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5 dicembre 2008 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 04.29 GMT+1



1 dicembre 2006

La Guardia Costiera britannica pubblica una ricerca sullo stato di affaticamento dei marittimi

«Data la natura globale dello shipping - rileva il direttore dell’ufficio per la salute e la sicurezza dei marittimi di MCA, Mary Martyn - è un problema che necessita di essere affrontato a livello nazionale ed internazionale»

Ieri la britannica Maritime and Coastguard Agency (MCA) ha pubblicato una ricerca sullo stato di affaticamento dei marittimi condotta dal professor Andy Smith del Centre for Occupational and Health Psychology dell’Università di Cardiff con la collaborazione di Nautilus UK e del Seafarers International Research Centre di Cardiff.

Lo studio sottolinea il ruolo chiave della "fatigue" nella sicurezza della navigazione. Inoltre viene rilevato come molti marittimi lavorino molto più a lungo dell’orario di lavoro consentito e come tale eccesso di attività lavorativa non venga registrato. «Questa ricerca - ha evidenziato il direttore dell’ufficio per la salute e la sicurezza dei marittimi di MCA, Mary Martyn - conferma che la stanchezza in mare è un problema complesso. Noi concordiamo con le conclusioni del rapporto secondo cui è necessario un approccio cooperativo che coinvolga le autorità, le compagnie di navigazione e i marittimi. Data la natura globale dello shipping, è un problema che necessita di essere affrontato a livello nazionale ed internazionale».

Alla ricerca hanno partecipato 1.856 marittimi, la maggior parte ufficiali di coperta (49%) e ufficiali di macchina (36%). Il 41% dei marittimi intervistati lavora sui traghetti, il 25% su unità offshore e il 19% su cisterniere. Inoltre il 67% opera su navi di bandiera britannica.

Lo studio si conclude con alcune raccomandazioni. Innanzitutto è necessaria una revisione delle modalità con cui vengno registrate le ore di lavoro: gli attuali metodi - sottolinea la ricerca - non sono efficaci e devono essere rivisiti. Inoltre bisogna effettuare corsi sulla gestione della fatica e campagne informative su questo tema. È necessario anche stabilire standard di misura del livello di affaticamento. Infine - secondo i ricercatori - bisogna sviluppare un sistema di verifica dello stato di affaticamento che prenda in esame differenti aspetti e, in particolare, che non tenga conto solo delle modalità lavorative note per costituire fattori di rischio, ma anche delle esperienze soggettive relative ai fattori di rischio.


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