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18 ottobre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 11:09 GMT+2



30 ottobre 2001

Si intensificano gli sforzi per riportare alla normalità le manovre ferroviarie nel porto di Genova

Il tema è stato affrontato oggi dal Comitato Portuale, che ha inoltre esaminato il bilancio di previsione 2002 e sancito l'avvio delle procedure per la nuova organizzazione del lavoro portuale

Nella riunione odierna il Comitato Portuale di Genova ha affrontato lo spinoso tema delle manovre ferroviarie all'interno del porto genovese, al centro delle critiche degli utenti per i disservizi causati dal perdurare dello stato di agitazione del personale della Ferport. Il presidente dell'Autorità Portuale, Giuliano Gallanti, ha sollecitato il raggiungimento di un accordo che consenta di riportare il servizio alla normalità. Gallanti - si legge in una nota dell'ente portuale - ha precisato che il servizio di manovre ferroviarie, fino a che viene svolto dalla sola Ferport (gruppo Trenitalia), va considerato ad ogni effetto un servizio di pubblico interesse da erogarsi a parità di condizioni a tutti gli operatori che lo richiedano. «Pertanto - è stato rilevato nel corso della riunione - si ritiene urgente che Trenitalia, sempre che intenda mantenere la propria posizione sul mercato del trasporto ferroviario merci, metta a disposizione del porto e della comunità portuale l'organizzazione ed i mezzi necessari ad assicurare che le prestazioni di servizio recuperino gli indispensabili livelli di coerenza rispetto agli obiettivi di sviluppo del porto e dei suoi traffici».
Il prossimo 9 novembre è intanto in programma nella sede dell'Associazione Industriali un incontro per cercare un accordo tra le parti.

Il Comitato Portuale ha inoltre sancito oggi l'avvio delle procedure per la nuova organizzazione del lavoro portuale, sulla base di quanto previsto dalla legge 186 del 2000. La legge ha infatti introdotto modifiche agli articoli 16 e 17 della legge 84/94 in materia di operazioni portuali e di fornitura del lavoro portuale temporaneo, attribuendo all'Autorità Portuale specifiche competenze e particolari compiti in materia di regolamentazione e di controllo.

In particolare l'Autorità Portuale deve:

  1. adottare il regolamento volto alla individuazione dei servizi portuali di cui all'art. 16 legge 84/94 come modificato con legge 186/2000 ed in coerenza con il regolamento di cui al decreto del ministero dei Trasporti e della Navigazione 6 febbraio 2001 n. 132;
  2. adottare il regolamento di cui all'art. 17, comma 10 stessa legge, avente ad oggetto i criteri per la determinazione e l'applicazione delle tariffe da parte dell'impresa fornitrice di lavoro temporaneo, i criteri per la determinazione qualitativa e quantitativa degli organici dell'impresa in questione, le procedure di verifica e controllo circa l'osservanza delle norme vigenti ed altresì aspetti inerenti la formazione professionale e la sicurezza sul lavoro;
  3. individuare, ai sensi del richiamato art. 17 e secondo una procedura accessibile ad imprese italiane e comunitarie, l'impresa la cui attività deve essere esclusivamente rivolta alla fornitura di lavoro temporaneo per l'esecuzione delle operazioni e dei servizi portuali.

Come primo passo di lavoro il Comitato Portuale ha deciso di avviare le procedure per la regolamentazione dei cosiddetti "servizi portuali". Nella sua fase di stesura verranno chiamate ad esprimere le proprie valutazioni le diverse componenti della comunità portuale.

Il Comitato Portuale ha quindi esaminato il bilancio di previsione 2002.
Le previsioni per il 2002 espongono un avanzo finanziario di 61.974,83 euro, con entrate per 134.170.854,27 euro e spese per 134.108.679,44 euro, ed un avanzo presunto di amministrazione al termine dell'anno di 1.579.841,65 euro.
Le entrate correnti di maggiore entità sono costituite dai trasferimenti da parte dello Stato derivanti dalle tasse portuali (5.448.620,29 euro) e dal contributo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (639.373,64 euro), dai canoni di affitto di beni patrimoniali (2.089.068,16 euro), dai canoni demaniali (17.043.077,67 euro), dai recuperi e rimborsi diversi (2.117.473,29 euro), da proventi derivanti da autorizzazioni (741.115,65 euro). Le tasse portuali si attestano sul valore della previsione definitiva 2001.

Le entrate in conto capitale riguardano per la quasi totalità i finanziamenti statali destinati alla realizzazione di impianti portuali (85.731.845,25 euro) e alle spese di manutenzione straordinaria (5.016.345,86 euro). Le entrate di 85.731.854,25 euro derivano da finanziamenti previsti dalle leggi n. 388/2000 e n. 426/1998.

Un bilancio - sottolinea l'Autorità Portuale - da cui si rileva «la ristrettezza dei margini entro i quali l'amministrazione è costretta ad operare» e che evidenzia «come i vincoli che caratterizzano la gestione corrente impediscano la generazione di significative risorse da mettere a disposizione degli investimenti».

«L'ammontare delle entrate correnti - spiega l'authority - si fonda in misura sempre più rilevante sui canoni demaniali che, da soli, rappresentano circa il 65% degli introiti correnti dell'amministrazione, mentre la seconda voce, per volume di gettito generato, è rappresentata dalle tasse portuali che raggiungono un'incidenza del 18% sul totale. Ciò costituisce un'anomalia nel panorama dei grandi porti internazionali dove, viceversa, le tasse portuali concorrono al bilancio delle autorità portuali nella stessa misura, se non in quota superiore, rispetto ai canoni ed alle rendite demaniali». L'ente portuale sottolinea come non sia più rinviabile «il processo di devoluzione atto a ricondurre in sede locale almeno il complesso dei gettiti derivanti dalle tasse e dai diritti marittimi».

Il Comitato Portuale ha infine dato il via libera al programma di interventi previsti dall'Autorità Portuale per razionalizzare la gestione dei beni demaniali marittimi, che saranno oggetto di un approfondito monitoraggio.


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