- La sentenza dell'Antitrust sul presunto cartello tra agenti
marittimi e spedizionieri genovesi - accusano Assagenti e Spediporto
- è ingiusta ed eccessivamente punitiva
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- Le associazioni annunciano la presentazione di ricorsi al TAR
Lazio e, se necessario, al Consiglio di Stato
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Assagenti e Spediporto ritengono che l'Autorità Garante
della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sia stata non solo ingiusta
avendo deliberato che le due associazioni e 15 agenzie marittime
hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza ai
sensi dell'articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione
Europea tramite «l'incremento concertato - spiega l'Autorità
Antitrust nel provvedimento - dei corrispettivi dei servizi
agenziali», ma che abbia anche infierito sulle associazioni e
sulle aziende decidendo nei giorni scorsi di comminare il valore
massimo delle sanzioni applicabili, multandole quindi per un totale
di oltre quattro milioni di euro
(
del 16 marzo 2012).-
- L'associazione degli agenti marittimi e l'associazione degli
spedizionieri di Genova hanno illustrato oggi alla stampa i motivi
in base ai quali ritengono che l'AGCM sia del tutto in errore e
hanno annunciato che presenteranno istanza di sospensiva delle
sanzioni nonché ricorsi presso il Tribunale Amministrativo
Regionale del Lazio arrivando poi, se necessario, ad appellarsi al
Consiglio di Stato.
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- Il presidente di Assagenti, Giovanni Cerruti, e il presidente di
Spediporto, Roberta Oliaro, coadiuvati rispettivamente dal
segretario Massimo Moscatelli e dal direttore generale Giampaolo
Botta, hanno respinto tutte le asserzioni dell'Autorità
Antitrust, a partire dalla presunta segretezza dell'accordo, che era
incentrato sui “diritti fissi”, cioè volto a
coprire i costi per la compilazione dei documenti utili al trasporto
terrestre e marittimo.
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- L'intesa tra le due associazioni, che non era vincolante - ha
spiegato Cerruti - era in atto dal 1950, era concordata in
trasparenza ed era nota a tutti tanto che periodicamente ne aveva
dato notizia la stampa. E da tempo era a conoscenza della stessa
AGCM: nel 1997 e nel 2002 - hanno ricordato Cerruti e Moscatelli -
l'Antitrust aveva valutato la possibilità di avviare nel
merito un'indagine decidendo successivamente di archiviare la
pratica avendo accettato la posizione dell'associazione. Tra l'altro
Assagenti aveva richiesto ripetutamente (l'ultima volta nel 2008) un
parere legale sull'intesa al fine di avere conferma della sua
legittimità. L'accordo è stato disdettato, quindi,
solo a seguito dell'avvio dell'indagine conclusasi con le pesanti
sanzioni.
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- Dello stesso avviso Spediporto: «gli accordi sui diritti
fissi, siano essi genovesi, livornesi, triestini, veneziani ecc. -
ha confermato l'associazione degli spedizionieri - erano
perfettamente noti e conosciuti all'Autorità sin dal 1997.
Ciò sta a significare che erano ritenuti perfettamente
leciti. E nulla è cambiato da allora. E non poteva essere
diversamente: i diritti fissi, soprattutto per gli agenti di linea
integrati, non potevano e non possono danneggiare il business
principale dell'armatore a cui essi rispondono».
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- L'accordo - ha sottolineato Cerruti - indicava il tetto massimo
delle tariffe, «oltre il quale il servizio non deve costare».
Obiettivo - ha precisato Roberta Oliaro - «era di difendere
gli interessi delle piccole società» e conseguenza
della cessazione del patto volontario tra le due associazioni è
stata invece «un aumento importante delle tariffe».
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- Nella sentenza l'ACGM rileva che l'intesa genovese aveva
ripercussioni anche in altri porti italiani: «numerosi
documenti agli atti del fascicolo istruttorio - si legge nel
provvedimento - testimoniano che le tariffe ivi praticate erano atte
ad influenzare anche le transazioni in altri porti del Mediterraneo,
quali ad esempio Gioia Tauro e La Spezia». L'intesa - ha
obiettato il presidente di Spediporto - aveva carattere prettamente
locale e valeva solo per la case di spedizione genovesi.
