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CENTRO ITALIANO STUDI CONTAINERS JAHR XVI - Anzahl 5/98 - MAI 1998

Conferenze e convegni

La Conferenza per il 30° anniversario di Containerisation International

Si è recentemente svolta a Londra la Conferenza per il 30° anniversario di Containerisation International, intitolata "Il trasporto marittimo di linea - 2001 ed oltre... Cosa c'è dietro l'angolo per i vettori containerizzati, i caricatori ed i porti?". Alla manifestazione hanno partecipato più di 250 delegati provenienti da 33 Paesi; in questo contesto, sono state presentate diverse relazioni da parte di alcune delle più rappresentative figure del settore, in ordine ad un certo numero di questioni strategiche che il settore stesso in questo momento si trova a dover affrontare.

Tra gli argomenti più interessanti che sono stati affrontati, se ne possono segnalare due: il primo riguarda lo stato dell'arte dell'EDI (Interscambio Elettronico di Dati), mentre il secondo attiene alla risposta dei porti alla domanda degli utenti.

L'EDI tra vettori e clienti: quando si potrà arrestare la marea cartacea?

"Dal punto di vista tecnologico, potremmo fare a meno della carta anche oggi. Nella prassi, invece, non possiamo. Il lavoro della gente dipende dal confronto tra carte, di modo che - affinché si possa arrivare a quel risultato - bisognerebbe procedere alla riorganizzazione dell'attività di vettori, fornitori di trasporto, dogane e banche".

Così si è espressa Diane Silver, vice presidente strategie informatiche della APL e consigliere dell'ISA (Accordo Sistemi Informatici).

"Quando sono arrivata alla APL, mi era stato detto che ci saremmo liberati della carta in 10 anni. Quei 10 anni sono passati, e ne sono passati altri 10, e ancora dobbiamo vederlo quel giorno. Ma stiamo per arrivarci" ha aggiunto, anche se le sue parole sembravano più speranzose che convinte.

Molti partners della catena delle forniture dei vettori, ha notato la Silver, non dispongono di capacità informatiche. Questo è il motivo per cui la APL offre ai propri partners i dati sulla catena delle forniture su piattaforme diverse. In tal modo, a seconda delle capacità informatiche e delle procedure lavorative di un dato partner, egli potrebbe ricevere tali dati (vale a dire polizza di carico, fatture, instradamento dei carichi, situazione doganale) via EDI, via Internet (www.apl.com), per fax o per telefono. La gamma dei prodotti della APL comprende un instradamento dei carichi basato sugli ordini di acquisto, il che fa comprendere la definizione che la società dà di se stessa quale "fornitore di servizio informatico sull'intera catena delle forniture", oltre che quale "vettore marittimo", contenuta nel libro della Silver "Chi ha l'informatica ha il potere".

La Silver ha quindi spiegato l'importanza degli standard EDI e del ruolo dell'ISA (www.isaweb.com) nella fornitura ai clienti di una finestra sulla comunità EDI dei vettori unica ed a basso costo. L'ISA rappresenta i vettori ed i clienti presso le commissioni sugli standard dove - come ha rivelato mestamente la Silver - possono volerci due anni per riuscire a modificare uno standard.

Parlando nella propria veste di direttore commerciale del Bolero Project, Peter E. M. Scott ha dichiarato di ritenere che la marea cartacea nel settore trasporti finirà per inaridirsi più presto di quando la gente non pensi, per i seguenti motivi: perché i grossi clienti lo vogliono, perché la tecnologia lo permette, perché stanno emergendo iniziative come il Bolero e perché vi è un desiderio diffuso nel settore che ciò avvenga.

Scott ha identificato la causa che sta alla radice del problema: le prassi risalenti al 19° secolo che ancora supportano la logistica di un'economia mondiale ormai strutturata sull'elettronica.

Ma perché il problema persiste? Tra i motivi addotti da Scott vi sono le varie "soluzioni" adottate in passato, tutte fallite a causa della mancanza di uniformità e di validità generale, nonché le giustificate preoccupazioni circa la sicurezza e la validità giuridica dei contratti elettronicamente correlati.

Dopo una particolareggiata descrizione dei retroscena, della base logica e dei principi che governano il Bolero - compreso un ammonimento riguardo a che cosa non è il Bolero - Scott ha spiegato come esso offra una sicura piattaforma messaggistica che esclude l'eventualità che i messaggi stessi vengano respinti. "Esso garantisce senza discussioni di sorta il fatto che A abbia inviato un messaggio e che B l'abbia ricevuto". Riguardo alla registrazione titoli del Bolero ed allo scambio di proprietà delle merci, Scott ha chiosato sulla polizza di carico: "... stiamo discutendo in ordine ad una lettera di vettura elettronica con molte delle caratteristiche della polizza di carico odierna".

