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13 luglio 2010
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- d'Amico (Confitarma): le infrastrutture portuali italiane
«non sono in linea con l'evoluzione della flotta»
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- «Il Mediterraneo - ha sottolineato il presidente della
confederazione armatoriale - è, oggi più che mai,
un'opportunità che abbiamo a portata di mano e che non
possiamo farci sfuggire»
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- «Il Mediterraneo è, oggi più che mai,
un'opportunità che abbiamo a portata di mano e che non
possiamo farci sfuggire». Lo ha sottolineato oggi il
presidente della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma),
Paolo d'Amico, intervenendo a Milano al “Panel Infrastrutture”
nell'ambito della seconda edizione del “Forum Economico e
Finanziario per il Mediterraneo” organizzata dalla Camera di
Commercio di Milano - Promos in collaborazione con i ministeri degli
Affari esteri e dello Sviluppo economico e con la Regione Lombardia.
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- Parlando del trasporto via mare e riferendosi alle iniziative
per l'allargamento dei mercati tra cui la creazione dell'area di
libero scambio mediterranea prevista dalla Dichiarazione di
Barcellona del 1995 («tutti sappiamo - ha commentato - che non
potrà essere rispettato il termine del 2010 per il suo
avvio»), d'Amico ha evidenziato la necessità di «dare
un'accelerazione al processo di liberalizzazione» che «porterà
vantaggi economici per tutti». «Noi italiani - ha
aggiunto - non possiamo permetterci di restare alla finestra in un
processo di apertura dei mercati così importante. Francia e
Spagna hanno lanciato l'Unione per il Mediterraneo e potenziato i
loro principali porti con massicci investimenti infrastrutturali. I
paesi del Nord Africa e del Medio Oriente stanno avviando progetti
di forte sviluppo marittimo portuale. A fronte del progresso degli
altri Paesi - ha osservato - quale ruolo potranno giocare i nostri
scali penalizzati da una normativa inadeguata e da povertà di
finanziamenti? Non possiamo pensare che la centralità
geografica del nostro Paese possa bastare senza infrastrutture
adeguate e competitive».
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- Paolo d'Amico ha ricordato che «il 19 % dell'intero
traffico marittimo mondiale transita all'interno del Mediterraneo
ove si trovano più di 80 porti di rilevanza internazionale.
Parliamo - ha precisato - di circa 1,4 miliardi tonnellate di merci
l'anno che vengono trasportate da oltre 2.000 navi in movimento ogni
giorno nel nostro mare. Il 30 % del petrolio mondiale e quasi i due
terzi delle risorse energetiche necessarie all'Italia e agli altri
Paesi europei passano per il Mediterraneo, comprese quelle
trasportate dai gasdotti sottomarini. Un bacino che abbraccia 25
Stati di tre continenti e che nel 2020 rappresenterà un
mercato potenziale di 525 milioni di persone». «Sono
evidenti - ha aggiunto - le grandi potenzialità dell'area
qualora si riuscisse a sviluppare una vera logistica integrata che
abbia come fulcro il mare, un'infrastruttura naturale a costo zero.
In questo contesto, l'obiettivo del rilancio dell'Italia quale asse
strategico dei traffici all'interno del Mediterraneo è
possibile perché vi sono i presupposti non solo geografici,
ma soprattutto commerciali. Se pensiamo infatti che l'interscambio
dell'Italia con i Paesi della sponda nordafricana nel 2008 era pari
a 25 miliardi di euro in export e 39 miliardi in import appaiono
evidenti le potenzialità di sviluppo. Vi faccio notare che
questi flussi avvengono quasi esclusivamente via mare. Non
dimentichiamo che molti corridoi europei, asiatici e africani,
giungono ai porti mediterranei e da questi le merci proseguono via
mare il loro viaggio multimodale».
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- Il presidente di Confitarma ha evidenziato la crescita
dell'importanza dello short sea shipping in Europa, «che oggi
rappresenta il 62% del totale delle merci trasportate via mare
dall'Unione» e in Italia, la cui flotta di traghetti «è
la seconda al mondo dopo quella giapponese e in Italia il traffico
rotabile è di poco inferiore a quello containerizzato».
d'Amico ha quindi sottolineato la rilevanza delle autostrade del
mare quale fattore di sviluppo: «è una rete
infrastrutturale - ha spiegato - che, a differenza di quella
terrestre, ha il vantaggio di essere immateriale e di non richiedere
investimenti faraonici e tempi biblici per la sua realizzazione: è
sufficiente avere navi e porti efficienti. Noi le navi le abbiamo -
ha aggiunto - ma i porti non funzionano».
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- Secondo d'Amico, le infrastrutture portuali italiane «non
sono in linea con l'evoluzione della flotta» e «oggi la
storica leadership italiana nel Mediterraneo è messa
fortemente in discussione, proprio per quanto riguarda il settore
marittimo-portuale». «Infatti - ha spiegato - non solo
unità italiane, ma navi di tutto il mondo spesso non vengono
nei nostri porti. Perché? Perché non trovano scali
adeguati a riceverle o, semplicemente, perché i fondali non
sono abbastanza profondi. A questo si potrebbe porre rimedio. Tutti
avvertiamo l'esigenza di colmare il gap infrastrutturale del sistema
portuale italiano per consentirgli di cogliere le opportunità
che verranno offerte dalla futura ripresa economica, ma - mentre
tutti sono d'accordo sulla diagnosi - ci sono molte perplessità
circa la terapia. Da diversi anni si sta lavorando per un
aggiornamento della legge sui porti, dal quale si attendono
soluzioni ai problemi emersi nel periodo in cui la legge è
stata in vigore. I principi ispiratori della revisione della legge
puntano ad una maggiore efficienza della nostra portualità,
sia in termini di capacità progettuale che di snellezza delle
procedure amministrative. È necessario che governo e
parlamento rispondano in tempi brevi. Ma parlare di questa riforma
ha particolarmente senso oggi che affrontiamo il discorso del
Mediterraneo. Solo con questa riforma potremo riaffermare il ruolo
dell'Italia nell'area mediterranea».
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