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26 marzo 2012

La sentenza dell'Antitrust sul presunto cartello tra agenti marittimi e spedizionieri genovesi - accusano Assagenti e Spediporto - è ingiusta ed eccessivamente punitiva

Le associazioni annunciano la presentazione di ricorsi al TAR Lazio e, se necessario, al Consiglio di Stato

Assagenti e Spediporto ritengono che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sia stata non solo ingiusta avendo deliberato che le due associazioni e 15 agenzie marittime hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell'articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea tramite «l'incremento concertato - spiega l'Autorità Antitrust nel provvedimento - dei corrispettivi dei servizi agenziali», ma che abbia anche infierito sulle associazioni e sulle aziende decidendo nei giorni scorsi di comminare il valore massimo delle sanzioni applicabili, multandole quindi per un totale di oltre quattro milioni di euro ( del 16 marzo 2012).

L'associazione degli agenti marittimi e l'associazione degli spedizionieri di Genova hanno illustrato oggi alla stampa i motivi in base ai quali ritengono che l'AGCM sia del tutto in errore e hanno annunciato che presenteranno istanza di sospensiva delle sanzioni nonché ricorsi presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio arrivando poi, se necessario, ad appellarsi al Consiglio di Stato.

Il presidente di Assagenti, Giovanni Cerruti, e il presidente di Spediporto, Roberta Oliaro, coadiuvati rispettivamente dal segretario Massimo Moscatelli e dal direttore generale Giampaolo Botta, hanno respinto tutte le asserzioni dell'Autorità Antitrust, a partire dalla presunta segretezza dell'accordo, che era incentrato sui “diritti fissi”, cioè volto a coprire i costi per la compilazione dei documenti utili al trasporto terrestre e marittimo.

L'intesa tra le due associazioni, che non era vincolante - ha spiegato Cerruti - era in atto dal 1950, era concordata in trasparenza ed era nota a tutti tanto che periodicamente ne aveva dato notizia la stampa. E da tempo era a conoscenza della stessa AGCM: nel 1997 e nel 2002 - hanno ricordato Cerruti e Moscatelli - l'Antitrust aveva valutato la possibilità di avviare nel merito un'indagine decidendo successivamente di archiviare la pratica avendo accettato la posizione dell'associazione. Tra l'altro Assagenti aveva richiesto ripetutamente (l'ultima volta nel 2008) un parere legale sull'intesa al fine di avere conferma della sua legittimità. L'accordo è stato disdettato, quindi, solo a seguito dell'avvio dell'indagine conclusasi con le pesanti sanzioni.

Dello stesso avviso Spediporto: «gli accordi sui diritti fissi, siano essi genovesi, livornesi, triestini, veneziani ecc. - ha confermato l'associazione degli spedizionieri - erano perfettamente noti e conosciuti all'Autorità sin dal 1997. Ciò sta a significare che erano ritenuti perfettamente leciti. E nulla è cambiato da allora. E non poteva essere diversamente: i diritti fissi, soprattutto per gli agenti di linea integrati, non potevano e non possono danneggiare il business principale dell'armatore a cui essi rispondono».

L'accordo - ha sottolineato Cerruti - indicava il tetto massimo delle tariffe, «oltre il quale il servizio non deve costare». Obiettivo - ha precisato Roberta Oliaro - «era di difendere gli interessi delle piccole società» e conseguenza della cessazione del patto volontario tra le due associazioni è stata invece «un aumento importante delle tariffe».

Nella sentenza l'ACGM rileva che l'intesa genovese aveva ripercussioni anche in altri porti italiani: «numerosi documenti agli atti del fascicolo istruttorio - si legge nel provvedimento - testimoniano che le tariffe ivi praticate erano atte ad influenzare anche le transazioni in altri porti del Mediterraneo, quali ad esempio Gioia Tauro e La Spezia». L'intesa - ha obiettato il presidente di Spediporto - aveva carattere prettamente locale e valeva solo per la case di spedizione genovesi.

Nelle motivazioni che hanno indotto l'AGCM a portare a termine l'indagine comminando sanzioni, l'Antitrust spiega di aver «ritenuto che gli impegni presentati da tutte le parti si riferissero a condotte suscettibili di integrare un'intesa orizzontale volta a coordinare le strategie commerciali, ed in particolare le politiche di prezzo nei servizi di agenzia marittima, ovvero rientranti tra le restrizioni più gravi della concorrenza, e che pertanto, in linea con l'ordinamento comunitario, non potessero essere accolti gli impegni proposti e si dovesse procedere, invece, all'accertamento dell'eventuale infrazione». Secondo Assagenti e Spediporto, a tal riguardo l'AGCM ha “preso un granchio”, in quanto - hanno evidenziato - l'accordo tra le due associazioni è semmai del tipo “verticale” e - ha rilevato Cerruti - concordato tra chi fattura e chi paga e non “orizzontale”, cioè definito da una categoria a danno del cliente. In questo caso - è stato notato - «non c'è alcuna vittima».

«L'intesa sui diritti fissi - ha evidenziato Giovanni Cerruti - è di natura verticale, concordata tra due associazioni di categoria che operano a un livello differente della catena distribuzione. Questo tipo di accordo è lecito e considerato dalla teoria economica come un incentivo all'efficienza». «Le analisi economiche condotte sul presunto impatto anticoncorrenziale dell'accordo sui clienti e sui consumatori - ha confermato Roberta Oliaro - hanno dimostrato la totale irrilevanza dei diritti fissi e del cosiddetto sconto di fidelizzazione. Percentuali infinitesimali sul cliente e sul consumatore. Assenza totale di un concreto interesse economico degli spedizionieri all'aumento dei diritti fissi e di un appetibile interesse economico allo sconto di fidelizzazione. I freddi dati economici ci dicono che siamo ben lontani da scenari anticoncorrenziali. Ecco perché nutriamo sconcerto e amarezza per la pronuncia dell'Antitrust».

