Basta indagini UE sul dumping sudcoreano, dicono i cantieri
navali europei. E' tempo di agire
«Tutte le informazioni necessarie sono disponibili»,
denuncia il CESA, sostenendo che «ulteriori ritardi non sono
motivati»
Non è più possibile attendere, dicono i cantieri
navali europei a Bruxelles. E' necessario che l'Unione Europea
decida al più presto quale politica perseguire nel settore
navalmeccanico. Martedì scorso, nella riunione del consiglio
del CESA (Committee of E.U. Shipbuilders Associations), i rappresentanti
delle aziende europee hanno espresso il loro rammarico «per
il lento avanzamento del processo decisionale nella politica della
cantieristica navale». Sotto accusa c'è da tempo il
dumping praticato dai cantieri sudcoreani. Secondo il CESA ora
non sono più necessarie indagini ed è venuto il
momento delle decisioni: «tutte le informazioni necessarie
sono disponibili», dice l'associazione, sostenendo che «ulteriori
ritardi non sono motivati». Il CESA ribadisce l'urgente bisogno
di un quadro normativo per la cantieristica che consenta di finalizzare
le trattative commerciali sui nuovi ordinativi.
Nel dicembre 2000 - ricorda l'associazione - il consiglio del
CESA indicò le misure temporanee e appropriate indispensabili
per contrastare le pratiche anticoncorrenziali in atto nel settore
e nello scorso maggio il consiglio aveva chiesto alla Commissione
Europea di avanzare un ricorso alla World Trade Organization contro
la Corea del Sud se non fosse stata raggiunta una composizione
amichevole della controversia entro lo scorso 30 giugno. «Questo
termine, l'ultimo dopo una serie di precedenti proposte alla Corea
da parte europea - denuncia il CESA - è trascorso senza
esito. Tutti gli osservatori internazionali si attendevano decise
misure al più tardi entro luglio».
«Prima l'Unione Europea decide sulla politica della cantieristica
- conclude il CESA - meglio è».
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