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23 settembre 2014 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 14.20 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXVI - Numero 1/2008 - GENNAIO 2008

Porti

I porti della Costa Occidentale USA alla ricerca dell'equilibrio tra sviluppo dei traffici ed attenzione alle problematiche ambientali

E' il momento giusto, adesso, per la realizzazione una “organizzazione dinamica e lungimirante allo scopo di assicurarsi un vibrante futuro economico ed ambientale” per i porti della California meridionale, afferma la FuturePorts, un gruppo del settore pubblico/privato costituito per porre in evidenza l'importanza economica dei porti di Los Angeles e Long Beach e per supportare il loro sviluppo futuro.

Il momento giusto sarà anche adesso, ma si tratta di un momento molto difficile: i due porti, che movimentano complessivamente il 43% di tutti i traffici statunitensi di origine marittima ed il 60% di tutte le importazioni statunitensi dall'Asia, sono entrambi alle prese con problematiche “verdi” nella loro ricerca del modo di espandere la capacità.

“E' stato davvero difficile per i due porti della California meridionale: le esigenze ambientali sono state davvero un onere per loro” afferma Stacey Jones, direttore regionale della Halcrow per la Costa Occidentale USA, nonché direttore della FuturePorts.

“E' una preoccupazione comune ai due porti, quella di essere in grado di rimanere in equilibrio tra crescita e crescita verde; devono entrambi tenersi buono il partito degli ambientalisti.

Esiste ancora una crescita potenziale in entrambi i porti, tanto da avere in coda, probabilmente, da 15 a 20 documenti sull'ambiente in relazione a vari progetti”.

Anche se, come afferma la Jones, le attività in corso nel settore portuale della Costa Occidentale USA sono numerosissime, “il tema comune è quello di istituire una politica bilanciata che raggiunga gli obiettivi economici, ambientali e sociali della regione.

L'industria si sta evolvendo con le recenti linee di tendenza nell'investimento dei capitali privati nei porti, nonché con i programmi ambientali concentrati sulla riduzione delle emissioni e sulla consapevolezza dell'importante ruolo che i porti svolgono nell'ambito dell'economia nazionale”.

La società di consulenza sullo sviluppo delle infrastrutture Halcrow è stata impegnata in diverse iniziative a supporto della comunità bancaria di investimento, dal momento che l'industria ha assistito al piazzamento sul mercato dei propri beni in misura sempre maggiore.

Nel contesto di uno sviluppo di primaria importanza, il Porto di Oakland sta valutando la fattibilità di un modello finanziario che gli consentirebbe di sollecitare proposte di sviluppo ai fini dell'avvio dell'operatività di un terminal contenitori preso gli ormeggi 21-23.

“Stiamo valutando questa ipotesi assai seriamente” afferma la Jones.

“Il porto ha qualche opportunità di espansione negli ormeggi 21-23 ed inoltre dispone di alcuni possedimenti recentemente acquistati dalla marina.

Vogliono vedere se sia possibile esprimere una proposta relativa all'intero sviluppo ed alla messa in opera di queste infrastrutture; in passato, il modello era costituito dalla stipulazione di un accordo relativo ad un leasing o ad una concessione a favore del cliente, con il porto che realizzava lo sviluppo e l'operatore che vi faceva il proprio ingresso e dava il via alle operazioni.

Il nuovo modello viene considerato come un mezzo per cercare il prezzo migliore con meno rischi”.

Nel contempo, il Porto di Portland ha assemblato un gruppo di dipendenti e consulenti allo scopo di valutare il potenziale di un nuovo modello operativo presso la propria infrastruttura per contenitori del Terminal 6.

“Il porto sta valutando se un mutamento dall'attuale modello operativo dell'autorità portuale ad un modello operativo di tipo proprietario per le attività containerizzate del T-6 sia in grado di mettere il porto in una posizione migliore ai fini della crescita e la regione in una situazione favorevole ad una crescita a lungo termine dei traffici containerizzati” dichiara il portavoce del porto Joshua Thomas.

