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19 dicembre 2008
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- Il porto di Genova naviga ancora in acque agitate
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- Allarme (poi rientrato) per il possibile blocco dell'attività
nei porti italiani determinato dalla messa a punto del sistema
informatico delle Dogane
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- La conferenza stampa che è seguita alla riunione odierna
del Comitato Portuale di Genova si è aperta con quella che il
presidente della Port Authority Luigi Merlo non poteva che definire
una «notizia bomba», cioè la chiusura del
traffico in tutti i porti italiani dalle ore 12.00 del prossimo 3
gennaio alle ore 8.00 dell'8 gennaio a causa di un non meglio
precisato adeguamento dei dati del servizio informatico che verrebbe
attuato dall'Agenzia delle Dogane su scala nazionale.
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- La notizia, a dire il vero, oltre che esplosiva, è
sembrata incredibile anche se ormai non ci si stupisce più di
nulla. La comunicazione è giunta nel corso della riunione e
Merlo ne ha avuto conferma da parte del rappresentante delle Dogane
in seno al Comitato Portuale, che però non è stato in
grado di fornire ulteriori dettagli. Tuttavia a fine conferenza
stampa è stato comunicato che tale procedura verrebbe attuata
dalle Dogane tra l'1 e il 2 gennaio scongiurando il blocco
prolungato dell'attività negli scali italiani.
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- Come sottolineato da Merlo, nei giorni di fermo del servizio
informatico «operare manualmente sarebbe impossibile» e
cinque giorni di stop rappresenterebbero un suicidio per il sistema
portuale italiano. I vertici del porto di Genova e quelli degli
altri scali italiani attenderanno ulteriori chiarimenti nelle
prossime ore.
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- Oggi sul tavolo del Comitato, oltre all'imprevista notizia delle
Dogane, c'erano altre questioni estremamente delicate che, tra
l'altro, coinvolgono in prima persona alcuni componenti dell'organo
dell'ente portuale. In primo luogo quella dell'assegnazione del VI
modulo del container terminal di Voltri, attualmente operato con una
licenza temporanea in scadenza il prossimo 31 dicembre dalla Voltri
Terminal Europa (VTE), società che gestisce gli altri moduli
del terminal. L'Autorità Portuale attende entro fine mese una
presa di posizione in merito da parte del consorzio “The
Sixth”, costituito dalla stessa VTE, dal gruppo Ferrovie dello
Stato (FS) e dal gruppo armatoriale cinese COSCO, che si è
aggiudicato la gara per il VI modulo, assegnazione contro la quale
aveva presentato ricorso Contship Italia che ha poi deciso di
abbandonare l'iniziativa (inforMARE del
9 novembre 2007,
27 febbraio e
10 dicembre 2008).
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- Quella del sesto modulo di Voltri - ha confermato il segretario
generale della Port Authority, Giambattista D'Aste, è una
questione molto complessa dal punto di vista giuridico ed è
ulteriormente complicata dalla posizione assunta da VTE nella
vicenda: per ottenere la gestione del VI modulo la società
terminalista, che fa capo al gruppo PSA di Singapore, non ha optato
per un'estensione della propria concessione, ma ha deciso di
concorrere all'assegnazione dell'area come azionista del consorzio
“The Sixth”. Tale scelta sembra cozzare contro quanto
prevede la legge di riforma portuale 84 del 1994, la quale
stabilisce che “in ciascun porto l'impresa concessionaria di
un'area demaniale deve esercitare direttamente l'attività per
la quale ha ottenuto la concessione, non può essere al tempo
stesso concessionaria di altra area demaniale nello stesso porto, a
meno che l'attività per la quale richiede una nuova
concessione sia differente da quella di cui alle concessioni già
esistenti nella stessa area demaniale, e non può svolgere
attività portuali in spazi diversi da quelli che le sono
stati assegnati in concessione”.
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- Merlo ha spiegato che VTE «aveva chiesto una proroga
rilevante» della licenza temporanea per la gestione del VI
modulo, «mentre io - ha precisato - ho chiesto lo sgombero
dell'area entro la fine di gennaio». La proposta del
presidente dell'Autorità Portuale è stata approvata
dal Comitato con nove voti a favore, uno contrario (un
rappresentante sindacale favorevole allo sgombero entro il 31
dicembre) e otto astensioni, tra cui quelle dei membri del Comitato
coinvolti nella vicenda.
