifre (Hong Kong è cresciuto del 7%), con Ningbo che ha conseguito un aumento del 49% - la seconda percentuale di crescita portuale a livello mondiale, battuto solo da Salalah in Oman che ha ottenuto una enorme crescita nell’ordine del 65%. E, a giudicare dalle statistiche già disponibili per il 2004, il modello di crescita dei porti cinesi sembra attrezzato per continuare in modo inesauribile.

Negli Stati Uniti, il Porto di Los Angeles ha conservato la propria posizione di principale porto containerizzato del proprio paese con risultati complessivi che sono saliti del 17% sino a far registrare 7,1 milioni di TEU. Inoltre, Los Angeles è salito di un posto sino alla settima posizione nella classifica generale, avendo sorpassato il Porto di Rotterdam.

Gli altri che compongono la classifica dei primi cinque porti statunitensi (che hanno rappresentato il 57% del traffico complessivo statunitense nel 2003) sono stati Long Beach al secondo posto, seguito da New York/New Jersey, Oakland e Tacoma; quest’ultimo nel corso dell’anno ha sorpassato Charleston.

Nel complesso, i primi 14 porti containerizzati degli Stati Uniti hanno conseguito un incremento di oltre 2,6 milioni di TEU, che ha rappresentato un aumento di poco più del 9% rispetto all’anno precedente. Si sono verificate alcune significative variazioni di risultato, che hanno spaziato dall’aumento dell’1% di Jacksonville al maggiore incremento del paese, vale a dire il 18% del Porto di Tacoma.

Sebbene il Porto di San Juan (Portorico) abbia fatto registrare un decremento del 4% rispetto all’anno precedente, è ancora riuscito a realizzare risultati superiori agli 1,6 milioni di TEU, che gli hanno consentito di balzare in avanti di due posti nella classifica dei porti statunitensi, sorpassando Virginia e Seattle, nonché di salire cinque posti sino alla 45a posizione della classifica globale.

In Giappone, il settore portuale è stato meno fiorente di quello di alcune altre regioni, con i primi cinque porti containerizzati che hanno fatto registrare progressi ad unica cifra nel 2003. Tokyo è tornato ad essere il primo porto in classifica del paese, con un aumento del 9% per poco più di 3,3 milioni di TEU. Yokohama, che segue subito dopo, è salito del 6%, mentre Nagoya ha superato Kobe per diventare il terzo porto containerizzato con un incremento dell’8% per poco più di 2 milioni di TEU.

In effetti, i primi cinque porti containerizzati genovesi hanno fatto registrare un incremento complessivo del 7% (con un totale di 768.300 TEU) che, sebbene non rappresenti una statistica sbalorditiva, è stata comunque superiore di più del doppio rispetto a quella dell’anno precedente (2,9%). Date le iniziative finalizzate al conseguimento di procedure lavorative maggiormente efficienti nei principali porti del paese, nonché i continui investimenti in alcuni importanti terminals da parte di operatori terminalistici globali di rilievo, vi sono motivi per sperare che i volumi del 2004 mostrino un notevole incremento.

Le buone notizie per l’America Latina sono consistite in un generale incremento del 20% conseguito dai primi otto porti containerizzati del continente, che risulta ancor più significativo se confrontato con il calo del 6% dell’anno precedente.

Dato il significativo incremento dei carichi di esportazione sperimentato - in particolar modo in Brasile ed Argentina - non sorprende vedere Santos all’avanguardia con un’imponente crescita del 27%, seguito da Buenos Aires col 18%.

Manzanillo, a Panama, è salito del 17% sino a quasi 2 milioni di TEU e ha conservato la propria posizione di porto più importante della regione, con San Juan ancora al secondo posto e Santos nuovamente al terzo.

Nei primi 15 porti containerizzati d’Europa c’è stato un incremento complessivo dei volumi nell’ordine del 10% sino a 42,7 milioni di TEU, con qualche cambiamento significativo nella classifica dei porti.

Sebbene il primo porto continentale, quello di Rotterdam, abbia realizzato un incremento dei propri risultati del 9% sino a poco più di 7,1 milioni di TEU, non è stato abbastanza per impedire un altro slittamento ancora nella classifica mondiale dal 7° all’8° posto, essendo stato superato dal porto di Los Angeles. Nel frattempo, i porti europei situati al secondo e terzo posto, cioè Amburgo ed Anversa, hanno aumentato i propri volumi entrambi del 14%.

Due porti sono entrati nell’arena nel 2003, segnatamente il Pireo in Grecia, che ora è classificato quale 12° porto europeo, ed il Freeport di Malta (che adesso è formalmente un porto europeo in seguito all’ingresso nell’Unione Europea a maggio del 2004), al 14° posto. Barcellona è salita di una posizione sino alla decima, mentre Genova, Southampton e Zeebrugge sono tutte calate di una posizione, rispettivamente all’11a, alla 13a ed alla 15a.