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- Nelle motivazioni che hanno indotto l'AGCM a portare a termine
l'indagine comminando sanzioni, l'Antitrust spiega di aver «ritenuto
che gli impegni presentati da tutte le parti si riferissero a
condotte suscettibili di integrare un'intesa orizzontale volta a
coordinare le strategie commerciali, ed in particolare le politiche
di prezzo nei servizi di agenzia marittima, ovvero rientranti tra le
restrizioni più gravi della concorrenza, e che pertanto, in
linea con l'ordinamento comunitario, non potessero essere accolti
gli impegni proposti e si dovesse procedere, invece,
all'accertamento dell'eventuale infrazione». Secondo Assagenti
e Spediporto, a tal riguardo l'AGCM ha “preso un granchio”,
in quanto - hanno evidenziato - l'accordo tra le due associazioni è
semmai del tipo “verticale” e - ha rilevato Cerruti -
concordato tra chi fattura e chi paga e non “orizzontale”,
cioè definito da una categoria a danno del cliente. In questo
caso - è stato notato - «non c'è alcuna
vittima».
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- «L'intesa sui diritti fissi - ha evidenziato Giovanni
Cerruti - è di natura verticale, concordata tra due
associazioni di categoria che operano a un livello differente della
catena distribuzione. Questo tipo di accordo è lecito e
considerato dalla teoria economica come un incentivo
all'efficienza». «Le analisi economiche condotte sul
presunto impatto anticoncorrenziale dell'accordo sui clienti e sui
consumatori - ha confermato Roberta Oliaro - hanno dimostrato la
totale irrilevanza dei diritti fissi e del cosiddetto sconto di
fidelizzazione. Percentuali infinitesimali sul cliente e sul
consumatore. Assenza totale di un concreto interesse economico degli
spedizionieri all'aumento dei diritti fissi e di un appetibile
interesse economico allo sconto di fidelizzazione. I freddi dati
economici ci dicono che siamo ben lontani da scenari
anticoncorrenziali. Ecco perché nutriamo sconcerto e amarezza
per la pronuncia dell'Antitrust».
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- Riteniamo anche - ha aggiunto il presidente di Spediporto - che
«l'Antitrust non abbia assolutamente valutato i documenti che
abbiamo prodotto», l'ultimo dei quali - ha specificato il
legale dell'associazione, Danilo Guida - è una memoria di 554
pagine. «L'impressione - ha osservato Giampaolo Botta - è
che la sentenza fosse scritta già dall'inizio». Per
Assagenti e Spediporto, infatti, l'Antitrust non ha tenuto in alcun
conto le motivazioni difensive presentate dalle associazioni e dai
legali delle agenzie marittime tra la prima formulazione dell'accusa
avanzata dall'AGCM nella primavera/estate del 2010 e l'audizione
finale tenutasi a Roma nel gennaio scorso. Di più: l'Autorità
Antitrust - ha denunciato l'avvocato Guida - non ha voluto accettare
la posizione di Spediporto «probabilmente perché si
aspettava che gli spedizionieri colpissero gli agenti marittimi».
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- Le due associazioni criticano anche l'entità delle multe:
82mila euro circa a ciascuna delle due associazioni ed oltre 3,9
milioni di euro alle 15 agenzie marittime, con importi differenti
stabiliti - spiega l'AGMC nel provvedimento - tenendo conto del
fatturato e prendendo «anche in debita considerazione
l'effettiva capacità economica delle parti di pregiudicare,
in modo significativo, il gioco concorrenziale», applicando
quindi all'ammontare definito sulla base del fatturato «una
percentuale pari al 10% in ragione della particolare gravità
dell'infrazione» e «gli importi così ottenuti,
moltiplicati per il numero di anni di partecipazione
all'infrazione».