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- Inoltre Merlo ha spiegato che, se la questione troverà
una soluzione dal punto di vista legale, si procederà
all'assegnazione del sesto modulo. Altrimenti l'area rimarrà
“vuota” e verrà utilizzata sulla base di una
regolamentazione analoga a quella adottata per l'area di Ponte Libia
posta sotto sequestro nei mesi scorsi (inforMARE del
14 luglio 2004,
20,
30 giugno e
11 settembre 2008).
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- La vicenda del VI modulo si interseca con quella dello scambio
azionario tra il VTE e il Gruppo Investimenti Portuali (GIP) che
opera il container terminal SECH del porto genovese (inforMARE del
18 dicembre
2008). L'Autorità Portuale è in
attesa di un parere del ministero sulla questione, «ma intanto
- ha puntualizzato Merlo - l'ente sta valutando se impedire a
rappresentanti delle società di essere contemporaneamente
presenti nei consigli di amministrazione delle due aziende.
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- In merito poi allo svolgimento della gara pubblica per
l'assegnazione del lavoro portuale, prevista dalla legge 84/94 e mai
attuata nel porto di Genova, Merlo ha detto che il direttore
generale del dipartimento Demanio e Porti del ministero dei
Trasporti, Cosimo Caliendo, ha confermato che la specifica direttiva
del ministero è stata inviata alla Corte dei Conti e che, per
adeguare lo scalo al modello organizzativo del lavoro portuale
previsto dalla normativa, per il porto di Genova rimane fissata la
scadenza del prossimo 31 marzo (inforMARE del
16 dicembre 2008).
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- B.B.
- Autorità Portuale di Genova
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- Comunicazione del Presidente
presentata
al Comitato Portuale del 19 dicembre 2008-
- RAPPORTI TRA PSA EUROPE LTD E GRUPPO INVESTIMENTI PORTUALI
S.P.A.
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- Gli scambi azionari tra “Gruppo PSA e Gruppo SECH”
hanno destato l'attenzione e la preoccupazione (sotto il profilo
della possibile minaccia alla concorrenza) del mondo dello Shipping
che ha sollecitato questa Autorità Portuale ad assumere
informazioni e, se del caso, a prendere posizione circa la
situazione creatasi.
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- In effetti, una volta avuta notizia dell'incrocio azionario in
oggetto, questa Autorità Portuale si è attivata al
fine di avere lumi circa quanto accaduto sia, in primo luogo, dai
soggetti interessati sia, in secondo luogo, dalla competente
Autorità di Vigilanza (Ministero dei Trasporti e delle
Infrastrutture, da cui tuttora attende una risposta) in ordine agli
eventuali comportamenti da tenersi da parte della Amministrazione.
- Secondo quanto appurato:
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- Port of Singapore Authority Europe Ltd (“PSA”)
Società che controlla indirettamente, tramite Sinport
Sinergie Portuali S.p.A. (“Sinport”), Voltri Terminal
Europa S.p.A. (“VTE”) - come è noto,
concessionaria del terminal di Voltri - ha acquisito il 40% della
SE.BER S.r.l. (“Seber”) Società a sua volta
titolare del 100% della Terminal Contenitori Porto di Genova S.p.A.
(“SECH”). Questa, come parimenti noto, è titolare
del terminal contenitori di Calata Sanità ed ha in corso di
attuazione, con il Gruppo Aponte, l'operazione di Calata Bettolo per
la gestione di un nuovo Terminal Contenitori;
- sull'altro versante, il Gruppo Investimenti Portuali S.p.A.
(“GIP”) detenente il 60% del capitale sociale di Seber,
titolare come si è detto del 100% di SECH, ha acquistato da
PSA il 40% del capitale sociale di Sinport.
- PSA ha dunque il 40% della Società (Seber) che controlla
la Società (SECH) che gestisce il terminal di Calata Sanità;
GIP, titolare del 60% di Seber, detiene il 40% del capitale sociale
della Società (Sinport) che controlla la Società (VTE)
che gestisce il Terminal Contenitori del Porto di Voltri.
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- Secondo quanto comunicato dai soggetti interessati l'operazione
sopra delineata costituisce un “mero scambio finanziario di
partecipazioni di minoranza” che non riguarda la gestione
delle Società partecipate ma solo ed esclusivamente profili
finanziari.
