- I due candidati alla guida di Assoporti presentano una
proposta comune per il rilancio dell'associazione
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- Merlo e Monti lavoreranno assieme ad una proposta
programmatica unitaria da sottoporre al direttivo
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- Il commento di
inforMARE-
- La svolta “impossibile” che ieri chiedevamo ai
governanti della portualità italiana oggi appare possibile.
Ad imprimere la sterzata non potevano che essere due brillanti
esponenti delle istituzioni portuali.
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- Chiedevamo una scelta responsabile e condivisa, e questa sembra
essere l'obiettivo dell'iniziativa di Merlo e Monti volta a tenere
assieme la portualità nazionale e a guidarla in un momento di
grave crisi dell'economia europea e italiana.
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- «Di fronte a noi - hanno confermato Merlo e Monti - ci
sono troppe e troppo gravi scadenze per perdere altro tempo, per
sprecare altre energie». Nessuno, infatti, perdonerebbe ad
Assoporti e alle Autorità Portuali un prolungato e aspro
scontro per la guida dell'associazione.
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- Non è tempo né di bizantinismi né, tanto
meno, di spartizioni di poltrone quando è il pavimento che
rischia di sprofondare.
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Luigi Merlo e Pasqualino Monti, i due principali candidati alla
presidenza dell'Associazione dei Porti Italiani (Assoporti), hanno
presentato una proposta comune con l'obiettivo di porre al centro
una reale strategia di rilancio dell'associazione dei porti. L'altro
ieri il direttivo di Assoporti, prendendo atto che erano state
«espresse indicazioni sostanzialmente equivalenti per due
candidati alla presidenza» - cioè per Merlo, che è
presidente dell'Autorità Portuale di Genova, e per Monti, che
presiede l'Autorità Portuale di Civitavecchia Fiumicino Gaeta
- aveva deciso di proseguire il lavoro del comitato di designazione
e aveva stabilito di rinviare l'assemblea generale dell'associazione
al prossimo luglio
(
del 12 giugno 2012).-
- Oggi Merlo e Monti, in una lettera aperta che pubblichiamo di
seguito, hanno lanciato una proposta congiunta per una gestione
unitaria di una “nuova Assoporti”. I due candidati hanno
dichiarato l'intenzione di «fare ciascuno mezzo passo
indietro» e di porsi «entrambi a disposizione della
portualità con l'impegno (entrambi senza emolumento, entrambi
ugualmente responsabili), di mettere a fattore comune
professionalità, conoscenza, contatti, relazioni». «Ci
proponiamo - hanno precisato - di lavorare insieme ad una proposta
programmatica unitaria da sottoporre al direttivo, una proposta
programmatica che sarà caratterizzata anche dall'obiettivo di
provare ad elaborare proposte di “autoriforma” del
sistema portuale italiano».
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- Ciò che sta accadendo in queste ore in Assoporti ci
preoccupa, non per ambizioni personali. Ci preoccupa e molto, perché
i porti italiani mai come oggi hanno bisogno di una guida salda,
attraverso un contributo generoso ed una unità di intenti
sulla crescita e sullo sviluppo,che persegua precise strategie di
rilancio e rafforzamento di un settore che registra il punto minimo
di attenzione a livello nazionale. Convinti che una seria politica
di sviluppo del Paese non possa prescindere da un rafforzamento dei
porti e da una razionalizzazione di quel ciclo logistico che ha
proprio negli scali marittimi il suo elemento determinante, convinti
altresì che senza misure serie in questo settore il recupero
di competitività del Sistema Paese sarebbe solo un'utopia.
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- La discussione che si è aperta sul futuro di Assoporti e
sul ruolo che questa associazione potrebbe e dovrebbe avere nella
cabina di regia della logistica italiana è emblematica del
malessere diffuso che attanaglia l'intero Paese, diviso da
anacronistiche contrapposizioni politiche che continuano ad essere
alimentate fuori tempo massimo.
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- Assoporti ha rischiato e rischia di spaccarsi su una
contrapposizione che diventerebbe insanabile, perdendo credibilità
e autocondannando i porti ad una emarginazione di cui farebbe le
spese l'intera collettività, quella collettività che è
oggi ignara della loro importanza strategica.
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- La discussione che si è sviluppata in Assoporti, se
proseguisse nel modo in cui si è caratterizzata, sfociando in
un impasse o in una frattura, non sarebbe solo improduttiva; sarebbe
un vero disastro per il Paese.
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- Siamo i due candidati alla Presidenza che nei fatti si sono
divisi, quasi al 50%, i consensi dei presidenti dei porti italiani,
per la nomina alla guida dell'Associazione.
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- Ma noi siamo convinti che sia necessaria oggi un'Assoporti
nuova, una nuova Assoporti che faccia delle strategie e della forza
d'urto con la quale sarà in grado di imporle, la sua ragione
d'essere.
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- È per questo che abbiamo deciso di fare ciascuno mezzo
passo indietro e di proporre al Direttivo dei porti
italiani,attraverso questa lettera aperta, una scelta innovativa:
non due teste per una poltrona, ma due volontà per una
strategia comune.
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- Sì. Con la forza del consenso che tanti colleghi ci hanno
accordato, abbiamo scelto di presentare al Direttivo convocato prima
dell'assemblea un'unica cabina di regia congiunta nella quale la
fiducia della maggioranza dei porti in entrambi si traduca
effettivamente in operatività a favore del settore.
- In altre parole ci poniamo entrambi a disposizione della
portualità con l'impegno (entrambi senza emolumento, entrambi
ugualmente responsabili), di mettere a fattore comune
professionalità, conoscenza, contatti, relazioni. Insomma una
squadra coesa e forte.
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- Crediamo che l'emergenza nazionale dei porti, collocata
all'interno di quella più estesa del Paese, richieda uno
sforzo coeso. Insieme saremo in grado di attuarlo. Ci proponiamo di
lavorare insieme ad una proposta programmatica unitaria da
sottoporre al direttivo, una proposta programmatica che sarà
caratterizzata anche dall'obiettivo di provare ad elaborare proposte
di “autoriforma” del sistema portuale italiano.
- Riteniamo che unirsi sulla strategia invece che dividersi su
schieramenti o nomi sia già una piccola rivoluzione, e ci
auguriamo di poter essere nel nostro piccolo da esempio per questo
Paese . Per il bene della portualità italiana, in questo
momento non devono esserci divisioni territoriali, di appartenenza
politica o identitaria.
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- Di fronte a noi ci sono troppe e troppo gravi scadenze per
perdere altro tempo, per sprecare altre energie. C'è la
scadenza del contratto collettivo di settore, che unitamente alla
crisi economica e di ambito necessita di azioni ed esempi fondati
sulla responsabilità e sull'impegno. C'è una spending
review potenzialmente dirompente proprio per una portualità
neppure presa in considerazione nel suo valore di asset strategico.
Ci sono porti che hanno bisogno di risposte ora, non fra mesi, o fra
anni, ai loro problemi. Ci sono scelte da compiere, inclusa quella
autonomia finanziaria che rappresenta una delle grandi incompiute.
Per queste ragioni abbiamo colto l'invito che è venuto dai
tre saggi ad un dialogo tra i due candidati che hanno avuto più
indicazioni affinché lavorassero insieme.
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Luigi Merlo, Presidente A.P. Genova |
Pasqualino Monti, Presidente A.P.
Civitavecchia Fiumicino Gaeta |
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