Nel corso del 2007 la Marine Terminals Corp, che effettua operazioni in 14 porti della Costa Occidentale, è stata acquisita dal fondo d'investimento privato AIG/Highstar, che ha inoltre acquistato il portafoglio in precedenza appartenente alla P&O Ports North American, così come la Amports.

Di conseguenza, il portafoglio società della AIG/Highstar rappresenta il maggior porto ed operatore terminalistico negli Stati Uniti, con tanto di terreni liberi da vincoli, concessioni portuali ed operazioni di stivaggio presso i maggiori porti del paese, afferma Steven Lautsch, vice presidente esecutivo della MTC.

“Il settore portuale sta subendo spettacolari cambiamenti ed i nostri nuovi proprietari sono impegnati nel procacciamento delle le risorse finanziarie e di altro tipo necessarie a consolidare la nostra posizione di preminenza nel settore” dichiara Lautsch.

“A tal fine, stiamo perseguendo in modo intraprendente nuovi investimenti in America Latina e negli Stati Uniti, stiamo mirando a miglioramenti in termini di efficienza alle nostre attuali localizzazioni e, in generale, stiamo lavorando per migliorare le offerte di servizio ai nostri clienti.

Stiamo altresì impiegando nuova tecnologia per migliorare l'efficienza e la sicurezza delle operazioni.

Abbiamo installato sistemi GPS, attrezzature di controllo televisivo ed un intera serie di software tra cui il riconoscimento dei caratteri ottici per seguire e coordinare il flusso di contenitori in tutte le infrastrutture ed al di là del varco”.

La MTC ha una significativa presenza presso i porti di Long Beach, Los Angeles, Oakland, Portland, Tacoma e Seattle, mentre le sue operazioni complessive sulla Costa Occidentale hanno movimentato oltre 7 milioni di TEU nel 2006, tra cui 2,6 milioni di TEU nell'ambito della sua maggiore operazione, il Molo T a Long Beach, 1,7 milioni di TEU presso il West Basin Container Terminal di Los Angeles ed oltre 600.000 TEU presso il Ben E. Nutter Terminal ad Oakland.

La congestione, la concorrenza, la sicurezza e l'ambiente costituiscono tutte quante sfide chiave che i porti della Costa Occidentale si trovano a dover affrontare; molte di loro inoltre, come afferma Lautsch, sono reciprocamente correlate.

“La persistenza di una crescita sostenuta dei volumi containerizzati significa che i porti della Costa Occidentale saranno presto operativi a capacità completa od oltre” afferma.

“La risposta è sempre stata nel senso di espandere i siti portuali, ma non c'è o c'è poco spazio disponibile per allargarsi.

Un'altra risposta può essere quella di migliorare le efficienza operative per movimentare più contenitori nello stesso sito.

Anche questa, peraltro, è una sfida; in parte, perché coinvolge i partners nell'attività ed altri soggetti che seguono priorità proprie”.

Nel frattempo, la concorrenza è aspra come sempre, dichiara Lautsch, anche se il mercato delle importazioni asiatiche continua a crescere.

“I vettori continueranno a cambiare i porti di scalo quando ciò corrisponde ai loro scopi.

Per rimanere competitivi, i porti avranno bisogno di effettuare notevoli investimenti in infrastrutture ed andare alla ricerca di soci forti nel settore privato.

Penso che si assisterà sempre di più alla costituzione di associazioni dei porti con società del settore privato come la MTC, dove ciascun socio si assumerà i rischi e le responsabilità più adatte alle proprie forze.

Questo potrebbe significare, ad esempio, fare affidamento sulle autorità portuali per assicurarsi le approvazioni relative all'ambiente ed il supporto della comunità ai progetti, mentre il settore privato potrebbe occuparsi della progettazione, della costruzione e delle operazioni in cambio di concessioni a lungo termine”.
(da: PortStrategy, dicembre 2007, pagg. 20-23)


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Anno XXVI
Numero 1/2008

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