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13 giugno 2012

I due candidati alla guida di Assoporti presentano una proposta comune per il rilancio dell'associazione

Merlo e Monti lavoreranno assieme ad una proposta programmatica unitaria da sottoporre al direttivo

 
Il commento di inforMARE

La svolta “impossibile” che ieri chiedevamo ai governanti della portualità italiana oggi appare possibile. Ad imprimere la sterzata non potevano che essere due brillanti esponenti delle istituzioni portuali.

Chiedevamo una scelta responsabile e condivisa, e questa sembra essere l'obiettivo dell'iniziativa di Merlo e Monti volta a tenere assieme la portualità nazionale e a guidarla in un momento di grave crisi dell'economia europea e italiana.

«Di fronte a noi - hanno confermato Merlo e Monti - ci sono troppe e troppo gravi scadenze per perdere altro tempo, per sprecare altre energie». Nessuno, infatti, perdonerebbe ad Assoporti e alle Autorità Portuali un prolungato e aspro scontro per la guida dell'associazione.

Non è tempo né di bizantinismi né, tanto meno, di spartizioni di poltrone quando è il pavimento che rischia di sprofondare.
Luigi Merlo e Pasqualino Monti, i due principali candidati alla presidenza dell'Associazione dei Porti Italiani (Assoporti), hanno presentato una proposta comune con l'obiettivo di porre al centro una reale strategia di rilancio dell'associazione dei porti. L'altro ieri il direttivo di Assoporti, prendendo atto che erano state «espresse indicazioni sostanzialmente equivalenti per due candidati alla presidenza» - cioè per Merlo, che è presidente dell'Autorità Portuale di Genova, e per Monti, che presiede l'Autorità Portuale di Civitavecchia Fiumicino Gaeta - aveva deciso di proseguire il lavoro del comitato di designazione e aveva stabilito di rinviare l'assemblea generale dell'associazione al prossimo luglio ( del 12 giugno 2012).

Oggi Merlo e Monti, in una lettera aperta che pubblichiamo di seguito, hanno lanciato una proposta congiunta per una gestione unitaria di una “nuova Assoporti”. I due candidati hanno dichiarato l'intenzione di «fare ciascuno mezzo passo indietro» e di porsi «entrambi a disposizione della portualità con l'impegno (entrambi senza emolumento, entrambi ugualmente responsabili), di mettere a fattore comune professionalità, conoscenza, contatti, relazioni». «Ci proponiamo - hanno precisato - di lavorare insieme ad una proposta programmatica unitaria da sottoporre al direttivo, una proposta programmatica che sarà caratterizzata anche dall'obiettivo di provare ad elaborare proposte di “autoriforma” del sistema portuale italiano».




Ciò che sta accadendo in queste ore in Assoporti ci preoccupa, non per ambizioni personali. Ci preoccupa e molto, perché i porti italiani mai come oggi hanno bisogno di una guida salda, attraverso un contributo generoso ed una unità di intenti sulla crescita e sullo sviluppo,che persegua precise strategie di rilancio e rafforzamento di un settore che registra il punto minimo di attenzione a livello nazionale. Convinti che una seria politica di sviluppo del Paese non possa prescindere da un rafforzamento dei porti e da una razionalizzazione di quel ciclo logistico che ha proprio negli scali marittimi il suo elemento determinante, convinti altresì che senza misure serie in questo settore il recupero di competitività del Sistema Paese sarebbe solo un'utopia.

La discussione che si è aperta sul futuro di Assoporti e sul ruolo che questa associazione potrebbe e dovrebbe avere nella cabina di regia della logistica italiana è emblematica del malessere diffuso che attanaglia l'intero Paese, diviso da anacronistiche contrapposizioni politiche che continuano ad essere alimentate fuori tempo massimo.

Assoporti ha rischiato e rischia di spaccarsi su una contrapposizione che diventerebbe insanabile, perdendo credibilità e autocondannando i porti ad una emarginazione di cui farebbe le spese l'intera collettività, quella collettività che è oggi ignara della loro importanza strategica.

La discussione che si è sviluppata in Assoporti, se proseguisse nel modo in cui si è caratterizzata, sfociando in un impasse o in una frattura, non sarebbe solo improduttiva; sarebbe un vero disastro per il Paese.

Siamo i due candidati alla Presidenza che nei fatti si sono divisi, quasi al 50%, i consensi dei presidenti dei porti italiani, per la nomina alla guida dell'Associazione.

Ma noi siamo convinti che sia necessaria oggi un'Assoporti nuova, una nuova Assoporti che faccia delle strategie e della forza d'urto con la quale sarà in grado di imporle, la sua ragione d'essere.

È per questo che abbiamo deciso di fare ciascuno mezzo passo indietro e di proporre al Direttivo dei porti italiani,attraverso questa lettera aperta, una scelta innovativa: non due teste per una poltrona, ma due volontà per una strategia comune.

Sì. Con la forza del consenso che tanti colleghi ci hanno accordato, abbiamo scelto di presentare al Direttivo convocato prima dell'assemblea un'unica cabina di regia congiunta nella quale la fiducia della maggioranza dei porti in entrambi si traduca effettivamente in operatività a favore del settore.

In altre parole ci poniamo entrambi a disposizione della portualità con l'impegno (entrambi senza emolumento, entrambi ugualmente responsabili), di mettere a fattore comune professionalità, conoscenza, contatti, relazioni. Insomma una squadra coesa e forte.

Crediamo che l'emergenza nazionale dei porti, collocata all'interno di quella più estesa del Paese, richieda uno sforzo coeso. Insieme saremo in grado di attuarlo. Ci proponiamo di lavorare insieme ad una proposta programmatica unitaria da sottoporre al direttivo, una proposta programmatica che sarà caratterizzata anche dall'obiettivo di provare ad elaborare proposte di “autoriforma” del sistema portuale italiano.

Riteniamo che unirsi sulla strategia invece che dividersi su schieramenti o nomi sia già una piccola rivoluzione, e ci auguriamo di poter essere nel nostro piccolo da esempio per questo Paese . Per il bene della portualità italiana, in questo momento non devono esserci divisioni territoriali, di appartenenza politica o identitaria.

Di fronte a noi ci sono troppe e troppo gravi scadenze per perdere altro tempo, per sprecare altre energie. C'è la scadenza del contratto collettivo di settore, che unitamente alla crisi economica e di ambito necessita di azioni ed esempi fondati sulla responsabilità e sull'impegno. C'è una spending review potenzialmente dirompente proprio per una portualità neppure presa in considerazione nel suo valore di asset strategico. Ci sono porti che hanno bisogno di risposte ora, non fra mesi, o fra anni, ai loro problemi. Ci sono scelte da compiere, inclusa quella autonomia finanziaria che rappresenta una delle grandi incompiute. Per queste ragioni abbiamo colto l'invito che è venuto dai tre saggi ad un dialogo tra i due candidati che hanno avuto più indicazioni affinché lavorassero insieme.

Luigi Merlo,
Presidente A.P. Genova

Pasqualino Monti,
Presidente A.P. Civitavecchia Fiumicino Gaeta




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