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4 giugno 2008
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- Federmar-Cisal accusa Confitarma di sollecitare la cessione
di Tirrenia con la volpe sotto l'ascella
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- Scetticismo circa le dichiarazioni di Coccia sulla volontà
di mantenere l'occupazione dei dipendenti del gruppo pubblico
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- Federmar-Cisal accusa la Confederazione Italiana Armatori
(Confitarma) di sollecitare la vendita della Tirrenia a vantaggio
dell'armamento privato. Secondo il sindacato, «l'insistenza
con la quale in queste ultime settimane la Confitarma si scaglia
contro il management del gruppo Tirrenia nasconde in realtà
il disegno neanche tanto recondito di pervenire in tempi brevi ad
una vendita della flotta pubblica a tutto vantaggio di qualche
armatore privato».
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- Federmar-Cisal ha sottolineato che, «secondo Confitarma,
infatti, l'operazione di privatizzazione dovrebbe riguardare la sola
Tirrenia con il suo patrimonio di navi e di attività
remunerative, lasciando a carico dello Stato, ossia delle Regioni, i
servizi dovuti con le isole minori effettuati economicamente in
perdita».
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- Il sindacato ritiene inoltre che «la denuncia sostenuta
dalla Confitarma nei confronti del gruppo Tirrenia di condurre una
concorrenza sleale verso gli altri vettori del comparto si dimostra,
inoltre, alquanto debole e strumentale poiché, valutando la
situazione esistente nei collegamenti con le isole, non sembra che
le aziende private che vi stanno operando abbiano molto da
lamentarsi circa i passeggeri e le merci trasportate nonché
per i profitti».
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- Federmar-Cisal ha quindi espresso scetticismo circa le
dichiarazioni del presidente della Confitarma, Nicola Coccia, sulla
volontà di mantenere l'occupazione dei dipendenti del gruppo
Tirrenia, in particolare dei marittimi, «perché - ha
spiegato il sindacato - appaiono un palese tentativo di voler
addormentare i sindacati sui risvolti di carattere sociale della
privatizzazione. Tali affermazioni, infatti, contrastano decisamente
con i comportamenti seguiti dall'armamento privato dalla fine degli
anni Ottanta ad oggi, dall'attuazione cioè del cosiddetto
provvedimento sul bare-boat all'istituzione del Registro
Internazionale, comportamenti mirati unicamente a smantellare la
Continuità del Rapporto di Lavoro e ad imbarcare i lavoratori
extracomunitari al posto dei marittimi italiani».
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- «Le aziende del gruppo Tirrenia - ha concluso
Federmar-Cisal - impiegano 3.200 dipendenti, di cui 2.750 marittimi
con equipaggi formati solamente da lavoratori italiani,
contrariamente a quanto avviene nelle imprese dell'armamento
privato: è un patrimonio che per questo sindacato dev'essere
salvaguardato non con le parole, ma con i fatti».
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