Scott ha riferito come alcuni vettori, pur ammettendo i potenziali benefici del Bolero, abbiano avuto questa invidiosa reazione: "Anche se il Bolero ci facesse risparmiare denaro, poi dovremmo restituirlo ai clienti".

Egli ha poi elencato tre sfide che il settore della logistica si trova di fronte. In primo luogo, la comprensione delle esigenze della clientela, in modo che il fornitore di servizio possa consegnare adeguatamente. In secondo luogo, i margini di profitto: "A meno che non si conseguano margini di profitto nella propria attività, non si potrà in genere disporre del denaro occorrente per investire in nuova tecnologia". In terzo luogo, una buona attitudine al cambiamento. Scott, infine, ha invitato i delegati a visitare il sito Internet del Bolero (www.boleroproject.com).

Dennis Morris, direttore esecutivo dello spedizioniere britannico GKNFSL (GKN Freight Services Ltd) ha parlato del ritmo lento con cui i clienti e vettori britannici hanno adottato l'EDI negli ultimi anni '80 e nei primi anni '90. Sin da allora, ha dichiarato Morris, la GKNFSL ha avuto poco successo nell'uso dell'EDI, in particolar modo nel settore dell'instradamento dei carichi. La GKNFSL, infatti, dispone di un proprio sistema integrato EDI. "Ma è di limitato valore, se non vi è nessuno con cui scambiare i messaggi" ha ammesso Morris.

L'iniziativa più promettente sembra essere la combinazione dei vantaggi dell'EDI e di Internet, a giudizio di Morris, che ha portato ad esempio l'ADEEP (Progetto Allineamento Documentazione ed Equivalenti Elettronici) della SITPRO. Semplice, efficace ed economico, lo ADEEP arreca i vantaggi dell'EDI alle imprese medio-piccole. Ma il problema del coinvolgimento dei vettori resta.

In ogni caso, continua Morris, l'EDI richiede documenti non negoziabili (vale a dire, lettere di vettura). E nei traffici con origine nel Regno Unito in cui è richiesta la predisposizione di documentazione, egli ritiene che l'uso diffuso delle lettere di vettura sia improbabile.

Riferendosi al Bolero, Morris ha affermato che la polizza di carico elettronica costituisce la formula giusta per l'adempimento delle formalità documentali, ma ha espresso la preoccupazione che il Bolero possa perdere di vista tale compito tra la miriade di tutti gli altri servizi proposti (questa eventualità è stata successivamente negata da Scott, anche se Morris è rimasto fermo nelle sue convinzioni).

Riassumendo, Morris ha affermato di aspettarsi che il settore del commercio elettronico, in fase di crescita, si diffonda via Internet e che attraverso intermediari abituati all'EDI/Internet quali la GKNFSL venga promosso presso le imprese medio-piccole. Ma in risposta alla domanda "si inaridirà la marea cartacea?" egli è stato costretto a concludere: "Non ancora, almeno per qualche tempo".

Il relatore conclusivo, Otto Kumbar, vice presidente trasporti globali della GEIS (GE Information Services), ha adottato un tono ottimistico, soffermandosi sull'esistente del commercio elettronico piuttosto che su ciò che esso promette. Kumbar ha poi descritto le sue tre forme fondamentali, che sono: lo scambio da persona a persona (fax, posta elettronica), la rete Internet e l'EDI che, rimuovendo il fattore umano, può essere posto in cima alle preferenze. Facendo riferimento alla propria esperienza, Kumbar ha rivelato come la maggior parte dei clienti della GEIS utilizzi una combinazione dei migliori di questi metodi.

Egli ha poi lodato l'effetto spezza-schemi della Rete, ottenuto arricchendo l'interazione commerciale ed estendendo la propria portata. Di conseguenza, molti clienti ora preferiscono avere a che fare con i computers piuttosto che con le persone quando si tratta di scegliere un nuovo prodotto.

Kumbar ha presentato varie soluzioni di commercio elettronico della GEIS, tra cui l'Oceanwide, una versatile banca-dati sul trasporto marittimo basata sulla Rete (www.oceanwide.com).

Il commiato di Kumbar, attinente agli scambi elettronici in generale, è stato il seguente: "Più a lungo aspettate, maggiore è il vantaggio che prendono i vostri concorrenti".