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- «In casi analoghi - ha rilevato Cerruti - questo tipo di
severità non è stata applicata. Ci sembra un
accanimento ingiustificato». Secondo l'Antitrust, invece, nel
caso ricorrono «numerosi fattori che gli orientamenti della
Commissione CE per il calcolo delle ammende richiedono come
necessari per collocare la misura della sanzione ad un valore
elevato della forcella da questi prevista».
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- La consistenza delle multe - ha detto Cerruti - non è
neppure lontanamente commisurata al “peso” minimo dei
diritti fissi sulle entrate delle agenzie marittime: «è
- ha spiegato - una voce accessoria che rappresenta meno dell'1% del
costo totale del trasporto porta a porta e, secondo un'indagine di
Spediporto, circa lo 0,001% sul prodotto finale al consumo. Pertanto
non è in grado di costituire di per sé un elemento
anticoncorrenziale».
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- «I freddi dati economici - evidenzia una nota diffusa da
Spediporto - ci dicono che siamo ben lontani, anche solo a livello
di ipotesi, da scenari anticoncorrenziali. A meno che non si ritenga
che un'incisività dello 0,029% del diritto fisso sul costo
dell'operazione economica sia di tale rilevanza da determinare
sviamento del traffico e danno all'utente e o al consumatore! Non vi
è stato pertanto alcun comportamento in grado di danneggiare
la concorrenza tra Stati membri (semmai si è cercato di
garantire una già minima capacità competitiva delle
imprese italiane)».
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- Cerruti e Oliaro hanno confermato che le sanzioni potrebbero
avere un impatto sulla forza lavoro delle agenzie, che rappresenta
il principale onere economico delle società: «la nostra
preoccupazione - ha detto il presidente di Spediporto - è che
la sentenza vada ad incidere sull'occupazione». Sono ben 950 i
dipendenti delle 15 aziende oggetto del provvedimento, cioè
quelle che hanno partecipato tramite i loro rappresentanti alle
riunioni della Commissione Portuale di Assagenti che si è
occupata tra l'altro di definire l'accordo con gli spedizionieri. «È
opportuno domandarsi - ha recriminato Cerruti - se sia giusto che la
totale libertà decisionale dell'Autorità per la
Concorrenza possa, in casi come questo, creare danni sociali ed
economici dalle conseguenze imprevedibili».
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- «L'Autorità - ha denunciato inoltre Cerruti - ha
preferito sanzionare le singole agenzie, al posto delle associazioni
di categoria. Questo al solo scopo di poter comminare una sanzione
di quattro milioni di euro, che non sarebbe stato possibile
applicare alle associazioni di categoria, visto il limite massimo
del 10% del fatturato previsto dalla normativa».
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- Un'accusa, anche se in forma velata, è stata espressa nei
confronti «di chi - ha affermato Roberta Oliaro - si è
preso la libertà di denunciare l'accordo». Cioè
a dire: il gruppo danese Maersk, che è leader mondiale del
settore del trasporto marittimo di linea e che aderiva ad Assagenti
tramite la propria agenzia marittima Maersk Italia, che è
uscita dall'associazione genovese alla fine dello scorso anno
(
del 17 novembre 2011).
I rappresentanti degli agenti marittimi e spedizionieri genovesi
hanno rilevato il primario ruolo del gruppo danese nell'indagine, da
cui è uscito economicamente indenne avendo collaborato con
l'Antitrust a cui ha presentato domanda di ammissione al beneficio
della clemenza. Anche l'agenzia marittima Hapag Lloyd Italy ha in
seguito fatto istanza di ammissione al beneficio della clemenza e -
hanno spiegato i rappresentanti delle due associazioni - ha
presentato documentazione che ha indotto l'AGCM «ad ampliare
il periodo sanzionatorio portandolo dal 2007-2009 al 2004-2009».
Grazie a tale collaborazione l'entità della multa a carico di
Hapag Lloyd Italy è stata dimezzata. -
- Bruno Bellio
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