Riteniamo anche - ha aggiunto il presidente di Spediporto - che «l'Antitrust non abbia assolutamente valutato i documenti che abbiamo prodotto», l'ultimo dei quali - ha specificato il legale dell'associazione, Danilo Guida - è una memoria di 554 pagine. «L'impressione - ha osservato Giampaolo Botta - è che la sentenza fosse scritta già dall'inizio». Per Assagenti e Spediporto, infatti, l'Antitrust non ha tenuto in alcun conto le motivazioni difensive presentate dalle associazioni e dai legali delle agenzie marittime tra la prima formulazione dell'accusa avanzata dall'AGCM nella primavera/estate del 2010 e l'audizione finale tenutasi a Roma nel gennaio scorso. Di più: l'Autorità Antitrust - ha denunciato l'avvocato Guida - non ha voluto accettare la posizione di Spediporto «probabilmente perché si aspettava che gli spedizionieri colpissero gli agenti marittimi».

Le due associazioni criticano anche l'entità delle multe: 82mila euro circa a ciascuna delle due associazioni ed oltre 3,9 milioni di euro alle 15 agenzie marittime, con importi differenti stabiliti - spiega l'AGMC nel provvedimento - tenendo conto del fatturato e prendendo «anche in debita considerazione l'effettiva capacità economica delle parti di pregiudicare, in modo significativo, il gioco concorrenziale», applicando quindi all'ammontare definito sulla base del fatturato «una percentuale pari al 10% in ragione della particolare gravità dell'infrazione» e «gli importi così ottenuti, moltiplicati per il numero di anni di partecipazione all'infrazione».

«In casi analoghi - ha rilevato Cerruti - questo tipo di severità non è stata applicata. Ci sembra un accanimento ingiustificato». Secondo l'Antitrust, invece, nel caso ricorrono «numerosi fattori che gli orientamenti della Commissione CE per il calcolo delle ammende richiedono come necessari per collocare la misura della sanzione ad un valore elevato della forcella da questi prevista».

La consistenza delle multe - ha detto Cerruti - non è neppure lontanamente commisurata al “peso” minimo dei diritti fissi sulle entrate delle agenzie marittime: «è - ha spiegato - una voce accessoria che rappresenta meno dell'1% del costo totale del trasporto porta a porta e, secondo un'indagine di Spediporto, circa lo 0,001% sul prodotto finale al consumo. Pertanto non è in grado di costituire di per sé un elemento anticoncorrenziale».

«I freddi dati economici - evidenzia una nota diffusa da Spediporto - ci dicono che siamo ben lontani, anche solo a livello di ipotesi, da scenari anticoncorrenziali. A meno che non si ritenga che un'incisività dello 0,029% del diritto fisso sul costo dell'operazione economica sia di tale rilevanza da determinare sviamento del traffico e danno all'utente e o al consumatore! Non vi è stato pertanto alcun comportamento in grado di danneggiare la concorrenza tra Stati membri (semmai si è cercato di garantire una già minima capacità competitiva delle imprese italiane)».

Cerruti e Oliaro hanno confermato che le sanzioni potrebbero avere un impatto sulla forza lavoro delle agenzie, che rappresenta il principale onere economico delle società: «la nostra preoccupazione - ha detto il presidente di Spediporto - è che la sentenza vada ad incidere sull'occupazione». Sono ben 950 i dipendenti delle 15 aziende oggetto del provvedimento, cioè quelle che hanno partecipato tramite i loro rappresentanti alle riunioni della Commissione Portuale di Assagenti che si è occupata tra l'altro di definire l'accordo con gli spedizionieri. «È opportuno domandarsi - ha recriminato Cerruti - se sia giusto che la totale libertà decisionale dell'Autorità per la Concorrenza possa, in casi come questo, creare danni sociali ed economici dalle conseguenze imprevedibili».

«L'Autorità - ha denunciato inoltre Cerruti - ha preferito sanzionare le singole agenzie, al posto delle associazioni di categoria. Questo al solo scopo di poter comminare una sanzione di quattro milioni di euro, che non sarebbe stato possibile applicare alle associazioni di categoria, visto il limite massimo del 10% del fatturato previsto dalla normativa».

Un'accusa, anche se in forma velata, è stata espressa nei confronti «di chi - ha affermato Roberta Oliaro - si è preso la libertà di denunciare l'accordo». Cioè a dire: il gruppo danese Maersk, che è leader mondiale del settore del trasporto marittimo di linea e che aderiva ad Assagenti tramite la propria agenzia marittima Maersk Italia, che è uscita dall'associazione genovese alla fine dello scorso anno ( del 17 novembre 2011). I rappresentanti degli agenti marittimi e spedizionieri genovesi hanno rilevato il primario ruolo del gruppo danese nell'indagine, da cui è uscito economicamente indenne avendo collaborato con l'Antitrust a cui ha presentato domanda di ammissione al beneficio della clemenza. Anche l'agenzia marittima Hapag Lloyd Italy ha in seguito fatto istanza di ammissione al beneficio della clemenza e - hanno spiegato i rappresentanti delle due associazioni - ha presentato documentazione che ha indotto l'AGCM «ad ampliare il periodo sanzionatorio portandolo dal 2007-2009 al 2004-2009». Grazie a tale collaborazione l'entità della multa a carico di Hapag Lloyd Italy è stata dimezzata.

Bruno Bellio







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