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5 giugno 2008
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- Il dibattito sul futuro del porto di Genova in consiglio
provinciale: è il momento delle scelte
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- Repetto: lo scalo deve diventare un cluster marittimo
compatibile con il territorio. Oliveri: l'Autorità Portuale
esprima una chiara regia
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- Secondo il presidente della Provincia di Genova, Alessandro
Repetto, il Piano Operativo Triennale (POT) approvato lo scorso 28
aprile dal Comitato Portuale genovese è concreto e pone
obiettivi realistici (inforMARE del
28 aprile
2008 - Piano Operativo Triennale, “Forum
dello shipping e della logistica”). Il POT è stato
illustrato la scorsa settimana al consiglio provinciale dal nuovo
presidente dell'Autorità Portuale di Genova, Luigi, Merlo, e
costituisce il suo programma di mandato.
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Concludendo il dibattito in consiglio provinciale sul piano
dell'ente portuale, Repetto ha detto che «questo può
essere il momento giusto per definire il progetto del futuro porto
di Genova, se debba essere un emporio attento solo al numero dei teu
in transito oppure diventare un cluster marittimo compatibile con il
territorio che, facendo leva sulla ricchezza della tradizione e sul
patrimonio tecnico e imprenditoriale, riassuma in sé i valori
dell'economia con quelli della conoscenza e dell'accoglienza».-
- In merito alle scelte per lo sviluppo del porto, Repetto si è
detto contrario alla privatizzazione di Ente Bacini e di Stazioni
Marittime, al «problematico trasferimento» del comparto
delle riparazioni navali, mentre sulla delocalizzazione del Porto
Petroli ha precisato che «o diventa una questione nazionale
oppure è meglio riprendere in considerazione l'ipotesi di
costruire una boa al largo, abbandonata nella prospettiva del
waterfront di Renzo Piano».
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- Renata Oliveri, capo del Gruppo Misto nel consiglio provinciale,
rilevando come il piano di mandato del presidente della port
authority si soffermi a lungo sulla critica alla legge di riforma
portuale 84/94, ha evidenziato come «oggi, più che di
un porto delle regole, occorra mirare a un porto delle strategie, ad
un'Autorità Portuale che sappia guardare lontano, esprimere
una chiara regia». «È inutile quindi - ha
rilevato - che il presidente Merlo invochi il rispetto delle leggi:
questo è un fatto scontato e doveroso. Al contrario il tema è
quello delle scelte difficili e dolorose. Il presidente Merlo dovrà
dimostrare la capacità, la volontà e il coraggio di
assumerle». Renata Oliveri ha sollecitato l'Autorità
Portuale ad «assumersi le sue responsabilità senza
sudditanze politiche, istituzionali, ma anche economiche, nei
confronti di nessuno». «Tutto - ha sottolineato - parte
di lì: l'Autorità Portuale deve tornare a essere il
motore dello sviluppo, non il notaio delle concessioni. E motore
dello sviluppo lo si è partendo dall'interno e creando una
squadra unita che si confronti con pari dignità all'esterno,
pubblico o privato che sia. In questi anni l'Autorità
Portuale ha dedicato risorse ingentissime (e non parlo solo di
questi ultimi anni) per pianificare in grande e ridursi poi ad
accettare previsioni di Piano Regolatore Portuale del tutto
insufficienti e peraltro sostanzialmente inattuate. Non a caso il
presidente Merlo è costretto a partire proprio da lì,
elencando precise priorità. E almeno questo è un buon
punto di partenza, anche se non è certo sufficiente».
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Anche la Oliveri ha manifestato perplessità circa la
privatizzazione di Ente Bacini e Stazioni Marittime: «perché
uscire da Stazioni Marittime e da Enti Bacini? Non mi pare - ha
spiegato - ci siano vere incompatibilità con la legge 84/94.
Al contrario mi pare che siano società che prestino un vero
servizio pubblico a garanzia degli utenti e dello stesso ruolo di
governance dell'Autorità Portuale». Del medesimo tenore
il parere sul tema della banchina pubblica in porto: «a Genova
- ha ricordato - non c'è e la legge la prevede espressamente
e fino ad oggi è stata elusa. Cosa intende fare la nuova
presidenza (e il nuovo Comitato) su questi temi? Credo che
affrontare i nodi reali del porto sia più importante che
riaprire una campagna pubblica di controllo sullo stato delle
concessioni».-
- Parlando dell'extragettito portuale, Renata Oliveri ha
manifestato preoccupazione perché tali risorse verrebbero sì
dedicate ad un parziale finanziamento del terzo valico ferroviario
Genova-Milano e ad altre grandi opere di collegamento dei porti, ma
ciò significherebbe - ha osservato - che «per le opere
portuali non rimarrebbe nulla, che l'extragettito dei liguri
dovrebbe finanziare grandi opere del network europeo che anche nel
Paese più federalista dovrebbero essere realizzate dallo
Stato centrale».
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