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6 giugno 2008
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- L'Irish Exporters Association accusa il governo irlandese di
ostacolare la crescita del porto di Dublino
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- «Non dovremmo compromettere il nostro benessere
economico - ha sottolineato il CEO dell'associazione, John Whelan -
affidando le nostre speranze a progetti irrealizzabili»
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- L'Irish Exporters Association (IEA) è letteralmente
infuriata con il governo irlandese, reo - secondo l'associazione -
di aver commissionato una serie di studi sul futuro del porto di
Dublino che mirano al solo scopo di ostacolare l'attività e
la crescita lo scalo, anzi, addirittura a chiuderlo.
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- «Il settore dell'export - ha sottolineato l'IEA - sta
lottando per rimanere competitivo nel fornire prodotti sui mercati
mondiali ed è seriamente preoccupato per il fatto che il
nuovo governo non si stia confrontando con le nostre necessità
quale nazione commerciale e con la necessità di sviluppare
ulteriormente la capacità commerciale del porto di Dublino,
il nostro collegamento chiave con le linee mondiali di traffico».
L'IEA ha accusato il governo di aver invece istituito una nuova task
force, quella creata lo scorso 28 maggio dal dipartimento
dell'Ambiente per valutare il futuro della Baia di Dublino, che -
secondo l'associazione degli esportatori - «è stata
insediata con lo scopo di individuare i modi di chiudere il porto di
Dublino».
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- «Dapprima - ha detto l'amministratore delegato dell'Irish
Exporters Association, John Whelan - abbiamo avuto la strategia
politica sui porti del governo che non ha assegnato alcunché
allo sviluppo del porto. Poi è giunto il rapporto del
consiglio della città di Dublino sul futuro del porto di
Dublino, che ha preso in esame tutti gli aspetti ambientali. Quindi,
in marzo, il dipartimento dei Trasporti ha annunciato uno studio sul
porto di Dublino nell'ambito del National Development Plan. Ed ora
il dipartimento dell'Ambiente ha delegato alla task force uno studio
sulla Dublin Bay. Viene da chiedersi - ha osservato Whelan - il
nuovo governo ha preso nota del recente rapporto dell'Organisation
for Economic Co-operation and Development sulla necessità di
efficienza nel settore pubblico?»
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- Whelan ha sottolineato la contrarietà dell'IEA circa il
fatto che, «non solo tutti questi rapporti non siano altro che
doppioni», ma che «importanti gruppi di soggetti
interessati non siano stati consultati». «Ad esempio -
ha spiegato - dallo studio del National Development Plan sono stati
esclusi la Irish Exporters Association, altre organizzazioni, il
Department of Enterprise Trade and Employment e persino lo stesso
porto, mentre è stato incluso il Dublin City Council che
aveva già pubblicato il suo punto di vista sul tema».
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- «Non solo - ha evidenziato Whelan - queste duplicazioni
sono un colossale spreco di soldi del contribuente, ma la maldestra
esclusione di importanti stakeholders arreca un danno all'integrità
degli studi».
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- «Non possiamo perdere di vista - ha concluso Whelan - che
la nostra economia è basata sul commercio. Per continuare a
competere sui mercati internazionali abbiamo bisogno di una reale
efficienza dei porti. Il nostro porto principale è Dublino. È
necessario continuare ad investirvi per lo sviluppo dei traffici
commerciali e non dovremmo compromettere il nostro benessere
economico affidando le nostre speranze a progetti irrealizzabili
quali quelli di altri porti costruiti in qualche altra località
in un certo qual momento».
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