Le portacontainer da 5600 teu della Cosco non potranno scalare
il porto di Napoli, che perderà un traffico di oltre 30mila
teu
La società terminalista partenopea Conateco lamenta
«i ritardi che il porto di Napoli sta accumulando nel rinnovo
e potenziamento delle infrastrutture»
Il porto di Napoli non potrà accogliere le nuove grandi
navi portacontainer della China Ocean Shipping (Group) Co. (Cosco).
Conateco (Consorzio Napoletano Terminal Container), il principale
terminalista del porto partenopeo che opera sul molo Bausan, teme
di non poter sfruttare le possibilità di lavoro offerte
dal piano di potenziamento della flotta e dei servizi del gruppo
cinese, che diverrà operativo nella prossima primavera
e che garantirebbe al terminal napoletano un traffico supplementare
di almeno 30mila teu l'anno.
Pasquale Legora De Feo, amministratore del Conateco, direttore
generale dell'area Sud della Coscos, agente generale in Italia
della compagnia cinese, nonché membro del nuovo Comitato
Portuale in rappresentanza degli imprenditori e dei terminalisti,
ha spiegato che «a maggio la Cosco ristrutturerà le
linee mediante l'ingresso di nuove unità con capacità
di 5.600 teus. Queste navi, gigantesche, approderanno per la prima
volta nel Mediterraneo, ma non potranno essere accolte dal porto
di Napoli in quanto il nostro scalo ha evidenti carenze infrastrutturali
per ospitare navi di questo tipo. Su Conateco ed il vasto indotto
portuale - autotrasportatori, spedizionieri, fornitori, cantieri,
officine ed altri - si ripercuoteranno quindi i danni del mancato
traffico di navi e merci».
Il Conateco lamenta infatti «i ritardi che il porto di Napoli
sta accumulando nel rinnovo e potenziamento delle infrastrutture»,
ricordando che la Farrell Line anche per queste ragioni ha deciso
di abbandonare il porto per carenze infrastrutturali.
«Nonostante autorità ed istituzioni locali fossero
state avvertite per tempo dei programmi di sviluppo della Cosco
- ha detto Legora De Feo - nessuna iniziativa concreta è
stata avviata negli ultimi anni per rendere il porto operativo
per questo tipo di nave. Nel corso del 2001 molte unità
di questo tipo entreranno in servizio per molti armamenti mondiali,
quindi non solo della Cosco. Ma il porto di Napoli non sarà
purtroppo pronto ad accogliere questo ricco business. La responsabilità
ricade su port authority ed istituzioni locali che, evidentemente,
non hanno avvertito bene il problema o perché distratte
da falsi obiettivi di sviluppo portuale o perché l'autorità
del porto era occupata a risolvere problemi interni che nulla
avevano a che fare con l'operatività e la gestione del
porto».
«Nonostante l'iniziativa fosse da tempo programmata - ha
affermato l'amministratore del terminal - i progetti di sviluppo
infrastrutturale non sono mai decollati. E questo, ancora nonostante,
tra i progetti impolverati nei cassetti dell'Autorità Portuale
ci fosse l'allungamento ed il potenziamento, con l'introduzione
tra l'altro di due nuove gru, del molo contenitori del Bausan.
Secondo informazioni (non ufficiali) di questi giorni sappiamo
che a breve verrà indetta la gara per i lavori che, se
avviati celermente, dureranno due anni. Troppo. Le navi e gli
armatori non aspettano e quelle nuove della Cosco da 5.600 teu
che, con un porto più disponibile, potevano sicuramente
arrivare a Napoli, si dirigeranno pertanto a partire dal prossimo
maggio su un altro porto del Sud. E questa, purtroppo, è
una notizia ufficiale».
«Napoli - ha aggiunto - sempre a partire da maggio registrerà
l'approdo di navi da 3.800 teu, che andranno a sostituire quelle
attualmente in esercizio da 2.400-2.600 teu sul servizio Nord
America ed Estremo Oriente. Ciò ci consentirà di
trasportare più contenitori, in prospettiva 40mila teu
in più. Ma ne perderà almeno altri 80mila che, invece,
trasportati dalle nuove unità da 5.600 teu, andranno a
beneficio di un altro porto del Sud».
Legora De Feo chiederà pertanto al nuovo presidente dell'ente
portuale, Francesco Nerli, di includere tra gli argomenti del
prossimo Comitato il tema del rilancio immediato delle infrastrutture
del porto contenitori.
La società terminalista ricorda che il vettore cinese ha
stabilito a Napoli il suo head office per il Mediterraneo e che
- prima con le linee da e per l'Estremo Oriente, poi con quelle
per gli Usa - ha fatto dello scalo partenopeo un vero hub per
le merci cinesi ed americane da distribuirsi tra i paesi del Mediterraneo.
Prossimamente inoltre la Cosco, «attraverso accordi con principali
operatori del settore feeder, avvierà nuove linee per Israele,
Beirut, Alessandria e Lattachia. tutto l'Adriatico ed anche il
Nord Europa».
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