- In altri termini, i gruppi interessati avrebbero esclusivamente
obiettivi di valorizzazione delle loro partecipazioni in termini di
profitti attesi e di incremento di valore delle medesime.
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- A sostegno delle proprie tesi, PSA e GIP hanno negato
decisamente l'esistenza di alcun patto tra loro quali la stipula di
clausole che comportino maggioranze ultra legali consiliari o
assembleari per atti a profilo gestionale tali da rendere per alcune
materie determinante il voto del socio minoranza.
- In particolare gli interessati escludono qualunque profilo di
“intesa” finalizzata a restringere la concorrenza, al
pari di ogni effetto concertativo finalizzato alla costituzione di
un unico soggetto terminalista.
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- In effetti gli interessati hanno con forza ribadito come le
imprese terminalistiche esercite dalle Società VTE e SECH
siano e restino, in esito all'operazione, “giuridicamente e
gestionalmente distinte” cosicché le rispettive
“attività terminalistiche prevedono - ed in concreto
attuano - lo svolgimento di autonome e concorrenziali attività
di impresa tra SECH e VTE”.
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- In questo quadro, assume decisivo rilievo riflettere circa la
posizione da assumersi da parte dell'Autorità Portuale in
ordine alla posizione da assumersi da parte della stessa di fronte
ad operazioni di questo tipo ed ai rischi anti concorrenziali ad
esse sottesi.
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- In particolare ci si interroga:
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- innanzitutto se l'Autorità Portuale debba in qualche modo
farsi carico - sia a livello di istruttoria, sia a livello di
provvedimenti da assumere - di problematiche aventi a riguardo la
concorrenza delle imprese portuali, e ciò in relazione ai
compiti istituzionali delle Autorità come stabiliti dalla
legge;
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se, risposto positivamente a quanto indicato sub A) cosa possa o
debba essere, in concreto assunto e determinato da parte di questa
Amministrazione in merito alle problematiche anzidette.
- In ordine alla questione indicata sub A) questa Amministrazione
ritiene che, nell'ambito dei suoi poteri-doveri sia presente un
profilo di controllo e regolazione dell'attività
concorrenziale afferente l'ambito portuale e che di ciò
debba, dunque, farsene conseguentemente carico. Certamente
problematica, al riguardo, è la portata e l'ampiezza di tale
profilo - e del coordinamento dello stesso con l'attività
delle Autorità specificatamente preposte a tale incombenza -.
Si tratta di un tema, questo, che dovrà essere
convenientemente approfondito anche in sede ministeriale.
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- Sin d'ora, peraltro, questa Amministrazione ritiene, in
considerazione della viva preoccupazione manifestata da alcuni
utenti di:
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- monitorare attentamente la situazione ed il suo evolversi
richiedendo, se del caso, ulteriori informazioni a tutti i soggetti
interessati, al fine di non consentire politiche di “cartello”
aventi l'effetto di condizionare negativamente il mercato genovese;
- in particolare monitorare, tramite i poteri ad essa spettanti
l'evoluzione di detto mercato: a questo riguardo si ricorda che in
forza dell'art. 16, comma 5, della legge 84/94, le tariffe delle
operazioni portuali sono pubbliche e che, sotto questo profilo, si
provvederà a seguire l'evoluzione di quelle praticate dai
gestori dei terminal genovesi interessati, nonché a
monitorare tutte le ulteriori condizioni commerciali rilevanti;
- valutare, in breve tempo, se e in quale misura prescrivere
alcuni accorgimenti volti alla miglior tutela del mercato genovese
di riferimento (accorgimenti finalizzati ad evitare o comunque a
rendere meno agevoli occasioni di concertazione e di diffusione di
informazioni commerciali). Ad esempio si sta valutando se impedire
la contemporanea presenza, in consigli di amministrazione delle
medesime figure fisiche quali consiglieri designati dall'uno o
dall'altro gruppo così da evitare, o comunque, rendere meno
agevole, la determinazione di politiche comuni e, comunque, limitare
al massimo il rischio di diffusione di notizie commerciali
riservate);
- chiedere all'Autorità Garante del Mercato e della
Concorrenza di mettere al corrente questa Amministrazione di ogni e
qualunque attività di informazione e di indagine intendesse o
abbia inteso eventualmente esperire;
- attivare l'Organo di Vigilanza dell'Ente (Ministero) per
assumere le sue valutazioni in merito ad ogni profilo rilevante e
segnatamente, quelli relativi all'art. 18, comma 7.
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