Rispondendo ad una affermazione espressa nel corso del dibattito successivo, secondo la quale tutte le loro varie iniziative potrebbero portarli a pestarsi i piedi reciprocamente, i relatori hanno concordemente dichiarato che, anche se in effetti ancora sussistono una differenziazione del prodotto e la concorrenza, una volta divenute di dominio dell'elettronica le informazioni, in qualsivoglia forma, ciò costituirà pur sempre un modo economico e tecnicamente semplice per "mettere assieme tutto quanto".

Il soddisfacimento della domanda dei clienti: come potrebbero rispondere i porti?

"I vettori marittimi pagano solo un nichelino, ma vorrebbero una canzone da un dollaro" ha dichiarato Robin McLeod, direttore esecutivo della Thamesport Ltd di Londra, riassumendo le richieste che i vettori normalmente rivolgono ai propri operatori terminalistici e/o alle autorità portuali.

Il dirigente si riferiva, naturalmente, alle crescenti pressioni - peraltro accompagnate da esigenze continuamente mutevoli - esercitate sui porti e sui terminals dai vettori marittimi loro utenti.

"Trovatemi pure un cliente che sappia bene quello che vuole, che sia pronto ad affidarvi le sue attività, che sia affidabile nel senso di essere in grado di prendere da sé le decisioni, che non cambi idea dopo che voi vi sarete esposti finanziariamente secondo i programmi originari e che vi paghi abbastanza per i vostri servizi in modo da mettervi in grado di fornirglieli, lasciandovi inoltre un piccolo margine di profitto" afferma MacLeod. "Io penso che noi abbiamo appreso qui - se già non lo avessimo appreso prima - che è improbabile realizzare tale utopia".

Rispetto alle questioni inerenti ai prezzi, egli ha citato la seguente tipica risposta di un vettore marittimo attivo al giorno d'oggi allorquando ci si accorda sull'effettuazione di un servizio da e per un nuovo porto/terminal:

"Parlando delle tariffe, sebbene il prezzo-base che voi avete offerto sia ragionevole, in vista delle spese cui andremo incontro nel trasferirci presso il vostro terminal, richiediamo in più:

  • un ribasso del 15% annuo sui volumi superiori a 20.000 TEU;
  • le tariffe dovranno essere tenute ferme per tre anni;
  • successivamente, qualsiasi revisione in aumento che dovesse essere concordata non dovrà essere superiore al 60% dell'incremento annuo dei prezzi al dettaglio;
  • libero deposito dei contenitori vuoti;
  • libero parcheggio dei nostri automezzi;
  • libero spazio per uffici e servizi".

MacLeod ha inoltre indicato che tale approccio ha comportato l'aumento del livello di concorrenza tra i porti in gara per attività simili.

Ha poi lanciato un secco avvertimento. "La combinazione della pressione sulle tariffe di trasporto con questa dura concorrenza tra i porti rende sempre più improbabile che i futuri sviluppi portuali possano comportare profitti senza l'intervento di notevoli finanziamenti pubblici, che ovviamente adesso non sono più consentiti, dal momento che siamo tutti membri del Mercato Comune" ha dichiarato.

Dato l'ambiente concorrenziale, MacLeod ha proposto che ogni porto decida le caratteristiche della propria attività futura. "Vi sono prospettive per noi di divenire un mega-nodo o dovremmo concentrarci sui servizi di nicchia e di raccordo?" si è chiesto.

Quale che sia la strategia adottata, MacLeod ha sottolineato che i volumi dei carichi in aumento hanno costretto i porti a mettere in atto una continua espansione ed a mettere meglio a punto i propri programmi allo scopo di venire incontro con maggiore efficacia alle future necessità della clientela. Egli peraltro ha rivelato che tali piani hanno comportato molte difficoltà di natura politica, ambientale, commerciale ed operativa. In particolare, MacLeod ha indicato l'interfaccia nave-costa quale fattore da cui derivano le maggiori difficoltà.

Nel contempo, Philip Stephenson, condirettore esecutivo dello spedizioniere britannico Davies Turner & Co Ltd, ha sottolineato l'esigenza di adeguati spazi a terra per le attività di deposito e terminalistiche nonché di canali di accesso abbastanza profondi da movimentare le navi più grandi delle nuove generazioni. Inoltre, gli spedizionieri vorrebbero buone infrastrutture terrestri (strade e ferrovie) al fine di evitare colli di bottiglia nel settore.

"Altri fattori vitali" ha dichiarato Stephenson "che noi ed i nostri clienti cerchiamo nei servizi portuali devono essere la sicurezza e l'affidabilità".