Nel corso del 2003, gli investimenti in numerosi progetti portuali e terminalistici a livello mondiale sono continuati. Tra questi vi sono l’espansione del Freeport Container Port nelle Bahamas, la costituzione dello Shanghai Pudong International Container Terminal in Cina da parte della Hutchison, l’apertura del nuovo terminal contenitori nel porto indonesiano di Giacarta e l’inaugurazione del primo ormeggio CT9 a Hong Kong.

Nel Regno Unito, il porto di Felixtowe ha inaugurato la prima fase del progetto di espansione Trinity Terminal, sebbene a Southampton il governo non abbia approvato il progetto di espansione della Dibden Bay.

In Canada, la P&O Ports ha annunciato di aver concordato l’acquisizione del Centerm (il terminal containers della Casco) nonché della Canadian Stevedoring del porto di Vancouver: la prima associazione commerciale nel mercato canadese e la sua prima acquisizione sulla costa occidentale del Nord America.

In America Latina, è stato finalmente dato il via alla fusione dei terminals TRP e TPA nel porto di Buenos Aires e, quando sarà completato, il terminal combinato sarà il più grande del porto con una capacità di circa 600.000 TEU.

Uno degli eventi di investimento maggiormente significativi della Cina si è verificato a Qingdao a luglio del 2003, quando la P&O Ports ha siglato un contratto di investimento congiunto con la AP Møller e la Cosco Pacific, al fine di sviluppare nuovamente (fase tre) le banchine containerizzate di Qianwan. Si tratta della prima volta che le tre società mirano alla realizzazione del medesimo progetto portuale, la cui concessione operativa è di 35 anni.

A giugno, la APM Terminals ha fatto titolo quando ha annunciato un ulteriore investimento di 238 milioni di dollari USA finalizzato all’espansione del terminal contenitori di Salalah per incrementarne la capacità operativa sino a 3 milioni di TEU.

Inoltre, nel corso del 2003, la APM Terminals Virginia ha continuato a lavorare sul programmato terminal contenitori da 300 acri (120 ettari) in ambito portuale a Portsmouth. Le attuali previsioni della APM parlano del completamento di questa infrastruttura nel 2005. Allorquando sarà stata completata, essa assicurerà al Porto della Virginia capacità sufficiente a far fronte alla domanda prevista per il 2010.

Gli estesi e continui investimenti nei porti di tutto il mondo sono beneauguranti per il futuro dei porti containerizzati mondiali, in particolare per quanto riguarda molti dei progetti che dovrebbero cominciare ad essere operativi nel corso del 2004.

Alla fine del 2003, il numero dei porti globali che avevano movimentato più di 1 milione di TEU in un solo anno era salito a 72 (rispetto ai 66 dell’anno precedente) e rappresentavano l’80% del volume complessivo.

L’ingresso (ovvero il mancato ingresso ed anche la perdita dello stato di membro) nel "club dei porti milionari" nel quadro dell’analisi condotta da CargoSystems sta conseguendo sempre maggiore importanza nell’ambito del settore dei porti containerizzati mondiali, così come l’interesse a sapere quale porto abbia fatto cosa nel corso dell’anno.

I sei nuovi arrivati che hanno conseguito lo stato di "porto milionario" in termini di TEU sono stati il Freeport delle Bahamas, Miami negli Stati Uniti, Haifa in Israele, Zeebrugge in Belgio, La Spezia in Italia e Las Palmas in Spagna. E’ interessante notare come nessun porto abbia perduto la propria qualifica milionaria nel corso dell’anno.

Cinque nuovi porti sono entrati nella classifica dei primi 100 nel 2003: Ambarli in Turchia (79°), Jangmen in Cina (81°), Taranto in Italia (90°), Brisbane in Australia (94°) e Fuzhou in Cina (98°).

Purtroppo, per fare spazio ai nuovi arrivati, cinque porti hanno dovuto essere eliminati dalla tabella dei primi 100 porti containerizzati: si tratta di Port Everglades negli Stati Uniti, Veracruz in Messico, Hakata in Giappone, Ashdod in Israele e Callao in Perù.

Malgrado i loro sforzi ed a dispetto delle grandi speranze, sei altri porti non sono riusciti nel 2003 a fare il proprio ingresso tra i primi cento in classifica: Lisbona in Portogallo, Rio Grande in Brasile, San Antonio in Cile, Thamesport nel Regno Unito, Halifax in Canada e Baltimora negli Stati Uniti.

Tuttavia, i dirigenti di tutti questi porti si stanno sforzando per far sì che i volumi del 2004 possano qualificarli per un ingresso in classifica la prossima volta.
(da: Cargo Systems, supplemento Top 100 Container Ports, agosto 2004)




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