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15 ottobre 2009
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- Più voce agli utenti per realizzare un vero sistema
portuale dell'alto Adriatico
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- In questo processo - ha sottolineato Bernardo (Propeller
Venezia) - deve essere determinante l'impegno delle associazioni di
categoria
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- È necessario dare più voce agli utenti per
realizzare un vero sistema portuale dell'alto Adriatico. Lo ha
sottolineato il presidente dell'International Propeller Club Port of
Venice, Massimo Bernardo, nel corso della riunione sul tema “Il
sistema portuale dell'Alto Adriatico”, svoltasi martedì
scorso a Ravenna, che è stata organizzata dal Propeller e
dall'Autorità Portuale di Ravenna sulla scia dell'accordo
sottoscritto la scorsa primavera dai porti di Venezia, Trieste,
Ravenna e Capodistria per costituire il sistema portuale del Nord
Adriatico (inforMARE del
17 aprile 2009).
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- «Gli accordi di collaborazione a suo tempo sottoscritti
tra i sindaci di Venezia e Trieste e successivamente dalle Autorità
Portuali di Venezia, Trieste, Ravenna e Koper - ha rilevato Bernardo
- rappresentano un passo importante, ma ancora non sufficiente
perché si possa parlare di sistema portuale dell'alto
Adriatico se prioritariamente non si realizzano in questa macroarea
le condizioni economiche perché navi e traffici possano
trovare competitivi questi porti che comunque rappresentano solo un
anello della filiera del trasporto, certo molto importante».
«Ai porti - ha spiegato - va aggiunta una serie infinita di
altri attori che con la qualità e il costo dei loro servizi
condizionano lo sviluppo o meno della stessa portualità:
dall'autotrasporto alle ferrovie, all'importante ruolo e ai costi
delle imprese di spedizione e delle agenzie marittime, ai servizi
portuali veri e propri, per non parlare dell'attività di
quegli operatori pubblici connesse al controllo dei traffici dentro
e fuori del porto». «Non va neppure dimenticata - ha
aggiunto - la concorrenzialità tra gli operatori dei nostri
scali quando, come spesso avviene, la voce preminente per
accaparrarsi un nuovo traffico o mantenere quelli esistenti riguarda
esclusivamente l'abbattimento delle tariffe piuttosto che
l'incremento della qualità dei servizi resi alla nave e alla
merce».
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- Per rilanciare la portualità adriatica - ha osservato
Bernardo - ben vengano «le nuove proposte di “range”,
magari sotto l'egida di un'unica autorità portuale come
recentemente affermato dal ministro Claudio Scajola per i porti di
Genova, Savona e La Spezia». Il presidente del Propeller di
Venezia ha però evidenziato che in questo processo deve
essere «determinante l'impegno delle associazioni di categoria
che, nell'ambito delle scelte strategiche compiute dai Comitati
Portuali, probabilmente dovrebbero avere maggiore ascolto proprio
per gli interessi che in quelle sedi rappresentano».
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- Secondo Bernardo è necessario anche un maggiore impegno
da parte di tali associazioni, che «dovrebbero fare qualche
passo in più per riorganizzare le imprese associate a quei
grandi cambiamenti, anche strutturali, dettati oggi dall'economia
globale. Siamo invece ancora di fronte, rispetto ad altre realtà
europee e mondiali - ha precisato - ad un microcosmo di piccole, se
non microscopiche aziende impegnate più sul fronte della
propria sopravvivenza piuttosto che su quello dell'innovazione nel
senso più ampio del termine».
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- Bernardo ha concluso sottolineando la necessità di
guardare «di più all'Europa e di meno nel piatto del
nostro vicino, in quanto - ha rilevato - è questa forse la
vera ragione che ci ha portato non solo al nostro nanismo
produttivo, ma anche a quel gap strutturale ed infrastrutturale che
da troppo tempo ormai condiziona la nostra crescita».
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