Il citato dirigente della ditta di spedizioni ha inoltre evidenziato i rischi di natura etica che nell'ambito di autorità portuali, dogane, sindacati e così via, specialmente nelle regioni in via di sviluppo quali Africa, Sudamerica ed Asia, spesso sconfinano nella corruzione e nelle frodi, comportando così ritardi nella consegna dei carichi e spese aggiuntive.

MacLeod riscontra il consolidarsi di una situazione in cui il settore portuale si suddivide in mega-operatori, vale a dire quelli che possono usufruire di una combinazione di buona localizzazione, di posizione di monopolio e di supporto governativo, ed "operatori a bocconi", che movimentano per lo più servizi di raccordo.

Peraltro, quale che sia la situazione che finirà per prevalere, MacLeod ha affermato che il cliente continuerà ad essere il re. "Grandi e piccoli, tutti noi dovremo rivalutare le nostre relazioni con la clientela, forse anche lavorando con loro per collegare i loro clienti in catene integrate di fornitura".

Si tratta di un'opinione espressa energicamente da Thomas Thune Andersen, direttore esecutivo della The Maersk Company Ltd nel Regno Unito. "La vera attenzione verso il cliente si ha quando si bada alle necessità non solo del proprio cliente diretto, ma anche a quelle dei suoi clienti" ha sottolineato. "Tutti noi notiamo quando otteniamo più di quello che ci aspettavamo, cioè quando qualcuno torna a fare un altro acquisto".

Continua Andersen: "Ciò che conta davvero, qui, è sottolineare che i porti costituiscono un anello importante della catena, sia essa quella logistico-trasportistica che quella delle forniture, nonché un tassello importante del puzzle, sia esso quello del commercio mondiale che quello delle infrastrutture del Paese e pertanto del futuro".

Quale rappresentante di un vettore di linea, le aspettative di Andersen riguardano elevati livelli di produttività ed efficienza e bassi costi. "Quando si adopera l'ultima generazione di portacontenitori si sa che ogni ora conta e che il tempo è denaro" ha detto Andersen, che ha altresì evidenziato l'importanza del miglioramento del livello di controllo e/o delle relazioni a lungo termine con le imprese operative portuali e terminalistiche.

Egli ha inoltre fatto sapere che i clienti favoriscono quei porti che praticano un'etica commerciale corretta e mettono in atto politiche ambientali e inerenti alla sicurezza degne di rispetto.

Andersen, peraltro, ha fatto sapere che si sono verificati diversi attentati alla bontà dei servizi offerti ai clienti, tra cui pratiche lavorative restrittive, la carenza di investimenti in infrastrutture e la presupponenza manageriale, specialmente nei settori dei canali di accesso e degli equipaggiamenti.

"Ma la minaccia peggiore, forse, risiede nella comparsa di colli di bottiglia" ha dichiarato Andersen; punto, quest'ultimo, citato anche da Stephenson. "I porti hanno un compito ingrato. Se tutto va bene, raramente essi vengono ringraziati. Se causano colli di bottiglia, finiscono immediatamente nel mirino".

Evitare tali difficoltà, però, può avere un costo alto. Dominic Taddeo, presidente e dirigente esecutivo in capo della Port of Montreal Corp, ha rivelato di aver speso 134 milioni di dollari canadesi negli ultimi 10 anni in ampliamenti delle proprie infrastrutture. Egli ha spiegato che i suddetti miglioramenti sono stati resi possibili per lo più mediante provvedimenti di riduzione dei costi.

Taddeo ha fatto sapere che gli investimenti potrebbero continuare, con l'introduzione di un nuovo sistema elettronico in grado di leggere in tempo reale il livello delle acque dell'Idrovia St.Lawrence. "Ciò contribuirà a massimizzare il carico delle portacontainers a pescaggio profondo" ha dichiarato.

I rilievi conclusivi di Andersen hanno riassunto la sessione: "Il cliente ha sempre ragione e si richiede una continua innovazione ed un continuo sviluppo" ha dichiarato. "I servizi a valore aggiunto e l'aumento della produttività rappresentano un potenziale per i porti ed io ritengo che i vettori acconsentano a pagare per questo nel caso la relazione tra costi ed il risparmio di tempo per noi si dimostri corretta".

In maniera in un certo qual modo sorprendente, egli ha terminato sottolineando la crescente importanza delle questioni ambientali: "Dovremo risolvere insieme tale problema, dal momento che siamo anelli della stessa catena".
(da: Containerisation International, maggio 1998)


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